«Il Pd sia il partito del welfare»
VERSO LE PRIMARIE. L’aspirante leader del Partito democratico ha incontrato le cooperative sociali a Dueville
Bersani riparte dall’identità
La ricetta: «Dobbiamo rispondere ai bisogni popolari di famiglie, aziende e lavoratori Le scuse agli imprenditori? Le rivolga Berlusconi per le promesse mai mantenute»
Marco Scorzato
DUEVILLE
«Organizzazione, pluralismo e identità». Ruota attorno a questi tre concetti il Partito democratico che ha in mente Pierluigi Bersani, pronto a contendersi con Franceschini e Marino la leadership nazionale nella volata delle primarie in programma domani. «Dobbiamo essere un partito popolare - sintetizza Bersani - che sappia parlare a tutta la società e rispondere ai bisogni popolari, cioè alle piccole e medie imprese, ai lavoratori, alle famiglie, ai giovani. E se c’è un tratto che dovrebbe distinguerci è l’essere il partito del welfare, moderno e flessibile. In questa crisi è allarmante che non esista più una rete di assistenza e servizi e che tutto sia ormai lasciato al fai da te, a cominciare dalle badanti».
Se Dario Franceschini, una settimana fa, ha voluto fare della sua tappa vicentina un incontro con gli imprenditori, Bersani è venuto invece a parlare all’altra faccia dell’impresa, il popolo delle cooperative sociali. Si sono radunati nella sala civica di Dueville, con Franco Balzi, presidente del consorzio Prisma, Emilia Laugelli, ex assessore al Sociale del Comune di Schio e ovviamente Rosanna Filippin, candidata alla segreteria veneta del Pd per la mozione dell’ex ministro piacentino.
LA QUESTIONE SOCIALE. Nel fotografare la situazione italiana e indicare il partito che intende costruire, Bersani parte dal ruolo della cooperazione. «La questione sociale - è il suo esordio - è stata oscurata. In questa crisi il potere politico-mediatico ha creato un muro di gomma tra sè e i probelmi incalzanti. Si sono tagliate risorse per i servizi e è caricato tutto su soggetti come le cooperative». La politica, secondo Bersani, dovrebbe invece «creare il contesto, programmare la “rete dei servizi”, dove poi operano i vari soggetti.Dovremmo essere riconosciuti, anche e non soltanto, come il partito del welfare flessibile».
RIPARITIRE DAI CITTADINI. In fondo, dice Bersani, il metodo è semplice: «Dobbiamo ascoltare i cittadini, guardarli negli occhi e capire i bisogni popolari, di imprese e lavoratori». Se questa è la via, serve un partito attrezzato a percorrerla: «Serve un partito organizzato sul territorio, non solo della comunicazione - continua Bersani -. Un partito plurale, che non cancelli le sua identità, ma che ne recuperi le parole chiave: “sinistra”, ma anche “cattolico-democratico”; “impresa” e “lavoro”».
Poi racconta: «Ci sono persone che mi chiedono di urlare di più contro Berlusconi, ma poi incontro il cassintegrato a 700 euro al mese che mi dice di smetterla di correre dietro a Berlusconi e di dare risposte a quei problemi. Ecco, dobbiamo saldare queste domande, sennò non si vince. E contemporaneamente dobbiamo organizzare un campo di alleanze per essere alternativa».
Bersani non si sottrae ad una riflessione sul complicato meccanismo di elezione del leader del Pd, fatto di congresso e primarie: «Il sistema è un po’ barocco - osserva - ma ragazzi, ricordiamoci che i “normali” siamo noi, mica loro». Il riferimento è diretto al Pdl berlusconiano. «Tutti i Paesi civili hanno i partiti che fanno i congressi veri dove discutono e progettano. Solo i partiti con un padrone fanno senza».
IMPRESE E SCUSE. L’ultima battuta è sulle parole di Franceschini che, una settimana fa, ha chiesto scusa, a nome del Pd, agli imprenditori. «È vero che non le abbiamo azzeccate tutte con loro - chiosa Bersani -, ma non li abbiamo illusi. A chiedere scusa agli imprenditori dovrebbe essere Berlusconi, che ha fatto “promessoni” senza mantenere».
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