Olio dei due santi a Brendola
IL PRODOTTO TIPICO. La famiglia Menon lo dedica a San Valentino e anche a Santa Bertilla
Brendola, l’olio dei “due santi” ha l’antica Rocca sull’etichetta
Isabella Bertozzo
Ottocento piante su tre “campi” producono trecento litri... d’oro
È proprio l’olio dei due Santi, quello prodotto dalla famiglia di Danilo Menon a Brendola. Il primo, San Valentino, compare sulle bottiglie in cui Menon mette in vendita il suo extravergine d’oliva, e richiama la zona di Brendola in cui si stende l’oliveto: la frazione di San Valentino, appunto. Il secondo santo è Santa Bertilla, che nacque a Brendola e alla quale la famiglia Menon è particolarmente devota, tanto da aver posto recentemente davanti a casa una statua che la ritrae.
Sotto questa egida dei “due Santi” la famiglia produce il proprio olio: il terreno è di circa tre campi vicentini, equivalenti a poco più di un ettaro, e le piante di olivo sono ottocento.
“Un amore di olio” è la scritta sull’etichetta. Gioca non solo sulla località di produzione ma anche sulla tradizione che vuole San Valentino simbolo dell’amore. L’etichetta è completata dalla Rocca dei Vescovi, uno dei simboli di Brendola, che domina la valletta fra i colli in cui, al riparo dal caos della pianura, cresce lento e pacifico l’oliveto Menon.
L’idea nasce una dozzina d’anni fa quando Danilo Menon, perito elettrotecnico, decide di piantare degli olivi in un ex vigneto, pensando che avrebbero avuto bisogno di meno cure e che forse avrebbero prodotto del buon olio, visto che il terreno è esposto al sole. Ben presto, però, si accorge che, come tutte le colture, anche gli olivi richiedono impegno: la potatura, l’irrigazione quando la stagione si fa troppo secca, qualche trattamento se arrivano le mosche. E poi la raccolta delle olive. Ma l’impegno diventa una passione che coinvolge tutta la famiglia: la moglie Silvia De Peron, insegnante, e il figlio Giovanni, studente di liceo.
Alla base c’è una scelta di amore e rispetto per la terra, per l’ambiente, per la salute. Grazie agli olivi, il terreno non è stato lasciato incolto perché le radici degli alberi sostengono la collina, mentre si evitano il più possibile i trattamenti alle piante. Per la raccolta vengono usati gli abbacchiatori pneumatici e stese reti sotto gli alberi, metodi poco invasivi per rispettare le piante. La spremitura delle olive è eseguita a freddo in un frantoio del Veronese: l’olio che finisce in bottiglia, extravergine d’oliva, è frutto solo della prima spremitura. «Ci è stato suggerito che questo olio potrebbe essere “tagliato” con altro di seconda spremitura, in modo da aumentarne la quantità – specifica Danilo Menon – ma preferiamo di no, altrimenti perderebbe la sua purezza. Ci teniamo così tanto che seguiamo di persona tutte le varie fasi: dalla potatura all’imbottigliamento».
È una piccola produzione: l’anno scorso hanno raggiunto i 300 litri, quantità sufficiente per pensare a un’etichetta. Un prodotto genuino che ha riscosso vari apprezzamenti di ristoratori locali. La vendita per ora è solo diretta, nella loro abitazione di via Piave 91.
Brendola, l’olio dei “due santi” ha l’antica Rocca sull’etichetta
Isabella Bertozzo
Ottocento piante su tre “campi” producono trecento litri... d’oro
È proprio l’olio dei due Santi, quello prodotto dalla famiglia di Danilo Menon a Brendola. Il primo, San Valentino, compare sulle bottiglie in cui Menon mette in vendita il suo extravergine d’oliva, e richiama la zona di Brendola in cui si stende l’oliveto: la frazione di San Valentino, appunto. Il secondo santo è Santa Bertilla, che nacque a Brendola e alla quale la famiglia Menon è particolarmente devota, tanto da aver posto recentemente davanti a casa una statua che la ritrae.
Sotto questa egida dei “due Santi” la famiglia produce il proprio olio: il terreno è di circa tre campi vicentini, equivalenti a poco più di un ettaro, e le piante di olivo sono ottocento.
“Un amore di olio” è la scritta sull’etichetta. Gioca non solo sulla località di produzione ma anche sulla tradizione che vuole San Valentino simbolo dell’amore. L’etichetta è completata dalla Rocca dei Vescovi, uno dei simboli di Brendola, che domina la valletta fra i colli in cui, al riparo dal caos della pianura, cresce lento e pacifico l’oliveto Menon.
L’idea nasce una dozzina d’anni fa quando Danilo Menon, perito elettrotecnico, decide di piantare degli olivi in un ex vigneto, pensando che avrebbero avuto bisogno di meno cure e che forse avrebbero prodotto del buon olio, visto che il terreno è esposto al sole. Ben presto, però, si accorge che, come tutte le colture, anche gli olivi richiedono impegno: la potatura, l’irrigazione quando la stagione si fa troppo secca, qualche trattamento se arrivano le mosche. E poi la raccolta delle olive. Ma l’impegno diventa una passione che coinvolge tutta la famiglia: la moglie Silvia De Peron, insegnante, e il figlio Giovanni, studente di liceo.
Alla base c’è una scelta di amore e rispetto per la terra, per l’ambiente, per la salute. Grazie agli olivi, il terreno non è stato lasciato incolto perché le radici degli alberi sostengono la collina, mentre si evitano il più possibile i trattamenti alle piante. Per la raccolta vengono usati gli abbacchiatori pneumatici e stese reti sotto gli alberi, metodi poco invasivi per rispettare le piante. La spremitura delle olive è eseguita a freddo in un frantoio del Veronese: l’olio che finisce in bottiglia, extravergine d’oliva, è frutto solo della prima spremitura. «Ci è stato suggerito che questo olio potrebbe essere “tagliato” con altro di seconda spremitura, in modo da aumentarne la quantità – specifica Danilo Menon – ma preferiamo di no, altrimenti perderebbe la sua purezza. Ci teniamo così tanto che seguiamo di persona tutte le varie fasi: dalla potatura all’imbottigliamento».
È una piccola produzione: l’anno scorso hanno raggiunto i 300 litri, quantità sufficiente per pensare a un’etichetta. Un prodotto genuino che ha riscosso vari apprezzamenti di ristoratori locali. La vendita per ora è solo diretta, nella loro abitazione di via Piave 91.
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