I tre Remelli liberi dopo 6 mesi di arresti
L’imprenditore Luigi Remelli e i due figli colpiti da ordinanza di custodia ai domiciliari sei mesi fa, per la presunta bancarotta
fraudolenta di tre società di informatica per una ipotetica sparizione di 4 milioni di euro e 15 milioni di passivo, sono tornati completamente liberi per scadenza termini. L’uomo era agli arresti domiciliari da metà agosto, mentre i figli avevano un residuo di obblighi che limitavano gli spostamenti. L’unico obbligo che rimane a Remelli sr è quello di non potere espatriare per non inquinare le indagini della tributaria, guidata dal maggiore Borrelli, rivolte all’estero per supposti travasi finanziari. Le società dell’inchiesta del pm Angela Barbaglio sono la Pi.Gi Trading spa, la Keycomm Italia srl e la Casa Mia srl.
Remelli, 66 anni, residente a Novoledo di Villaverla in via Palladio 124, avrebbe pilotato gli affari illeciti a causa di difficoltà economiche. Difeso dall’avv. Vincenzo Garzia, è indagato assieme alla figlia Erika, 23 anni, considerata dagli inquirenti il suo braccio destro e all’altro figlio Piergiorgio, 40 anni, residente a Dueville. Le ipotesi d’accusa sono l’associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta patrimoniale, la truffa in danno dello Stato e l’evasione fiscale. Secondo la procura Remelli, sottoposto a sette lunghi interrogatori nel corso della sua detenzione preventiva, non avrebbe collaborato poiché avrebbe trasferito all’estero una parte delle risorse sottratte ai creditori. Si parlerebbe di un milione di euro tramite un carosello di fatture con società oltreconfine. Invece, Remelli ha sostenuto di essere stato truffato per 800 mila euro da clienti stranieri, ma il pm Barbaglio non gli crede.
L’uomo d’affari si sarebbe servito di collaboratori come Mauro Sambugaro di Creazzo e Giuseppe Serafini di Dueville per gestire i suoi affari una volta che le società destinate al fallimento sarebbero state lasciate al loro destino. Infatti, la finanza sospetta che lo scopo dei Remelli sarebbe stato di pilotare i fallimenti delle aziende nelle quali operavano, mentre la difesa afferma che questo non è vero.
Il gip Furlani ha scritto che «solo una consapevole, efficiente e strutturata organizzazione può protrarre nel tempo in modo così efficace una deliberazione criminosa, che si ripete e si rafforza» e questo porta a ritenere che fosse una «vera e propria associazione che non può prescindere da professionalità imprenditoriali date da Luigi Remelli e i figli, così come di consulenze giuridiche ed economico contabili» garantite da Alfonso Zuecco di Torri di Quartesolo. I.T.
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