Lettere al giornale

CEFALONIA
«Le bugie e gli ordini criminali di Badoglio»

Prendo spunto dalla visione del film, a suo tempo programmato dalla Rai, sulla tragedia di Cefalonia, molto diverso dalla realtà.
I soldati italiani di stanza nell’isola erano circa 12 mila, compresi 525 ufficiali. Si contrapponevano 2 mila tedeschi installatisi dopo la metà di agosto. Dal filmato risulta che era stato indetto un referendum e la truppa, al grido di "morte al nazismo", avrebbe deciso di combattere contro gli ex alleati; il tutto descritto come il primo atto della Resistenza.
Non è un fatto casuale: per gli inesauribili mistificatori non conta niente la verità, l’autenticità. Ho conservato la lettera, di parecchi anni fa, dell’avvocato Massimo Filippini, figlio di un martire di Cefalonia, pubblicata dal Giornale di Vicenza. L’autore racconta la vera storia, quella che gli italiani non hanno mai saputo, sulla tragica fine della divisione Acqui, citando il suo libro "I caduti di Cefalonia: fine di un mito".
I nostri soldati erano isolati, senza ordini, assolutamente sprovvisti di copertura aerea. I tedeschi avevano preso tutte le loro misura tattiche e strategiche. Il generale comandante dello scacchiere italiano in Grecia emanò l’ordine di accettare la resa e il generale Gandin, che comandava la truppa a Cefalonia, obbedendo agli ordini, convocò un consiglio di guerra, del quale fecero parte tutti gli ufficiali superiori. In quella occasione fu decisa una onorevole resa (solo due contrari), che consentiva agli ufficiali di mantenere l’armamento personale. Badoglio e gli stati maggiori, in collegamento radio, diedero l’ordine criminale di resistere, ma non inviarono né una nave né un aereo. I rivoltosi insistevano pervicacemente nella loro opera di sobillazione, raccontavano che tutte l’Italia era stata conquistata dagli angloamericani e incitavano alla lotta ad oltranza.
Il 13 settembre proditoriamente furono prese a cannonate due motozattere tedesche, che trasportavano vettovaglie, uccidendo 6 soldati.
I tedeschi, facendo buon viso a cattiva sote, proseguivano le trattative, ma in seguito a ripetute azioni irresponsabili degli insubordinati, ebbero inizio i combattimenti, che durarono dal 15 al 22 settembre.
Gli Stukas, micidiale artiglieria volante, bombardavano i nostri soldati senza scampo, mentre invece dagli aeroporti della Puglia criminalmente non si levò un solo aereo per contrastarli.
Il prof. Ettore Gallo, presidente emerito della Corte Costituzionale, scrisse all’avv. Filippini una lunga cordiale lettera.
Ne riferisco due righe: "Il suo libro è impressionante. Le sue conclusioni, anche dal punto di vista giuridico-militare, sono ineccepibili".
Benito Tagliaferro