La Trappola al Giardino Magico Busnelli
TEATRO. La compagnia vicentina di Pino Fucito al Giardino Busnelli di Dueville presenta una commedia brillante di Samy Fajad: successo pieno
Le Variazioni della Trappola: monologo... a più voci
Stravolta allegramente la prassi, gli attori viaggiano sicuri nel caos
Si sa che per un attore il monologo è la più impegnativa tra le prove. Senza controparte che restituisca la battuta, senza qualcuno che conceda una pausa per tirare il fiato, occorrono buone doti di ritmo e di memoria per sostenere adeguatamente la parte. Non a caso la “tirata” solitaria spetta quasi sempre al personaggio principale, interpretato normalmente da un attore in grado di non sfigurare. L’ultimo lavoro della compagnia vicentina La Trappola, una commedia brillante di Samy Fajad, curiosamente intitolata Variazioni sulla quarta corda e grugniti di cinghiale, presentata in anteprima al Giardino Magico Busnelli, stravolge allegramente questa prassi e regala a tutti – ma proprio tutti - gli attori il privilegio del monologo. La struttura del testo prevede infatti che i protagonisti si trovino sempre a parlare tra sé e sé, oppure rivolgendosi a un interlocutore fuori scena (al telefono, dietro una porta chiusa, sul balcone di fronte). Per la verità non sono soli del tutto, perché su un piedistallo, a raffigurare l’immagine di un antico progenitore dei padroni di casa, staziona uno di quei mimi tutti dipinti di bianco che durante le fiere fanno la parte della statua che resta immobile finché uno non getta una moneta nel piatto. Anche in questo caso la statua prende vita nei momenti più inattesi e diventa un interlocutore muto ma indispensabile per il monologante di turno.
Al di là di queste originali trovate, il testo di Fajad non si discosta di molto dai soliti intrecci ispirati all’infedeltà coniugale. C’è un signore che vuole ospitare in casa una collega russa e molto bella, nonostante le comprensibili perplessità della moglie. La quale moglie, dal canto suo ha già un amante e deve respingere le avance di un vicino di casa. Ognuno dei personaggi ha alle spalle altre storie con partner diversi, i quali intervengono a turno per rendere sempre più caotica la situazione. Solo alla fine tutti si trovano contemporaneamente in scena per un grottesco balletto finale. Il fatto che una delle protagoniste sia cittadina di Mosca offre il pretesto per qualche battuta (“Tutti si contendono la russa, non Ignazio, ma chi lo vuole, quello?”) e spiega l’arcano del titolo quando, riferendosi al fatto che la russa... russa, uno dei personaggi dice che, al confronto, il grugnito di un cinghiale sembra la variazione sulla quarta corda di Paganini.
Il regista Pino Fucito riesce a ricavare dagli attori la verve necessaria per tenere ben teso il filo della narrazione.. Nel ruolo di uno dei protagonisti è convincente, specie quando imita Vittorio Gassman nei toni del trombone gigioneggiante. Bravi anche gli altri interpreti: Silvia Ronco, Andrea Mervisan, Patrizia Lovato, Matteo Pederbelli, Raffaella Giulianati, Paola Immerini. Una menzione particolare per Cristian Lago, la statua vivente che sembra di marmo. Bella anche la scena, ideata da Fucito e realizzata da Giuseppe Rizzotto, “Giakomolavori” e Piero Cisotto. Risate a lunghi applausi. L.Z.
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