CON I MESI FREDDI SI SENTE IL BISOGNO DI UNA CUCINA PIÙ RICCA CHE RACCONTA LA NOSTRA TERRA
L´autunno porta in tavola la tradizione

Se con la stagione calda si tende a preferire una cucina mordi e fuggi con i frutti dell´orto e cibi poco cotti, con l´arrivo del freddo si sente il desiderio di portare in tavola piatti più elaborati e ricchi di sostanza. Piatti che parlano di tradizione e raccontano, a loro modo, un po´ della nostra terra.
Se il risotto ha caratteristiche tali da essere considerato il piatto della festa, sposato, in questa stagione, con patate, zucca, radicchio e carciofi, molto diffuse nei mesi più freddi sono le zuppe: oggi come un tempo rappresentano la base dell´alimentazione, soprattutto a cena. Può essere una semplice pappa di zucca e latte, talvolta arricchita da un pugno di riso; oppure la minestra di risi e bisi o la pasta e fagioli alla vicentina, che si differenzia da quella preparata nelle altre zone del Veneto per l´utilizzo di tagliatelle all´uovo, o anche la panà o zuppa di pane raffermo e brodo di pollo.
Non possono mancare, nelle tavole dei vicentini, i bigoi co´ l´arna, grossi spaghetti di grano tenero, i veri sono trafilati col torchio girato a mano e conditi con un ragù di anatra. Tipici inizialmente della zona di Thiene, si sono velocemente diffusi in tutta la provincia.
Altro piatto immancabile in questa stagione è il baccalà alla vicentina servito con la polenta, che si tramanda fin dal XVI secolo.
Continuando sul filo della tradizione, vanno ricordati il Toresan di Breganze, ovvero il colombo allo spiedo; la trota dell´Astico (trota fario), che si caratterizza per trascorrere l´intera vita in acqua corrente: di solito viene cucinata su una graticola di legno di vite.
Da non dimenticare il coniglio: in passato non c´era famiglia che non ne allevasse, almeno per il proprio consumo. Viene mangiato giovane, cotto in casseruola, dopo averlo lasciato marinare per una notte con un trito di verdure, alloro e vino rosso e servito con polenta e verdure in tecia.