I racconti e la singolare esperienza di un simpatico tenore


Marcello Dalla Costa si esibisce nei cori parrocchiali da 75 anni Aveva un futuro da cantante lirico ma finì a lavorare in fabbrica
Starlo ad ascoltare è un vero piacere. Memoria eccellente, arguzia nel narrare, inesauribile abilità di produrre aforismi e di trasporre in rima i pensieri, musicista ad oltranza. La musica è infatti il filo conduttore della sua vita, anche se non ha potuto realizzare per intero quanto capacità e passione avrebbero potuto consentirgli. Ma non è uomo da rimpianti, il cavalier Marcello Dalla Costa che, a 83 anni, è ancora in piena attività, sempre impegnato a coltivare i suoi molteplici interessi.
Recentemente ha festeggiato il 75° anno di connubio con la musica sacra corale, assieme ai suoi amici della “Corale d’Argento”, cantando nella chiesa di Povolaro la messa solenne di Perosi “Te Deus Laudamus”.
«Noi praticamente preghiamo a voce alta, preghiamo forte – asserisce sorridendo Marcello- cantiamo con fede e con amore, in fraterna amicizia; siamo convinti che il bel canto commuova, sollevi l’anima e il cuore. Uniti si canta, divisi si piange». A solo 8 anni, Marcello, si è appassionato di musica sacra. Nonostante i tempi difficili è riuscito anche a frequentare il conservatorio Canneti a Vicenza e poi il Pollini a Padova, dove, nel 1954, ha conseguito il diploma di tenore lirico. Avrebbe potuto intraprendere una brillante carriera se non fosse che allora il sogno artistico mal si conciliava con l’esigenza di avere un lavoro sicuro, in fabbrica. Una scelta sofferta che però non gli ha levato la passione per la musica cantando come solista e dirigendo diversi cori parrocchiali. Tra questi il coro del Santuario di Scaldaferro, fondato nel 1970, diretto poi per vent’anni, voluto da Marcello per ringraziamento alla Madonna (la sua santola, come la chiama affettuosamente) dopo aver ricevuto la grazia della guarigione della giovane moglie.
Un episodio che ricorda con particolare piacere riguarda la sua ultima volta come cantante solista, chiamato ad allietare il matrimonio di un suo conoscente con una signora venezuelana. «Ormai erano 42 anni che cantavo come solista, avevo visto la storia della Repubblica cantando,e mi era sempre andata bene, avevo evitato le stecche; perciò non intendevo sfidare ancora la sorte. Bisogna saper smettere quando si è ancora apprezzati piuttosto che uscire di scena compatiti. Quella sposa mi faceva tenerezza, era lì all’altare da sola perchè nessuno dei suoi parenti aveva potuto raggiungerla. Io ho pensato che dovevo cantare davvero meglio che potevo, Andò tutto bene».

Il tenore Marcello Dalla Costa, da 75 anni nel coro della chiesa