LA CURIOSITÀ. "Archidipno” di Salvatore Massonio del XVII secolo
SE L’INSALATA HA UN TRATTATO È MERITO DI UN VICENTINO
Alessandra Balestra
Il noto pittore Alessandro Maganza fece pubblicare il volume nel 1627 all’insaputa dell’autore. Riteneva fosse così importante che ne scrisse la prefazione
Alessandro Maganza, famoso pittore manierista che lavorò a Vicenza tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo, dipinse il suo primo lavoro documentato nel 1580 per il monastero costruito vicino alla basilica di Monte Berico e lo intitolò “La Vergine e il bambino con i quattro evangelisti”. Dipinse alcuni affreschi alla “Rotonda”. Fortuna volle che Salvatore Massonio fosse un suo amico, altrimenti quest'ultimo non sarebbe passato alla storia come uno dei primi esperti dell'insalata. “Archidipno, overo dell'insalata e dell'uso di essa”, è il titolo del trattato di Massonio edito a Venezia nel 1627, scritto sulla scia della precedente opera di Costanzo Felici del 1569 intitolata “Dell’insalata e piante che in qualunque modo vengono per cibo dell’homo”. Maganza pensò che fosse un peccato non pubblicarlo: all'insaputa dell'amico, se ne occupò personalmente e ne scrisse anche l'introduzione.
Piatto di moda al giorno d'oggi, per gusto e per ragioni di linea, l'insalata era già largamente consumata sulle tavole rinascimentali per gli stessi motivi: «E perché molti hanno ordinario appetito, ma bramano di trangugiar più di quello che dalla natura loro vien dato - scrive Massonio - perciò si servono anch'essi dell'insalata, la quale, se ben nutrendo può alquanto soddisfare alla fame naturale».
Gli antichi mangiavano insalata all'inizio del pasto, per solleticare l'appetito: le prime testimonianze certe dell'uso dell'insalata come pietanza che apriva il pranzo risalgono agli anni di Marziale, poeta latino vissuto tra il 40 e il 103 dopo Cristo. Semplice o ricca di ingredienti era già un piatto in: «Se ne vedono esempi molti - narra Massonio - e particolarmente uno in una descrittione de' grandi apparati e feste fatte in Milano già dal duca di Sessa e dal marchese di Pescara nel palazzo del Signor Giovan Battista Castaldo marchese di Cassano, fatta da Ascanio Centorio e impressa l'anno 1559», nella quale occasione furono servite «molte vere insalate d'herbe, di frutti, e di fiori». Quella che oggi chiamiamo insalata, intendendola composta principalmente di foglie verdi, era, per Massonio, un'insalata “fasulla”: «Potriasi per più ordinata dottrina divider l'insalata in vera, e non vera - scrive - e risolutamente dirsi la vera havere per ordinario per materia l'herbe che possedono qualità piccante e acuta (la ruchetta per i contadini, l'acetosa di solito per le donne) e la non vera essere composta semplicemente da insalata verde che stuzzica l'appetito non da sé stessa ma semplicemente per via dell'aceto e sale con cui è condita».
Essa veniva chiamata dai latini Acetarium proprio per via dell'aceto con cui erano soliti condirla, la cui traduzione italiana fu poi Insalata, a causa del sale, per lo stesso motivo. C'era chi nel passato la chiamava Herba Salolacetaria per comprendere insieme il concetto di sale, olio e aceto. Tale vocabolo è poi però andato in disuso.