Tanti sono i professionisti  che si sono messi assieme  per produrre tre vini - Il ricavato va in solidarietà
Produzione di 13 mila bottiglie  - Un quarto ai soci mentre il resto va in commercio per ora in Italia
Loretta Simoni

Il progetto si chiama “Cento più uno”: l’uno è Stefano Gris, affermato architetto, autore fra l’altro dell’allestimento per la visitatissima mostra del National Museum di Tokyo “The mind of Leonardo” del 2007.
I cento sono i suoi amici più cari, soci di una cooperativa d’acquisto fondata tre anni fa, che firma i prodotti di Griswine, azienda di Valle San Giorgio, nel cuore dei Colli Euganei. La produzione fa capo a Stefano e alla moglie, l’architetto Silvia Dainese (la quale è docente universitario e ha progettato la nuova sede della Dainese del cugino Lino), mentre fra i cento vi sono professionisti, dirigenti d’azienda, artisti come Antonio Riello, Arcangelo Sassolino, Maria Grazia Rosini, stilisti come Daniela Pancheri, per lo più veneti ma provenienti anche da altri paesi europei e dagli Stati Uniti.
La produzione annuale è di circa 13 mila bottiglie: un quarto va ai soci, il resto è distribuito in Italia, ma con possibili sbocchi futuri nel mercato USA. Parte dei guadagni è devoluto a progetti di solidarietà.
Stefano Gris assieme alla moglie Silvia Dainese: hanno lanciato la Griswine e i loro vini hanno mobilitato cento amici.Sono in tutto solo quattro i prodotti di Griswine: il bianco Amolaro e il rosso Piedicero, che rappresentano i vini di punta dell’azienda padovana, nei cui ranghi vi sono anche il moscato bianco Novembre e un olio extra vergine d’oliva.
A Stefano Gris l’idea alla base del progetto è venuta al ritorno da un viaggio in Giappone. Non è esattamente un Paese che ispiri intraprese enologiche: «Infatti, si trattò solo di una casualità - afferma - In effetti l’idea mi frullava nella testa da tempo e tornava a riproporsi ogni volta che mi ritrovavo a cena con gli amici. Ma per la verità il nostro progetto non prevede solo la produzione tout court, ma un’intensa attività di divulgazione, di marketing, di sponsorizzazione di eventi.»
Amolaro è un uvaggio a base di Moscato e Garganega, con una piccola percentuale di Tocai. Viene conservato nelle fecce più nobili per circa otto mesi, poi è affinato in bottiglia.
Piedicero è invece composto da Cabernet Sauvignon, Carmenere e Merlot. Questi ultimi sono posti in vasche di cemento con le proprie fecce, e lì riposano fino al momento del taglio. Dopo la fermentazione, il Cabernet sauvignon è messo in affinamento su “tonon” di rovere francese da cinquecento litri. Si uniscono successivamente le due parti, per alcuni mesi, prima dell’imbottigliamento senza lavorazione.
Proprio per la fase di imbottigliamento, Griswine ha optato per un tappo con valvola brevettata, realizzata per meglio conservare ed esaltare gli aromi, realizzato in collaborazione con l’università di Udine: una scelta che consente al vino di respirare, evitando allo stesso tempo il rischio di contaminazioni.
Architetto con la passione per il vino, Stefano Gris ha realizzato un progetto che nel pur variegato panorama dell’enologia italiana spicca per originalità e spirito innovativo. Ma cosa accomuna un architetto a un wine maker? «La tangibilità della Cantina come edificio e l’intangibilità della componente creativa come elemento essenziale per far bene un lavoro e l’altro». E quanto alla Weltanschauung di “Cento più uno”, Gris non ha dubbi: «Questi vini sono il frutto di una sinergia tra cultura e tradizione, veri prodotti di un lusso democratico e solidale».