Fra mezzi e mobili da buttare l'ombra dello sciacallaggio
DUEVILLE. Un africano ha approfittato delle finestre lasciate aperte per entrare nell'ufficio
Marco Billo
«Viviamo in mezzo all'acqua e siamo soggetti ad allagamenti Ho capito subito che sarebbe successo qualcosa di molto grave»
Oltre ai danni causati dall'impeto dell'acqua, ci sono anche quelli provocati dall'uomo a macchiare il dopo alluvione. La denuncia, al momento verbale, arriva da Egidio Bagarella, proprietario della “Molini Fratelli Bagarella snc”.
«È stata una pugnalata - racconta - scoprire che un individuo, sembra un africano, approfittando delle finestre lasciate aperte per far asciugare la stanza, si è introdotto nell'ufficio e ha sottratto 150 euro in contanti. La cifra è irrisoria, ma il gesto mi ha fatto davvero male, per questo ho intenzione di denunciarlo».
Sono stati giorni difficili per il mugnaio, «Già dalle 9 e mezza di domenica sera - racconta - avevo l'acqua del Bacchiglioncello nel cortile davanti al mulino. Siamo soggetti a lievi allagamenti, ma sentivo che quella notte sarebbe successo qualcosa di molto più grave».
«La nostra attività di mugnai - spiega - esiste da più di cent'anni e all'epoca è stata logicamente situata in un'area dove i corsi d'acqua
abbondano. Questo ci ha sempre resi soggetti a regolari straripamenti del Bacchiglioncello, abituandoci in qualche modo agli allagamenti. Forse è per questo che domenica mi sono reso conto dell'anomalia, capendo il pericolo».
Il Bacchiglioncello, bloccato dalla grande mole idrica che portava il Timonchio domenica notte, non riusciva ad immettere le acque nell'alveo del Bacchiglione, h a causato l'allagamento di via Sega, via Roi, Via Casoni e via Bissolati.
«Ho lavorato fino alle 2 di lunedì notte per trasportare più documenti possibili al primo piano dell'ufficio di fronte al mulino».
Alle 3 Egidio ha fatto ritorno nell'abitazione, attraversando quasi un metro e mezzo di acqua. «Bagnato fradicio ho chiamato i vigili del fuoco - racconta - e mi hanno risposto che a loro non risultava nessun allarme esondazione. Alle 3 e mezza però passava già la protezione civile a distribuire sacchi di sabbia, ma io ormai ero isolato dal resto del Comune». Il livello è sceso nel primo pomeriggio di lunedì, permettendo così alle idrovore della protezione civile di estrarre l'acqua dalle sale. «Ho avuto danni per circa 30 mila euro, tra motori e camion guasti, e la produzione di farina è ferma da una settimana. Spero che adesso vengano costruiti i bacini di contenimento».

Vitelli malati di polmonite e mucche con la mastite
Vitelli malati di polmonite, vacche con la mastite e campi ricoperti da più di 20 centimetri di fango: è la realtà del dopo alluvione che devono affrontare le aziende agricole di via Due Ponti.
Dopo le emergenze degli scorsi giorni, gli agricoltori e gli allevatori di Vivaro non devono più spostare mobili ed elettrodomestici in strada, ma cercheranno di salvare il più possibile i capi di bestiame e i raccolti di mais.
«A una settimana dall'esondazione ho una decina di vitelli colpiti da malattie respiratorie e circa il 30% degli animali da latte con un'infezione alle mammelle, la mastite- racconta Gianfranco Laghetto, residente in via Due Ponti- ora sto curando le bestie con antibiotici, sperando che le medicine siano sufficienti a rimetterle in sesto».
Persa anche buona parte del pollame e dei conigli di molte fattorie della zona, che sono stati portati via dalle acque del Timonchio.
«Avevo costruito una serra per riuscire a coltivare qualche ortaggio anche d'inverno- racconta Fernanda Fina Laghetto - ma la melma ha distrutto tutto. La trebbiatura poi, avviene in base al periodo di maturazione dei vari tipi di mais che gli agricoltori di Vivaro hanno scelto di seminare: alcuni di loro avevano il raccolto a casa prima dell'alluvione, noi, come molte altre famiglie, no. Se ci fossero quindici giorni di sole, la terra si potrebbe asciugare e una trebbia cingolata forse riuscirebbe a mietere i fusti del cereale. In ogni caso le piante cadute dovranno essere raccolte a mano». M.B.
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