Le elezioni comunali amministrative sono ormai alle porte. Nella primavera del 2009 si voterà in moltissimi comuni della nostra provincia, tra i quali il nostro. Pubblichiamo questo interessante botta e risposta tra Massimo Calearo, deputato e coordinatore dei parlamentari veneti del PD e la segretaria provinciale del PD Rosanna Filippin

«Le comunali? Per vincere faccio patti con il diavolo»

Intervista pubblicata sul Giornale di Vicenza di domenica 16 novembre 2008 cronaca pag. 23
 
L’INTERVISTA. Massimo Calearo Ciman, coordinatore dei parlamentari del Pd del Veneto: «Se serve allearsi con la Lega, o con Forza Italia, si fa. Basta con le ideologie»

di Cinzia Zuccon Morgani

calearo161108.jpg Massimo Calearo Ciman, imprenditore, è stato presidente dell'Associazione industriali di Vicenza e anche presidente di Federmeccanica. Ha dichiarato di non aver mai votato a sinistra ma, nella primavera scorsa, si è candidato al Parlamento riconoscendo la novità rappresentata del Pd che lo ha scelto come capolista del Veneto orientale.
On. Calearo, come si fa a lavorare in politica con la mentalità dell'imprenditore?
È stimolante ma non è facile perché cerchi di lavorare in politica con i tempi dell'impresa, ma non coincidono mai.
Lei comunque ha già ottenuto un primo risultato sulla battaglia federalista. Il Governo ha accolto come ‘raccomandazione’ la sua proposta di fissare una quota precisa di Irpef, fino al 20%, da trattenersi nei Comuni in cui i redditi vengono prodotti. Ora sfida la Lega a dare concretezza al provvedimento?
Non è una sfida a nessuno, ma vuole essere un aiuto concreto ai nostri sindaci. Il loro movimento mi ha molto colpito, ci sono tutti a parte la Lega. Si parla di 10 anni per realizzare il federalismo, nel contempo ci sono 450 sindaci che gridano “non abbiamo i soldi per aiutare i più poveri”, gli vien tolto l'Ici e vengono dati 140 milioni di euro a Catania e 500 a Roma. E la Lega tace. Eppure c'è una miriade di sindaci leghisti del nord che dicono: ma siamo scemi? La differenza tra gli altri partiti e il Pd è che nel Pd c'è la possibilità di contestare e di dire le proprie idee. Dall'altra parte ci sono due padri padroni: Berlusconi e la Lega lombardocentrica.
L'altra sfida che ha aperto è quella sulle Province. Lei ha accolto la proposta di Riello di abolirle. Ma chi sarebbero quelli, anche del Pdl, che sarebbero già disposti a sottoscrivere una proposta di legge?
Sa da chi è partita l'idea delle Province? Da un deputato del Pdl, da Santo Versace. Mi ha detto: perché non facciamo una proposta bipartisan mantenendo una struttura di tipo tecnico eliminando i politici? In questo momento però ce ne potrebbe essere un'altra ancora più semplice: eliminando le Regioni a Statuto speciale.
Sta aprendo un altro fronte. Chi ha del partito con lei?
Non vado a sentire i capicorrente perché non ne ho. Non bisogna guadare al partito, ma alla gente! La schifezza che stiamo vedendo in Sicilia è una cosa vergognosa. Bolzano è una porcheria. Non gli va bene? Vadano in Austria! Vediamo se se li prende.
Si tratta di cambiare la Costituzione. Intanto c'è qualcun altro contro le Province oltre a Versace?
Ma certo che sì. Il problema è che l'Italia, il Veneto hanno un comune denominatore in un animale: il coniglio. Di leoni ce ne sono pochi.
Dentro al Pd veneto ne son venute fuori di tutti i colori dopo la sua proposta.
Forse perché dovevamo votare a Trento?
Oggi sarebbe diverso? Il presidente della Provincia di Belluno ha detto che l'unico inutile nel partito è lei.
Chi è Reolon? Cosa ha fatto nella vita? Il politico. Andiamo a contarci tra sei mesi e vediamo chi la pensa come lui e chi come me.
Da imprenditore giustamente dice facciamo, eliminiamo gli sprechi. Ma lei è il coordinatore dei parlamentari Pd del Veneto. Sembra però più il coordinatore di se stesso. Che coordina se le sparano addosso?
Sono in 22 e han parlato in 2.
Cioè gli altri 20 son con lei?
Devo chiederlo. 5-6 son d'accordo, con gli altri devo parlare. Ho risposto ad una provocazione di Riello col buonsenso, non con le logiche della politica. Ho detto che per quanto mi riguarda ero d'accordo e che avrei chiesto al partito. Il partito la pensa diversamente? Mi adeguo, ma io rimango delle mie idee. Il programma del Pd guarda alle città metropolitane e all'eliminazione delle Province. La prossima guerra che parte comunque, dopo la vittoria a Trento, è sulle Regioni a Statuto speciale: bisogna eliminarle tutte.
Per fortuna che non l'avete detto prima a Dellai che fate la guerra agli statuti speciali... Intanto avete vinto la provincia di Trento con l'Udc ed è stato un passaggio importante. Per le amministrative come si dovrà muovere il Pd?
