Uno striscione contestato
Nel Giornale di Vicenza, rubrica lettere dei lettori, del 16 giugno scorso, è apparso un intervento del noto filosofo locale Sergio Benetti, che contesta uno striscione apparso nel cortile delle scuole di Vivaro. Le insegnanti replicano.
La lettera di Benetti:
Quando si esagera con le contestazioni
Sia ben chiaro: dissentire è un diritto. Quello che invece per qualcuno è poco chiaro è dove e come.
Si può obiettare la politica della riduzione e della concentrazione del ministro Gelmini (un altro ministro se coscienzioso avrebbe fatto la stessa cosa: le vacche grasse son già state munte!), ma appendere uno striscione di contestazione “dentro” lo spazio-scuola, questo non è accettabile: la laicità della scuola ne risulterebbe danneggiata. L'ideologia e la propaganda politica in questi luoghi non ci devono essere.
Dispiace registrare, come è successo a Vivaro, che insegnanti e alunni abbiano fatto coalizione nell'appendere sulla parte interna della recinzione della Pascoli lo striscione “Vivaro contro la d'istruzione”. Tale gesto corrisponde ad una azione educativa (didattica?) di cui vantarsi? Il direttore didattico è a conoscenza di ciò?
Non dovrebbe proteggere e tutelare l'integrità spirituale e culturale degli alunni della scuola di Vivaro? Metterebbe un operaio della Fiat nel suo posto di lavoro, sotto la foto degli Agnelli, una frase che aizza e inneggia contro la famiglia torinese?
Ci chiediamo, se docenti preposti all'educazione abbiano a conoscenza i nodi pedagogici strutturali di base, essenziali, del rapporto docente-discente. È normale che un bimbo arrivi a pensare “Perché il mio maestro ce l'ha con la Gelmini"? Queste cose interessano al ragazzino-scolaro?
Pareri personali, del tutto personali (il dissenso verso il giro di vite dell'attuale governo) non possono trovare simili ostentazioni e strumentalizzazioni negli spazi della scuola: che si manifesti in borgo Scroffa a Vicenza o in viale Trastevere a Roma!
Ma coloro che aizzano bambini e ragazzi contro le misure del governo non la contano giusta: se davvero avessero a cuore il futuro dei nostri studenti si batterebbero come leoni per tagliare i rami secchi e rendere gli studi molto più seri, più rigorosi, più profondi. Farebbero di tutto per mantenere la scuola come uno spazio “altro” dalla società, dal comizio, dalla strada.
Solo se ci sono la differenza e l'alterità, solo così ci può essere il confronto. Se tutto è profano niente può essere sacro, se tutto è sacro, niente può essere e diventare profano. La differenza è la garanzia e la tutela dell'esistenza. Sciupati questi luoghi andranno in deperimento anche i principi di alterità e di inviolabilità.
A Milano qualche settimana fa la Digos ha fatto rimuovere (giustamente) nella scuola elementare di viale Puglie cartelloni contro l'attuale governo, esposti all'ingresso e sulle vetrate della scuola. A Vivaro, onde evitare rimozioni forzate, sarà opportuno che i maestri della scuola alienino loro stessi quello striscione di cattivo gusto.
Sergio Benetti
Dueville
Ecco la risposta delle insegnanti di Vivaro apparsa nel giornale di Vicenza del 21 giugno 2009
Come è nato quello striscione nel cortile della scuola
Se, come è vero, dissentire è un diritto, le chiediamo gentilmente ci venga dato uno spazio adeguato per poterlo fare. Il nostro intento non è certamente quello di difenderci da accuse che riteniamo gratuite e diffamanti, piuttosto quello di poterci avvalere della possibilità di esprimerci e di far arrivare a chi legge il suo giornale anche la nostra voce. Premettiamo che lo striscione in questione non è più appeso a scuola da oltre 10 giorni, non tanto dunque perché auspicio del signor Benetti, piuttosto perché la nostra dirigente, garante delle diverse idee che gravitano sul mondo della scuola, ci ha chiesto di toglierlo. L'unico errore di cui facciamo pubblica ammenda è stato quello di averlo appeso internamente alla rete di recinzione: la storia è semplice e parte da altri striscioni appesi (questa volta esternamente) che sono misteriosamente scomparsi in momenti diversi. Poiché ci è sempre parso importante cercare di portare all'esterno il nostro dissenso, abbiamo sorvolato sulla regola cercando così di non farci “strappare" nuovamente le nostre idee e i nostri ideali. Ci sembrava un falso problema quello della parte interna o esterna alla recinzione...ingenue, forse, ma in buona fede. In quest'anno così controverso e sofferto per chi