L’etichetta non lascia adito ad alcun dubbio: “Maranella” con un sottotitolo, è “Maranello da bere”, che presenta una birra figlia del mais tipico di Marano Vicentino e dei Comuni che gli fanno corona. Una birra del territorio, dunque, nata dalla sinergia di due aziende di Isola Vicentina, Molino Filippi e Birrificio Artigianale Birrone, vicine per mentalità e anche per collocazione, nella zona industriale di Castelnovo, lungo la statale del Pasubio. Detto questo, la parola passa alla “Maranella”, che si presenta come una birra intermedia tra rossa e bionda, dalla spuma finissima; il colore ricorda quello del cereale dai chicchi arancioni; il profumo è particolare, coinvolgente; il sapore è intenso, ma suadente; 5,6 i gradi di tenore alcolico; insomma, una birra di forte personalità, ma carattere aperto e schietto. Una tipica birra artigianale, non filtrata né pastorizzata. È da bere fresca, visto che va rigorosamente conservata in frigorifero.
Quanto di più naturale si possa pensare.
La materia prima si deve al Molino Filippi, azienda di primo piano che per scelta vocazionale tratta esclusivamente il mais, cereale veneto per antonomasia, ma sempre più trascurato a fronte dell’incalzante offerta di prodotti da grano tenero e duro. Il Maranello è impareggiabile per quel che riguarda la polenta; risulta eccezionale, anche quando si tratta di birra. L’esperienza della Filippi è ventennale, con clienti tra i birrifici più titolati a livello nazionale. Di solito a tale scopo di usano farine di mais ibridi di nuova generazione. La novità è l’impiego di mais Marano vicentino e la collaborazione con un birrificio artigianale compaesano, con il quale è stato possibile avviare una produzione unica nel suo genere per tipicità.
Coprotagonista dell’operazione “Maranella” è un’azienda attiva dal 2008, con un nome accattivante, Birrone, e una rassegna di etichette, dall’intrigante “Punto G” all’impegnativa “Brusca”, che hanno fatto breccia nel cuore degli appassionati di birra (di cui giusto un anno fa “Vicenza di Gusto” s’è occupata).
Il titolare, Simone Dal Cortivo nasce ed è tuttora panificatore. Capita tuttavia, sul finire degli anni Novanta, che s’innamori dell’idea di fare della birra la protagonista del proprio futuro professionale. Passa dieci anni di studi sui sacri testi, sostenuto da una passione divorante, e di viaggi nei santuari della bevanda, soprattutto in Germania, facendo conoscenza con i piccoli grandi artigiani del settore; anni di esperimenti, a decine, per poter alla fine di padroneggiare la materia prima e le tecniche di trasformazione. Un vero amore: nelle parole del suo artefice ogni birra è il frutto di un corteggiamento che dura 40 giorni, fatto di attenzioni quotidiane, domeniche comprese, dalla fermentazione ai vari momenti della maturazione fino al momento in cui il sentimento si può consumare, nel vero senso della parola. Avere otto birre in produzione equivale a star dietro a otto “morose”: insomma, ci vuole un fisico bestiale.
Per gli appassionati del dettaglio tecnico il mastro birraio specifica c
he la “Maranella” nasce da un 80% di malto d’orzo e da un 20% di semola di mais Marano.