La caserma è "commissariata"
A DUEVILLE. Martedì saranno interrogati 6 dei 12 carabinieri indagati dalla procura per gli arresti non regolari
Il comando dell´Arma ha inviato nuovo personale provvisorio L´inchiesta nata dalle indagini dopo le proteste a Cavazzale
L´indagine sui carabinieri di Dueville era scattata in seguito ad un´altra inchiesta. Quella che gli stessi militari ora indagati stavano portando avanti su una serie di fatto di cronaca avvenuti a Cavazzale di Monticello Conte Otto. «Cavazzale terrorizzata da due bulli», titolava il nostro Giornale qualche mese fa. E i carabinieri di Dueville, per dare una risposta concreta alle legittime richieste di residenti e commercianti, che non ne potevano più delle prepotenze e dei reati della baby gang, avrebbero calcato un po´ troppo la mano. Questa almeno è l´ipotesi della procura.
ACCUSE. Il pubblico ministero Luigi Salvadori contesta ai 12 carabinieri, a vario titolo, una serie di reati che vanno dal falso ideologico all´abuso d´ufficio, dalla concussione al concorso nello spaccio di stupefacenti. In sostanza, quelle compiute dai militari sarebbero violazioni formali: la stessa concussione non avrebbe garantito loro beni o danari, ma come contropartita l´arresto di tre nigeriani e un croato, poi solo denunciato. Due comunque le operazioni finite nel mirino degli inquirenti dopo che la guardia di finanza, che stava intercettando un marocchino, lo sentì parlare con un´altra persona: era un carabiniere, che stava utilizzando una scheda telefonica comprata in un centro commerciale lungo la Marosticana e che aveva intestato ad un´altra persona.
INTERROGATORI. Dopodomani il giudice Stefano Furlani, che ha respinto la richiesta del divieto di dimora a Dueville avanzata dal pm, interrogherà 6 carabinieri, coloro che avrebbero avuto un ruolo diretto nelle operazioni. I sei saranno sentiti come prevede la norma in caso di richiesta di sospensione dall´attività lavorativa: prima l´interrogatorio, poi la decisione. Si tratta del maresciallo Forlano, comandante della stazione; degli altri marescialli Franzese e Speciale; dell´appuntato scelto Abram e dei carabinieri scelti Laricchia e Landolfa. Sono tutti difesi dall´avv. Gaetano Franzese di Bari, che ieri si è limitato ad un «Chiariremo le posizioni». Oltre ai sei, ci sono altrettanti militari indagati con ruoli più marginali. Brillanti carriere alle spalle, hanno ricevuto tutti attestati di stima e solidarietà .
AGENTE PROVOCATORE. Al centro della vicenda c´è l´utilizzo dei cosiddetti "agenti provocatori". Sono carabinieri stessi, o loro collaboratori, i quali fingono di essere acquirenti della droga. Il loro utilizzo ha creato non pochi dibattiti giuridici e di converso indagini sulle forze dell´ordine. La norma pretende che dell´utilizzo dell´agente vengano informati il magistrato, ma anche la scala gerarchica e il servizio centrale antidroga. A Dueville non sarebbe avvenuto. Anzi: fermato un marocchino con due grammi di marijuana, gli sarebbe stato proposto di aiutare i militari ad arrestare gli spacciatori; in cambio, il verbale a suo carico sarebbe finito nel cestino. È per questo episodio che il pm contesta la concussione.
CASERMA. I sei carabinieri per i quali è stato chiesto il provvedimento di sospensione sono da venerdì, quando hanno ricevuto l´avviso di garanzia e sono stati perquisiti dai loro colleghi del nucleo investigativo, ai quali sono state affidate le indagini, in ferie. Gli altri sono ancora in servizio, ma è evidente con che animo. Ad ogni modo, il comando dell´Arma ha provveduto a mandare a Dueville altro personale, fra cui un maresciallo che comanderà la stazione ad interim, per proseguire con l´attività e per dare risposte ai cittadini. Il "commissariamento" della caserma, come è stato definito in procura, è stata una scelta necessaria che garantisce nell´immediato il proseguo del lavoro.
REAZIONI. È evidente che la notizia dell´indagine ha creato amarezza nell´Arma, soprattutto perchè il comportamento, ritenuto fuori dalle possibilità garantite dalla legge, da parte degli indagati non ha consentito nessun vantaggio. Si è trattato di un eccesso di zelo nel tentativo di bloccare immigrati che creavano disturbo alla popolazione. «Abbiamo fiducia nella magistratura», ha ripetuto il colonnello Sarno, vicino ai suoi militari come il capitano Piscitello.
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