crede in quei principi che hanno dato vita al nostro stile educativo, di striscioni se ne sono visti molti: in Borgo Scroffa a Vicenza, in viale Trastevere a Roma... ma anche in moltissime scuole sparse in tutto il territorio italiano, quindi anche veneto e vicentino. Crediamo nessun insegnante abbia a questo scopo agito per vanto, né tanto meno guidato dal desiderio di svolgere propaganda politica: nella nostra scuola, a prova di ciò, convivono serenamente diverse “anime" politiche e nessuna è allineata a nulla. Forse, nel nostro piccolo, rappresentiamo la trasversalità di un movimento che si è creato per contestare un'idea di scuola vecchia, che non sa niente dei bambini, di come sanno essere ricchi di tutto, anche delle loro fragilità. L'intervento del signor Benetti ci ha ferito nella nostra dignità di persone prima di tutto e, in seconda battuta, nella professionalità che pensiamo di esserci guadagnate sul campo. Crediamo che nessuno dei nostri genitori abbia avuto l'impressione che sia mai esistita una coalizione tra noi insegnanti e gli alunni della scuola nell'appendere lo striscione in questione, come del resto non c'è mai stato un coinvolgimento attivo dei bambini, da parte nostra, nelle diverse azioni che durante quest'anno ci hanno viste partecipi nella protesta. È innegabile che il rapporto che ci lega ai bambini sia qualcosa che va oltre la freddezza dell'antica terminologia usata dal signore al quale stiamo rispondendo: il “rapporto docente-discente" per noi racchiude parole come ascoltare col cuore, sensibilità verso le differenze, capire gli sguardi, coerenza nel portare avanti i valori in cui si crede. Non riteniamo che ai bambini vada spiegato il perché di alcune scelte politiche ed economiche (fatichiamo a capirlo anche noi...), ma se loro ci chiedono il motivo dello sciopero del giorno dopo noi perderemmo la loro fiducia se non cercassimo di trovare le parole giuste per confortarli e rassicurarli sul fatto che vogliamo fare di tutto per “salvare" la scuola, in particolare la loro. Riteniamo anche questo un modo per tentare di dare il meglio di noi, nella massima libertà e rispetto reciproco, senza calpestare nessuno, cercando semmai di dare valore alle idee di tutti. E se molte di queste diverse idee si sono ritrovate unite nel dire il proprio “NO", ciò ha rappresentato un momento importante, che ha commosso per il carico di speranze che ha portato con sé. Noi, caro signor Benetti, ci battiamo come leoni... certo. Ma per dare la maggior qualità possibile al nostro lavoro, per rendere gli studi sì più seri e rigorosi, ma consapevoli che si rivelerebbero studi vuoti ed effimeri se non fossero accompagnati dal piacere e dall'armonia del “fare scuola" e dello stare a scuola. Ai rami secchi dovrebbero pensare altri, bisognerebbe saper delegare in modo intelligente e, soprattutto, sarebbe importante non pagassero i bambini la negligenza dei pochi (contro il serio impegno di molti). Ci piace pensare che i nostri alunni possono trovare nella loro scuola uno spazio dove poter esprimere i loro sogni, le curiosità, le paure, i sorrisi. Scuola nella quale vorremmo aiutarli a diventare persone che sanno pensare con la propria testa, in grado di fare ipotesi, dove possono giocare, parlare, imparare a collaborare e a stabilire relazioni significative, a trovare soluzioni pacifiche ai loro conflitti. Una scuola dove prima di tutto i bambini stiano bene. Scuola che non potrà più essere la stessa dopo i tagli di risorse e di organico. Scuola che noi sentiamo distante. Ma faremo di tutto per non farla sentire distante dai bambini. Per questo difendiamo a testa alta ciò che finora abbiamo, talvolta anche con fatica, costruito. E ci dispiace quando qualcuno proprio non capisce... Roberta Cerato, Anna Nichele, Francesca Pistoia, Paola Porro, Emanuela Segalina, Paola Tapparo, Genzianella Valente e Paola Vangelista Insegnanti della scuola “G. Pascoli”, Vivaro
Il giorno 29 giugno è apparsa questa letterina di commento
Le maestre di Vivaro
E adesso, dopo la replica delle maestre di Vivaro, chi trova il coraggio di informarle che la scuola italiana è in coda nella classifica dei Paesi OCSE e che l'unica cosa buona prodotta, in questo ultimo, anno sono le riforme del ministro Gelmini!
Pierantonio Bellin
Noventa Vicentina
Lei ci ha provato, ad informarle.
Ma ho il sospetto che certe notizie le sapessero già.
E che non le condividano...
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