«Norme di legge rispettate»
INCHIESTA. I sei carabinieri di Dueville sono stati interrogati ieri dal giudice che dovrà decidere se sospenderli
«Abbiamo sempre seguito la procedura e se qualcosa ci è scappato è stato in buona fede per arrestare dei malviventi»
«Le operazioni sono state compiute in maniera corretta, seguendo le procedure. E, se qualcosa è stato sbagliato, lo abbiamo fatto in assoluta buona fede, senza intenzione di ledere alcun diritto, ma solo nell´ottica di dare una risposta alla cittadinanza e di arrestare dei malfattori».
È durato fino alle 16.20 di ieri l´interrogatorio dei sei carabinieri della stazione di Dueville indagati dal pubblico ministero Luigi Salvadori per i quali lo stesso magistrato ha chiesto la sospensione dal servizio. La norma vuole che in questi casi gli indagati siano sentiti prima dell´eventuale provvedimento. Il giudice Stefano Furlani avrà tempo fino a lunedì per decidere se sospendere qualcuno di loro dal servizio. Al momento sono tutti e sei in ferie.
«I militari non hanno nulla da nascondere - hanno detto i loro legali, gli avv. Gaetano Franzese e Marta Rossi - ed hanno risposto a tutte le domande. È evidente che erano tesi, perchè non sono certo abituati a frequentare queste aule in questa veste. Però aspettiamo tutti la decisione del giudice con serenità . Siamo fiduciosi».
Ieri sono stati ascoltati i marescialli Forlano (comandante della stazione), Franzese e Speciale, l´appuntato Abram e i carabinieri scelti Landolfa e Laricchia. Altri sono colleghi sono indagati, ma le loro posizioni sarebbero marginali tanto che la procura non ha chiesto provvedimenti a loro carico: sono i carabinieri scelti Minotti, Di Risio, Inferrera, Belmonte, Restivo e Tesse (difesi dagli avv. Cesare Dal Maso e Michela Betto). I fatti per i quali la procura sta indagando risalgono all´aprile scorso, quando i militari della stazione, sollecitati anche dalla popolazione di Dueville e di Monticello Conte Otto, arrestò degli immigrati per detenzione e spaccio di stupefacenti.
Il magistrato - due le operazioni antidroga nel mirino - contesta le modalità con cui furono fatte scattare le manette. In particolare, secondo l´accusa, gli inquirenti fermarono un marocchino con qualche grammo di marijuana e lo avrebbero utilizzato per incastrare gli spacciatori facendogli “ordinare” lo stupefacente. Inoltre, gli avrebbero promesso che se dava loro una mano avrebbero stracciato il verbale di sequestro delle dosi di droga che aveva con sè.
In questa maniera avrebbero sì arrestato gli immigrati, ma secondo la procura avrebbero commesso una serie di reati, dal falso all´abuso d´ufficio, dalla concussione al concorso in spaccio di stupefacenti. Inoltre, a due militari è contestata l´attivazione di una scheda telefonica (utilizzata per contattare il marocchino) intestandola ad una terza persona.
Che qualcosa di strano ci fosse, in quelle indagini, lo aveva ravvisato la guardia di finanza che aveva intercettato il marocchino nell´ambito di un´altra inchiesta. Ma le fiamme gialle si erano semplicemente limitate a riferire al pm dei contatti del loro indagato. E il magistrato aveva poi affidato l´inchiesta ai carabinieri del nucleo investigativo.
«Ci sono state una serie di incomprensioni, e crediamo che siano state chiarite nel corso degli interrogatori - ha detto l´avv. Franzese -. Quello che hanno fatto era dettato solamente dalla necessità di dare risposte alle richieste legittime della cittadinanza. Null´altro: non avevano altri interessi se non quello di fare il loro lavoro, in cui credono moltissimo. Ed è per questo che sono distrutti, in questi giorni, e con loro anche le famiglie».
«La vicinanza dei colleghi dell´Arma e dei cittadini, che si sono recati in questi giorni in caserma per offrire un aiuto anche economico, è stata davvero utilissima».
«Certo, regole uguali per tutti. Ma per noi l´avviso è molto pesante»
«Ha ragione il procuratore Paolo Pecori che l´avviso di garanzia è dovuto in presenza di atti irripetibili, ma quella che per un cittadino normale, pur provocando disagio, è una procedura che non ha conseguenze lavorative, per un tutore dell´ordine comporta un immediato cambiamento di status. E qualora ci sia la sospensione dal servizio c´è addirittura l´immediata decurtazione di metà dello stipendio. Un dramma per chi dovendo mantenere la famiglia si ritrova con soli 700 euro a fine mese. Insomma, il ragionamento del magistrato è ineccepibile, perché tutti siamo soggetti solo alla legge, ma valutiamo attentamente caso per caso, soprattutto chiediamo alla procura che vengano sentiti anche gli agenti di polizia giudiziaria prima di chiedere provvedimenti pesanti come sospensioni o in estrema ratio l´arresto. Perché che poliziotti e carabinieri debbano rispettare per primi la legge è ineccepibile, ma attenzione a non penalizzare chi porta la divisa enfatizzando denunce che a volte possono essere strumentali da parte di chi ha il dente avvelenato».
Luca Prioli, segretario regionale del sindacato di polizia Coisp, in servizio a Vicenza, testimonia lo stato di sofferenza di poliziotti e carabinieri per quello che sta avvenendo. Le due recenti indagini per le quali la procura ha messo sotto inchiesta complessivamente 16 tra carabinieri e poliziotti hanno lasciato il segno.
«Le forze dell´ordine e la magistratura remano dalla stessa parte - prosegue Prioli -, com´è sempre successo, visto l´insostituibile ruolo dell´autorità giudiziaria verso la quale va il nostro massimo rispetto, ma ribadiamo la necessità di soppesare talune azioni».
Poliziotti e carabinieri spiegano che la prima conseguenza di un avviso di garanzia è lo spostamento di ufficio. I quattro poliziotti di recente spostati avevano eseguito 25 arresti in un anno e ottenuto sei encomi. «In polizia da agenti operativi si va a passare le carte - aggiunge Prioli - e in caso di sospensione, essa dura tutto il tempo dell´inchiesta, che non è mai breve, perché l´Amministrazione si cautela. Ma venendo dimezzato lo stipendio un agente che vive del suo mestiere non può mantenere la famiglia. Dunque, è doveroso che le forze dell´ordine rispettino le regole e che la collettività ci percepisca come effettivamente siamo, cioè custodi della legalità e rispettosi della gente, perché caserme e questure sono luoghi di trasparenza operativa, ma noi siamo lavoratori che in caso di inchieste, anche con l´assoluzione, paghiamo un prezzo molto salato. Col rischio che a beneficiarne sia il crimine».
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