Dueville, dimora vietata per 5 Cc
INCHIESTA.Clamorosa ordinanza del tribunale del Riesame, che ha accolto il ricorso del pubblico ministero Salvadori
Rigettata solo la posizione dell´ex comandante. Sono i carabinieri finiti sotto indagine e spostati di sede per i presunti arresti illegali
Il tribunale del Riesame ha accolto il ricorso della procura di Vicenza. Per i carabinieri di Dueville, peraltro già trasferiti altrove, è stato firmato l´obbligo di dimora nel Comune. Lo hanno deciso i giudici veneziani nella prima serata di ieri, accettando le richieste avanzate dal pubblico ministero vicentino Luigi Salvadori. L´ordinanza ha stupito, e non poco, dopo che il giudice di primo grado di Vicenza, Stefano Furlani, aveva respinto le medesime richieste il mese scorso.
IL PROVVEDIMENTO. Il Riesame ha firmato il divieto di dimora a Dueville per i marescialli Francesco Franzese, 41 anni, e Paolo Speciale, 41, per l´appuntato scelto Vincenzo Abram, 40, e per i carabinieri scelti Angelo Landolfa, 26, e Antonio Laricchia, 27. Respinta analoga richiesta per il solo maresciallo Giuliano Forlano, 43, che all´epoca dei fatti era comandante della stazione di Dueville. I difensori degli indagati - gli avv. Andrea Balbo, Francesco Rucco, Gaetano Franzese e Marta Rossi -, avevano invece chiesto che la richiesta di custodia cautelare fosse respinta, anche perchè i sei carabinieri - i principali indagati di un fascicolo che vede sotto inchiesta anche altri sei loro colleghi - erano stati trasferiti ad altro incarico dal comando provinciale dell´Arma. Fra l´altro, è di questi giorni la notizia che a comandare la stazione di Dueville è stato mandato al momento il maresciallo Luigi De Rubertis, finora in servizio a Vicenza dove ha meritato la stima di colleghi e superiori.
L´INCHIESTA. Il pm Salvadori ha iscritto sul registro degli indagati i 12 carabinieri in relazione ad alcune indagini antidroga avvenute nel territorio di loro competenza nella primavera scorsa. Fu la guardia di finanza, impegnata in un´altra operazione antidroga, a segnalare in procura che c´era qualcosa di strano: un immigrato intercettato parlava al telefono con i carabinieri e prendeva con loro accordi. L´indagine fu affidata - a testimonianza dell´altissimo grado di affidabilità dell´Arma vicentina - agli stessi carabinieri, con il nucleo investigativo provinciale. Il punto centrale dell´inchiesta è che i militari - in tesi d´accusa - avrebbero utilizzato come agenti provocatori degli spacciatori.
Modalità investigative non ammesse in casi del genere, per piccoli quantitativi e senza autorizzazioni da parte dei superiori e senza avvisare il magistrato.
LE ACCUSE. Le ipotesi di reato a carico dei carabinieri sono pesanti, e vanno dal falso al peculato, dalla concussione al concorso in spaccio. Fanno riferimento ai rapporti ritenuti da codice penale con gli immigrati Abdelilah Aouinati, Dusko Paic e Wissam Fair. L´ipotesi più grave fa riferimento al fatto che avrebbero indotto Fair a comprare dagli altri due dello stupefacente per arrestarli; in cambio, gli avrebbero offerto di strappare un verbale a suo carico.
LA DIFESA. Sul fronte difensivo, richiamato anche dal giudice Furlani nella sua ordinanza, i carabinieri non agirono per trarre un fine personale, ma solo per dare una risposta alla cittadinanza di Dueville e Monticello Conte Otto. Fra l´altro, la cittadinanza stessa e i sindaci si sono pubblicamente spesi in difesa dei loro militari, ringraziandoli. In secondo luogo, gli indagati hanno sempre spiegato di non aver commesso alcun reato: la stessa concussione non sarebbe mai avvenuta perchè il verbale da strappare in realtà faceva riferimento ad un sequestro di sostanza che Fair credeva fosse droga, mentre in realtà non lo era. Il pm aveva chiesto all´epoca di arrestare i carabinieri, ma fu frenato dal procuratore reggente Paolo Pecori che ritenne i comportamenti ipotizzati non così gravi da far scattare le manette. «Controlli, verifiche ed accertamenti sono doverosi», aveva poi spiegato lo stesso Pecori.
Ora i carabinieri colpiti dal provvedimento potranno presentare a loro volta ricorso.
Le manette e la richiesta di droga
I fatti per i quali la procura sta indagando risalgono all´aprile scorso, quando i militari della stazione, sollecitati anche dalla popolazione di Dueville e di Monticello, arrestarono alcuni immigrati per detenzione e spaccio di stupefacenti. Il magistrato - due le operazioni antidroga nel mirino - contesta le modalità con cui furono fatte scattare le manette. In particolare, secondo l´accusa, gli inquirenti fermarono un marocchino con qualche grammo di marijuana e lo avrebbero utilizzato per incastrare gli spacciatori facendogli “ordinare” lo stupefacente. Inoltre, gli avrebbero promesso che se dava loro una mano avrebbero stracciato il verbale di sequestro delle dosi di droga che aveva con sè.
In questa maniera avrebbero sì arrestato gli immigrati, ma secondo la procura avrebbero commesso una serie di reati, dal falso all´abuso d´ufficio, dalla concussione al concorso in spaccio di stupefacenti.
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