RASSEGNE. Lo spettacolo nello spazio aperto del Busnelli ha inaugurato “Be Quiet-Non svegliate il can che dorme”
I Tristissimi giardini di Trevisan sono cupi scenari di vicentinità
Lo scrittore in veste di lettore/narratore delle sue opere crea un reading in forma di jazz session con il sax di Ettore Martin. Per una spietata analisi di una “provincia diffusa”

Uno scenario dal nome paradossale quello del Giardino Magico Busnelli per la lettura in forma scenica di "Tristissimi Giardini", il recente romanzo dello scrittore vicentino Vitaliano Trevisan che ha aperto l'altra sera la rassegna "Be Quiet" - Non svegliate il can che dorme" in programma in questi giorni a Dueville.
Protagonisti, tra gli alberi non certo tristi del Giardino Busnelli, lo stesso Vitaliano Trevisan, in veste di lettore/narratore dei suoi scritti, ed il sassofonista vicentino Ettore Martin per un un reading in forma di jazz session. Una fusione tra la prosa asciutta e la voce di Trevisan con il suono puro del sassofono tenore di Martin, un vero e proprio "duo senza pianoforte" in una metafora quasi perfetta del titolo di una raccolta di racconti di Trevisan di qualche anno fa.
La struttura della lettura scenica prende avvio sin dall'inizio in forma concertata, con Trevisan nel ruolo di "sezione ritmica", motore percussivo di riflessioni e descrizioni che svelano scenari cupi ed inquietanti della cosiddetta "vicentinità", secondo la visione dell'autore.
 Vitaliano Trevisan durante la sua lettura scenica. Una Vicenza avvolta e costretta nella sua "provincia diffusa" più che in una "città diffusa", come sostengono i teorici della contemporaneità, avvolta da una cementificazione selvaggia e senza progettualità, in cui il tempo è scandito dalla rotazione di una betoniera, in cui lo sfruttamento ed il consumo corrono lungo flussi di strade di merci e pensieri minimi. Una città in cui le parole progresso, eccellenza, sviluppo e sistema si insinuano come polveri sottili nelle orecchie e nei discorsi quotidiani e, nonostante il rumore altisonante dimenticano il proprio reale significato e non fanno altro che contribuire ad aumentare l'oscuramento del pensiero.
Il ritmo della scrittura e della lettura di Trevisan è incalzante, lo scrittore si sofferma con le giuste pause sul paesaggio, sul territorio, sulle sue icone antiche e moderne, che descrive con lama affilata e tagliente. Racconta del suo cittadino più illustre, Andrea Palladio, il cui nome nel corso del tempo è stato svilito e violentato nel peggiore dei modi possibili sacrificato sull'altare della piccola impresa.
E per descriverne l'orrore a Trevisan basta leggere, in sequenza, una sorta di elenco telefonico alla voce Palladio, il cui cognome diventa, in una perversa associazione con la sigla aziendale, ora cartotecnica, ora plissettatura, ora attività di leasing.
Ma anche il teatro cittadino, altra icona vicentina contemporanea, è descritto tra le righe di "Tristissimi giardini" un assurdo, un monumento alla vanità personale, una sorta di mausoleo, nato morto prima ancora di essere costruito.
Il ritmo della scrittura di Trevisan fa da perfetto contraltare alle accennate melodie degli standard jazz e delle improvvisazioni del sassofono tenore di Ettore Martin, che segue con gusto e sensibilità il fluire del testo e ne sottolinea i passaggi più significativi. Il musicista interviene non solo con linee melodiche ma anche con elementi percussivi e suoni armonici che esplorano a fondo le capacità timbriche dello strumento. Il risultato finale è un concerto per voce e sassofono che ha la capacità di catturare il pubblico, il quale risponde alla fine con un lungo applauso.