IL VINO. I due fratelli Michela e Nicola Menti produttori a Montebello

Racconta la storia della famiglia come l´altro bianco che è... Insolito

Se il vino è memoria, cosa c´è di meglio che mettere in bottiglia la Storia? Così il nuovo vino l´ha chiamato “Libello”: è una garganega “peverina”, che esalta i profumi e anche la sua passione per gli archivi. A iniziare dalle vicende della sua famiglia. L´etichetta, infatti, riproduce la grafia del parroco di Montebello di un tempo: nelle memorie storiche, infatti, il reverendo cita la casa “seconda di Selva”, dove il 29 aprile 1945, nei giorni della Liberazione, moriranno tre partigiani. Oggi è l´abitazione della famiglia di Agostino Menti, il papà di Michela, 29 anni e Nicola 25. Sono loro la nuova generazione dell´azienda “Menti vini” nata nel 2002 dallo storico ceppo della famiglia Menti. Nicola è enologo (la sua tesi di laurea è sul “vin Santo”) mentre Michela è la storica della famiglia, anche se alle spalle ha la maturità scientifica al “Quadri” e una laurea in biotencologie sanitarie. «Dopo un paio d´anni - racconta - ho capito che stare chiusa in laboratorio non era la mia vita». E dal 2007 ha scelto l´azienda agricola, che è estesa su sette ettari in collina a Montebello: i terreni sono coltivati a viti e olivi. Ma Nicola ha anche una la passione del miele, che segue con determinazione.
Sette le tipologie di vino che portano l´etichetta della “Menti vini”, azienda che approfondisce la garganega in tutte le sue forme. Il “Libello” (di cui sono prodotte tremila bottiglie) è una Garganega in purezza del 2011, quindi un vino giovane. «Sto cercando di ricostruire l´albero genealogico della mia famiglia - spiega Michela - a partire dal bisnonno Giovanni, nato nel 1881, che ha sposato la bisnonna di Gambellara. Mio nonno materno, invece, era di Nove». «Approfondisco anche la storia della Garganega - spiega - Ho trovato vari documenti all´Archivio di Stato. Per esempio, ho scoperto che nel Cinquecento la Garganega non era coltivata per farla diventare vino, ma come uva da tavola». Orgoglio dell´azienda è la nuova Cantina, da poco ultimata.
Accanto al “Libello” con la stessa etichetta-manoscritto, i fratelli Menti (nipoti di Giovanni Menti, che ha la nota azienda agricola a Gambellara) hanno prodotto seicento bottiglie di un altra Garganega che hanno battezzato “Insolito”. Perché il nome? «Perché è diverso dalla tradizione di famiglia - spiega Michela - Il confronto è con il Rivalonga, che è sapido, pieno. Il nostro “Insolito” invece è stato affinato in legno e presenta una nota tropicale, di vaniglia».
Ultima curiosità. L´azienda ha come simbolo la Fenice.