Lettere al giornale

La giornata di oggi, dedicata a livello internazionale al diritto allo studio, vedrà molti studenti in piazza a manifestare a favore dell'istruzione e della conoscenza. Nobile causa. Ma i professori protestano e bloccano le “gite” con motivazioni che hanno sempre lo stesso ritornello: no al ministro, no alla riforma, no al governo, stipendi bassi, troppe responsabilità, niente indennità di missione, viaggi d'istruzione che sono più gite e giornate goliardiche che progetti didattici.
Stanno proprio così le cose?
A me sembra che tali sbotti assomiglino di più alle richieste sindacali piuttosto che a pensieri da professionisti della cultura. Credo che con questo boicottaggio e colpo basso culturale a rimetterci saranno ancora una volta i ragazzi, gli studenti, traditi nei sogni e nelle aspettative.
Il viaggio d'istruzione, che è progetto didattico-educativo, poi anche di socializzazione, rappresenta ancora quell'esperienza indimenticabile che accompagnerà il giovane tutta la vita. Se negato, avrà il penoso risultato che questi stessi allievi, figli nostri, odieranno ancor di più la scuola, gli adulti, le istituzioni. Bella lezione di educazione civica! Tali discenti, travisati dagli educatori negli ideali, invece di protestare in astratto contro il ministro Gelmini (facile sparare lontano) non potrebbero prendersela con i loro professori?
I docenti dovrebbero avere più a cuore gli studenti e attraverso loro, l'insegnamento, il sapere, la conoscenza, l'arte, la spiritualità.
Visto che vogliono colpire i ragazzi con la cultura (diabolica e perversa idea), perché non bloccano le lezioni al mattino fuori dai giorni degli scioperi di rito?
Niente Dante, niente Platone, niente trigonometria. Non si potrebbe fare anche così?
Ancora: rischi e responsabilità collegate all'affidamento dei giovani da parte delle famiglie alla scuola, ci sono anche rimanendo in aula; soffitti che crollano, violenze sessuali tra i banchi, accoltellamenti in cortile, aerei che entrano dalle finestre. E se le gite sono gite, cioè viaggi socializzanti un po' goliardici, all'insegna dello shopping, chi organizza e gestisce tali progetti? È stato detto poi alle famiglie che tutti i viaggi d'istruzione fatti finora, costi di trasporto, vitto e alloggio dei prof. sono stati pagati dalle famiglie?
È da 30 anni e più che sentiamo queste storie. Non udiamo invece che i docenti sono a stipendio sicuro (precari e supplenti a parte), in alcune cose privilegiati, non o poco controllati. Io penso che le motivazioni di pochi insegnanti, i quali sono riusciti a sedurre e ad allineare i loro colleghi, spesso con l'approvazione di genitori persuasi da tali tesi, potrebbero valere se la scuola fosse più efficiente e produttiva. I prof. protestano? Che protestino anche i genitori e chiedano ai propri Consigli di classe, sovrani rispetto qualsiasi altro organo scolastico (non valgono le prese di posizione sindacali di collegi docenti, c'è il rischio della sanzione), più diritto allo studio, più arte, più cultura per la nostra bella Italia. Sanno poi i prof. che facendo così, abbassano il PIL e la produttività' del paese? Con i tempi di magra che corrono, bel coraggio!
Sergio Benetti
Docente
al liceo “Brocchi” di Bassano