PRIMATI. Una radice comune e italiana per tutte le viticolture europee

Roma portò la coltivazione dell´uva in tutte le sue province. Il nettare di Bacco era come Coca Cola giunta con i soldati Usa: l´uso dei più forti

I vini più celebrati, italiani ma anche francesi, sono nati per mano degli antichi romani. La storia dell´enologia è scienza che si legge come un romanzo nel libro di Giovanni Negri ed Elisabetta Petrini Roma Caput vini (Mondadori, 220 pagine, 18 euro). Si finisce per essere giustamente orgogliosi imparando che tutto il vino che si fa oggi in Europa ha radici italiane. Lo dimostrano le ricerche del professor Attilio Scienza, il più autorevole studioso di genetica della vite, che ha documentato scientificamente, attraverso le più moderne tecniche del Dna, che 78 vitigni coltivati oggi in Europa, dalla Spagna all´Ungheria, hanno un unico e antico progenitore comune: il vitigno che l´imperatore romano Marco Aurelio Probo affidò alle sue legioni.
Limpido e chiaro. «Come uno spumante di Franciacorta», dicono Scienza e Negri davanti agli oltre 200 ospiti della cantina bresciana Bellavista, fondata a Erbusco da Vittorio Moretti, che non solo punta sulla qualità nella bottiglia, ma promuove cultura e momenti di riflessione sul ruolo di un settore che punta a rendere più frizzante l´economia del sistema Italia. C´è da tirarsi su anche con la storia: la platea di produttori, ristoratori e appassionati è rimasta piacevolmente sorpresa nello scoprire il primato italiano (i cultori di vino forse lo conoscevano già), che ribalta la prospettiva rispetto allo storico complesso di inferiorità rispetto ai francesi. Chiede «un riequilibrio nell´universo enologico» il moderatore dell´incontro, il giornalista Oscar Giannino. «Il mondo del vino italiano ha ora nuove basi scientifiche e storiografiche su cui fondare un atteggiamento diverso e giocare un ruolo più forte nei mercati». Nessuna filosofia, anzi: tornare con i piedi per terra, alle radici, perché il vino è stato ieri fondamento della storia italiana, e oggi vuol dire tutela del nostro ambiente e paesaggio, risorsa e linfa vitale per l´economia. La storia, si diceva. Il vinum, portato dai romani, era come la Coca Cola che arrivò nel 1945 con gli americani: la bevanda dei più forti, il segno di un´egemonia culturale. E Pompei non era la Las Vegas di allora? Abitudini alimentari ed erotiche permettono di paragonare legionari romani e marines, saltando dall´imperatore romano Marco Aurelio Probo al presidente americano Ronald Reagan. Fino a paragonare Domiziano a James Monroe: entrambi sostenitori del proibizionismo.
Riassumendo: «A un certo punto gli antichi romani piantarono ovunque la vite e fu una scelta politica per lanciare un messaggio di eternità e di potere stabile e assoluto», spiega Giovanni Negri. Oggi giornalista e scrittore che produce Barolo, Chardonnay e Pinot Nero nelle Langhe piemontesi, è stato segretario del Partito radicale e parlamentare italiano ed europeo dal 1983 al 1992. Ma forse dedicarsi al vino non significa tradire la politica, se ha ragione quel vigneron francese della Borgogna che cita sempre l´enologo di casa Bellavista, Mattia Vezzola: «Mi piacerebbe vivere in un Paese governato solo da viticoltori». In Italia, di questa razza, ne abbiamo avuti: il barone di ferro Bettino Ricasoli, Giovanni Giolitti, Luigi Einaudi... Buone annate. In questo libro scritto a quattro mani da Negri e signora c´è tutta la passione per la politica, che emerge dai capitoli sul bunga bunga o sulla realpolitik e da una serie infinita di citazioni relative a presidenti americani ed episodi di cronaca. Da qualche anno il vino ispira Negri scrittore: Il romanzo del vino, scritto con Roberto Cipresso e Stefano Milioni, Vinosofia e Vineide (tutti Piemme Editore) hanno superato complessivamente le 50mila copie. Il Sangue di Montalcino (Einaudi), che sta per essere tradotto in tedesco e spagnolo, è il suo primo romanzo di una serie di avventure tra giallo, romanzo storico e l´Italia del gusto. Immune dalla tentazione di ricette e ricettari che inondano gli scaffali delle librerie e scalano le classifiche, Negri non rinuncia però a scrivere di vino e dei suoi protagonisti. Ha annunciato durante l´incontro di Erbusco l´uscita di un altro giallo per Einaudi che ruota attorno al vino e alle bollicine del Franciacorta, dove un imprenditore vitivinicolo muore misteriosamente. Assassinato. Solo finzione narrativa, per fortuna di Vittorio Moretti, che può tirare un sospiro di sollievo