MOSTRE /1. L'esposizione che s'inaugura domani è curata da Oliver Tschirky e promossa dalla Fondazione Vignato
Monica Marioni, ninfe digitali raccontano le emozioni umane
Cherubina Marte

Creature semiangeliche che diventano umane. Paesaggi reali che trascendono in scenari onirici fuori dal tempo. Le ninfe che popolano i lavori dell'artista vicentina Monica Marioni sono specchi che rivelano i lati nascosti della natura umana e saranno esposti nel complesso monumentale di San Silvestro da domani al 2 gennaio, con apertura dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 20, il sabato e la domenica dalle 10 alle 18, con il patrocinio della Regione del Veneto e del Comune di Vicenza. La mostra, curata da Oliver Orest Tschirky e organizzata dalla Fondazione Vignato, presenta dodici opere inedite di arte digitale, stampate in grande formato e montate su dibond, un particolare supporto in alluminio e polietilene.
Dalla tecnica materica-pittorica che ha caratterizzato le sue opere precedenti Marioni passa quindi alla stampa digitale, dimostrandosi abile nel trattare gli stili come i differenti colori della tavolozza di un pittore. Ecco allora che, pur avendo perso la fisicità delle tele dove i colori erano impastati con brandelli di oggetti, le immagini digitali “pulite" e lisce mettono ugualmente in luce la ricerca sull'emotività dell'individuo  Monica Marioni, “Acqua”, una delle opere sui Quattro Elementicontemporaneo, costellata di nodi che l'artista rende visibili. Nel corso della propria vita, infatti, ognuno sperimenta stati d'animo aggressivi e appassionati (fuoco), leggeri e sognanti (aria), mutevoli e trascinanti (acqua), razionali e propositivi (terra). Marioni associa ai quattro elementi classici differenti emozioni e li personifica nelle ninfe, dodici giovani donne immortalate con scatti ad alta risoluzione. L'artista è intervenuta digitalmente sulle figure femminili inventando gli abiti, il trucco e le acconciature, modificando dettagli e particolari, affidando loro il compito di guidare l'osservatore alla comprensione di una realtà immateriale. Depurate di ogni significato pregresso e utilizzate qui in senso stilnovistico, come novelle Beatrici, le Ninfe non sono puramente simboli di una bellezza esteriore, bensì dei valori di un universo ideale nel quale rifugiarsi.
Oltre alle quattro immagini principali che prendono il nome degli elementi, ce ne sono altre collaterali, tra le quali My Underworld, Peace, Polvere, Riflesso, Fight, Cenere e Ira, che declinano altrettante sfumature di mondi interiori. L'eco di questa incessante indagine di Marioni è testimoniato anche dalla scelta di un luogo sacro per esporre le opere, che intende essere sia un richiamo all'ascolto, sia una modalità per mettere in contrasto l'ambientazione spoglia della chiesa romanica con un supporto high-tech.
Nell'ambito dell'inaugurazione domani alle 18.30 avrà luogo una performance in cui alcune modelle acconciate e vestite come le protagoniste delle quattro opere principali si muoveranno al ritmo delle fasi emotive rappresentate. All'interno di un'isola di sabbia lasceranno le loro tracce in un succedersi di movenze simboliche, in un alternarsi di assenza e presenza, rimandando in tal modo alla ciclicità degli stati d'animo. L'artista rende così partecipe lo spettatore del processo che ha portato alla genesi dell'opera, lo proietta all'indietro nel momento clou della creazione.
Nata nel 1972, laureata in Scienze Statistiche, Marioni è stata scoperta nel 2004 dalla curatrice Antonina Zaru e negli ultimi tre anni ha esposto alla Carlo Livi Gallery di Miami, nello showroom Poltrona Frau di Washington D.C., nel museo di Arte italiana di Lima ed è stata tra i protagonisti del “Detournement Venise 2009", evento collaterale alla 53a Biennale d'arte di Venezia, con l'installazione EGO.