IL PERSONAGGIO. L’imprenditore Gaetano Marangoni, appassionato di gastronomia. «La parola d’ordine? Informalità»

«I locali devono curare la qualità di piatti e vini e contenere i prezzi»

È un appassionato di gastronomia. Conosce assai bene il Vicentino - compresa la Repubblica di Bassano, dove abita - ma anche l’Europa e le nuove tendenze in America. È un imprenditore di livello (attualmente è presidente dei costruttori edili di Assindustria) ma, per la competenza di giudizio e il suo equilibrio, potrebbe firmare recensioni nelle migliori guide gastronomiche. Gaetano Marangoni, bassanese che lavora a Vicenza, dove ha sede l’azienda di famiglia attiva da tre generazioni, indica una strada precisa per la ristorazione: «La parola d’ordine è informalità - spiega - I locali devono offrire un’atmosfera accogliente e non pretenziosa». Cita l’enoteca “Centrale” di Mestrino oppure “Villa di Bodo” a Sarcedo come esempi di una filosofia che è vincente nella sensibilità dei clienti: «Oggi è finito il tempo dei fenomeni, di chi vuol stupire ed essere a tutti i costi sopra le righe. La crisi ha ridimensionato questi atteggiamenti. Un locale deve avere attenzione alle materie prime e alla qualità. Magari pochi piatti, ma curati e curiosi; i vini devono essere di buon livello e a prezzo ragionevole. Infine, il costo totale di un pranzo o di una cena deve essere contenuto».
Questo non significa che bisogna livellare in basso la ristorazione: «Le eccellenze, dagli Alajmo ai Portinari, dobbiamo tenercele care. La ricerca nella gastronomia è un aspetto importante, che fa andare avanti tutti nel settore».
Marangoni indica alcuni locali preferiti: «Il Casin del Gamba e Imera “Penacio” Gianello, che si fanno perdonare per la qualità delle proposte dove si trovano...». E i vini che gli piacciono di più: «Amo molto Menti di Gambellara. Il suo durello spumante “Omomorto”, a parte il nome e l’etichetta nera che sembra un ossimoro, è un invito alla vita. Il Vespaiolo di Contrà Soarda di Pulierin per gli asparagi è ottimo. E poi ancora il Vigneto Due Santi, il torcolato di Miotti... Non indico questi nomi a caso: è importante una selezione di vini locali per una cena che vuole essere di livello, ma anche rilassata e... a chilometri zero».
Se lo afferma lui che conosceva Heinz Beck de “La Pergola” quando aveva solo una stella anziché le tre attuali, oppure che indica come imperdibile una cena di Corrado Fasolato nel giardino del “Met” c’è da credergli. Loda anche gli spaghetti freddi dell’Osteria di Cera a Campagnalupia: «Sono i migliori a cucinare il pesce». E di vini si intende, se ha assaggiato un soufflé all’ananas accompagnato da un Mouton Rothschild. Cita le “Colline della stella” dosage zero come una bollicina da assaggiare, un Franciacorta meno conosciuto degli altri più blasonati, ma assolutamente all’altezza.
Un’etichetta emergente? «Senza andare a cercare troppo lontano, mi piace il Gambellara di Cristiana Meggiolan». «Il vino è un piacere - conclude - e deve esserlo a tutti i livelli. Non si può bere bene solo perché si spendono trecento euro per uno champagne. Molti prodotti locali sono ottimi. Basta cercarli».A. D. L.