Due agosto, festa... degli uomini
LA TRADIZIONE. Un menu particolare per la giornata, che sarà ripetuto stasera da “Penacio”
Si mangia pollo in tecia e fagioli
Antonio Di Lorenzo
E per dimostrare di essere virili si beve un bianco a stomaco vuoto
Bere vino bianco alla mattina appena svegli, a stomaco vuoto. Chi fa il furbo avrà la “goccia al naso” per tutto l’inverno. E a mezzogiorno pranzo con “pollo in tecia” e fagioli. Insomma, un menu da uomini - da “duri” che sanno reggere il vino a qualunque ora del giorno - per la “festa degli uomini” che secondo la tradizione cade oggi, il 2 di Agosto.
Si tratta di una tradizione che questa sera, in ricordo del nonno Lino, Dimitri Mattiello, dell’Antica Osteria “Penacio” a Soghe di Arcugnano, ripeterà con un menu incentrato su questi piatti.
Lo zio di Dimitri, il più famoso Enzo “Penacio” Gianello, spiegava tempo fa il perché di questo menu: «Il vino bianco era una rarità dalle nostre parti, perché tutta l’uva veniva messa assieme e ne usciva un vino rosato. Quello bianco era tenuto in gran conto e si beveva nelle occasioni importanti, come appunto la “festa degli uomini”. Inoltre, era convinzione comune che il vino bianco proteggesse dal morso dei serpenti».
Più realisticamente, se il vino bianco aveva un valore celebrativo (e berlo a stomaco vuoto dava prova di virilità) il pollo era una delle poche cose commestibili facilmente reperibili anche dai contadini. L’economia dell’aia, un tempo, era fondamentale per il bilancio familiare. Allo stesso modo i fagioli erano un condimento diffuso, così come la cottura “in tecia” piuttosto semplice.
Ma perché il 2 Agosto è la festa degli uomini?
Dino Coltro nel suo “Parole perdute – Il parlar figurato nella tradizione orale veneta” (Cierre Edizioni) dà una possibile interpretazione circa la nascita della tradizione, che pare appartenga soltanto al Triveneto e alla Lombardia, con epicentro nel Friuli, precisamente a Monteprato (frazione di Nimis, in provincia di Udine), dove la festa degli uomini ha assunto un carattere decisamente goliardico, attirando peraltro migliaia di spettatori.
Coltro richiama la nascita della festa all’ultimo periodo della Serenissima, “quando soldati e ufficiali francesi – scrive – portavano calzoni attillatissimi che lasciavano intravedere le parti virili. Pare che una ordinanza abbia obbligato i militari a sistemare “les deux a gauche” per motivi estetici e di decenza”.
“Do de agosto” quindi non sarebbe altro che l’imitazione, fatta dai veneti, della pronuncia del francese “le deux a gauche”. Ora, perché da una frase francese che assomiglia a una frase in dialetto veneto, sia nata addirittura una festa, non è chiarissimo. Lo stesso Dino Coltro aggiunge: “O, forse, la leggenda vuole rendere più accettabile la frase i do de agosto, frase popolarissima per definire i genitali maschili, e che probabilmente deriva da una interpretazione del simbolo calendariale du oto”.
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