«Guardate che buca aperta sulla Marosticana»
Lettere al giornale
Ho letto i vostri articoli con particolare riferimento all'incidente accaduto a Matteo, coetaneo e compagno di classe di mio figlio. Quarant’anni fa, io ero compagno di classe di suo padre Rienzo. Premetto che abito a Dueville e per lavoro, tra l'altro, mi occupo anche di tappare le buche sulle strade pubbliche. E di buche sulle strade, in questi giorni, si è parlato molto come molto si e lavorato a chiuderle, anche in ore straordinarie, date le copiose precipitazioni che unite alle sollecitazioni del traffico e alle condizioni di manutenzione dei piani viabili. Questo spiega perché le buche si formano in continuazione nel giro di qualche ora, esponendo a enormi rischi quanti transitano soprattutto con cicli e motocicli.
A mezzogiorno e trenta di ieri stavo rientrando a casa, e percorrendo la Marosticana in direzione di Dueville, dopo Polegge, a circa un chilometro dal luogo del sinistro di Matteo vedo una buca sulla carreggiata stradale correttamente presegnalata, ma, ahimè aperta.
Mi sono fermato e ho capito che era in corso un lavoro di sistemazione attorno a una valvola del gas o dell'acquedotto e quindi era stato tolto un metro quadrato di pavimentazione lasciando però uno scalino di una ventina di centimetri. Per chi se ne intende è evidente che gli operai nel primo pomeriggio, dopo la pausa pranzo procedevano alla stesa del bitume chiudendo la buca e ultimando i lavori.
Ma ciò non giustifica in alcun modo l'abbandono anche per poche ore di uno scavo aperto lungo una strada primaria, ancorché correttamente presegnalato quando poi, nel caso specifico, bastavano alcune carriole di ghiaia per chiuderlo provvisoriamente in modo da ridurre il potenziale pericolo e da rimuovere prima della sistemazione finale.
Allora significa che qualcosa non funziona: e, per favore, non diamo la colpa agli operai.
Sono necessarie precise e inderogabili istruzioni e metodiche di lavoro oltre ad un ferreo controllo del processo.
Concludo questo sfogo rammentando che la maggior parte delle buche che siamo chiamati a chiudere a ogni ora del giorno, compresi sabato e domenica, sono in corrispondenza di lavori mal eseguiti e mal diretti rispetto alle buche che si formano per condizioni meteo avverse.
Corrado Tosin

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