È morto per la buca

IL CASO. Colpo di scena nel processo per omicidio colposo ai tecnici della municipalizzata

Colla e Variati dal giudice.

Il gip ha ordinato di sentire il sindaco e il presidente di Aim per fare chiarezza su chi deve occuparsi della manutenzione delle strade

Colpo di scena nel processo ai cinque funzionari e tecnici pubblici accusati di omicidio colposo per la morte di un giovane, caduto dal motorino a causa di una buca sull´asfalto. Ieri pomeriggio, dopo una lunga camera di consiglio seguita ad una lunga discussione, il giudice Stefano Furlani - anzichè decidere se assolvere gli imputati o rinviarli a giudizio - ha emesso un´ordinanza con cui ha disposto che il sindaco di Vicenza, Achille Variati, e l´amministratore unico di Aim, Paolo Colla, vengano ascoltati in aula. L´udienza è fissata per il 10 giugno prossimo. L´obiettivo è chiarire, una volta per tutte, chi avesse il dovere della manutenzione delle strade cittadine. I due testimoni potranno farsi sostituire da funzionari, purchè siano in grado di rispondere alla domanda in maniera documentata.
Ma come si è arrivati ad un´ordinanza del genere, che vanta ben pochi precedenti a Vicenza? Il processo è quello relativo alla morte di Matteo Dall´Osto, 18 anni, di Povolaro di Dueville, deceduto il primo maggio di 4 anni fa lungo strada Marosticana dopo essere finito con il suo scooter in un avvallamento dell´asfalto ed essere caduto. La scorsa udienza, era stato ascoltato il perito del giudice Alessio Maritati, che aveva indicato nella buca la causa dell´incidente, pur in un ambito di certezze non assolute.

Sulla scorta di questa ricostruzione, ieri il pubblico ministero Paolo Pecori, diversamente che in passato, aveva chiesto il rinvio a giudizio degli imputati. Si tratta di Gianfranco Ledda, 64 anni, di Vicenza, direttore dell´ex Amcps; del responsabile asfaltature Massimo Dalle Ave, 43, di Vicenza; del capo della squadra scavi Paolo Vialetto, 44, di Vicenza; dell´ingegner Massimiliano Saita, 45, di Campo San Martino e del dirigente responsabile Andrea Negrin, 40, di Camisano. Gli zii di Matteo, parte civile con gli avv. Daniele Accebbi e Chiara Leoni, hanno reclamato il processo.
Le difese, con gli avv. Lucio Zarantonello, Giulio e Giovanni Manfredini, Lino Roetta e Andrea Tirondola, hanno invece sollecitato l´assoluzione. Due gli argomenti più marcati della tesi difensiva: in primo luogo la perizia di Maritati non prova che sia stata la buca la causa dell´incidente in maniera certa, mentre ci sono evidenze contrarie. In secondo, i loro assistiti non erano chiamati, per contratto, a rispondere delle buche. Nel 2008 erano stati eseguiti dei lavori su quel tratto; se la buca era dovuta ai lavori eseguiti male, o si era formata successivamente, ad occuparsene avrebbero dovuto essere altri. Chi? Una domanda a cui un esperto di diritto amministrativo, interpellato dal pm, non aveva saputo rispondere con chiarezza.
È per questo che ieri il giudice ha chiesto di sentire sindaco e presidente di Aim. Dovranno dire loro chi si sarebbe dovuto occupare di quella buca, che era stata segnalata dai residenti. Se non saranno in grado di farlo, oppure se i due enti non erano attrezzati con una precisa gerarchia di responsabilità, lo scenario potrebbe rivelarsi complesso per gli stessi enti. «È per noi un successo - ha commentato l´avv. Accebbi - perchè finalmente potrà emergere il ruolo del Comune, finora rimasto in ombra». «È l´occasione per fare chiarezza - ha replicato l´avv. Zarantonello -. Non possono essere chiamati a rispondere tecnici che non hanno responsabilità sul punto».


 


La famiglia chiede un milione

I genitori di Matteo Dall´Osto, tutelati dagli avvocati Accebbi e Leoni, nei mesi scorsi hanno ritirato la costituzione di parte civile nel processo penale ed hanno promosso una causa civile contro il Comune di Vicenza e contro Aim, chiedendo un risarcimento superiore al milione di euro per il figlio che aveva solamente 18 anni quando morì in seguito all´incidente stradale. Nel processo penale sono rimasti gli zii di Matteo, che gli abitano vicino, e che gli erano molto affezionati. Una scelta determinata dal fatto di essere comunque presenti nel procedimento davanti al giudice penale.
La causa civile è iniziata nelle scorse settimane davanti al giudice Eloisa Pesenti. Le parti in questo periodo possono depositare atti e prove per dimostrare la loro tesi.

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