Ho un'idea molto chiara in testa per le prossime comunali: io faccio gli accordi anche col diavolo per vincere. Escluso Bertinotti tutto il resto mi va bene, personalmente. Fatti salvi i principi sono disposto a tutto. Devo fare un accordo con la Lega? Lo faccio. Con FI? Lo faccio con Fi. Per quel che mi riguarda. Questo significa apertura mentale a 360°. Finite le ideologie, contiamo sugli uomini.
Lei sostiene che la base è più avanti dei vertici del partito.
Certo. Il Pd può cambiare partendo da Vicenza, dal Veneto a Roma, non viceversa. Non possiamo essere 23 peones in Parlamento ma 23 portatori degli interessi veneti. Proprio perché ritengo che il partito abbia bisogno della gente ho dato vita ad un'officina delle idee con persone della società civile.
Chi c'è?
Imprenditori, molti liberi professionisti, bancari, insegnanti, docenti universitari, gente comune. Non è una corrente, è un pensatoio che elaborerà delle proposte per far capire al partito cosa vuole la gente. Avremo sede a Costabissara.
C'è qualche leader nel partito che c'è l'ha più marcata quest'idea che il cambiamento deve venire dalla base?
D'Alema è una persona molto intelligente, ha un'idea di federalismo molto lucida però non la forma mentis di questa parte del paese. Il 25 ottobre ho visto una parte del paese da Roma in giù che lo osannava. Vuol dire che lui quella parte del paese la conosce bene e la rappresenta. Dobbiamo trovare qualcun altro che conosce l'altra parte del paese, più parti del paese e far sistema.
Il nordest lei lo conosce bene. Potrebbe fare coppia con D'Alema.
Perché no?Ma non solo, ce ne son tanti di bravi. Letta, Bersani, Fassino. Proprio perché siamo un partito federale dobbiamo ascoltare quello che dicono loro, quel che dicono D'Alema e Veltroni, di cui riconosco la leadership.
A chi di questi si sente più vicino?
A Massimo Calearo. L'ottimo c'era e l'hanno crocifisso.
E' un momento di grande e generale crisi. Sentirebbe il bisogno di essere più presente in azienda? La sua sta risentendo della crisi dell'auto?
Sono costantemente collegato a quanto accade qui. C'è stata una riduzione di fatturato, specie negli ultimi mesi, in questo momento il personale sta consumando le molte ferie accumulate. Questa situazione ci dà però una spinta in più sulla diversificazione. Ho fiducia in quel che stiamo facendo.
Lei aveva dichiarato a Marino Smiderle: "Forse non l'avete capito, ma io mi diverto a fare il presidente degli industriali e a guidare Federmeccanica. Non sono né sarò mai un politico, la politica non è nel mio dna". Sei mesi dopo era capolista del Pd. Come è avvenuta questa 'mutazione genetica'?
Era ben lungi da me l'idea di entrare in politica. Una serie di fatti hanno un po' spinto questo. Da una parte me ne sono andato dall'associazione industriali per permettere che potessero scegliere questo benedetto presidente. Potevo tranquillamente restare a Federmeccanica un altro anno. Forse -ma forse è meglio di no- fare il vicepresidente di Confindustria, o tornare a fare l'imprenditore. Mi ha convinto una lunga disquisizione con Veltroni prima e Montezemolo dopo sul patto dei produttori e sulla possibilità di dare una spinta nuova al paese. La mia è un'esperienza a termine.
Come ha detto lei scadeva la sua presidenza in Assindustria, era in scadenza a Federmeccanica. Inoltre non si era sentito parlare di una vicepresidenza in Confindustria e prima non era andata in porto la sua presidenza alla Camera di Commercio. Entrare in politica è stata l'occasione per mantenere un posto al sole. Ci si affeziona ai ruoli di visibilità, no?
Sicuramente sì, ma io un mestiere ce l'ho. Non vivo né vivrò di politica. Poi non penserà mica che quando ho fatto il capolista e abbiamo perso le elezioni lo abbia fatto per finire sul Corriere? Lo faccio per vedere se riusciamo a cambiare la politica.
Ha fiducia che si possa fare?
Ho buone speranze. In un partito che non c'è abbiamo chi ci sta aiutando: l'attuale governo, basta che vadano avanti così.
Da presidente degli industriali ha detto che non scendeva in piazza contro Prodi perché alla protesta preferiva la proposta. Da parlamentare il 25 ottobre ha manifestato a Roma. Avrete fatto anche proposte, ma ora è meglio protestare?
Non era una protesta, ma una conta. Era un momento necessario al partito, per vedersi. Ero perplesso, ma ho capito frequentando la gente che era importante esserci.
A proposito di gente. Da presidente degli industriali ha sempre sostenuto che il Dal Molin era una grande occasione per la città. Da parlamentare ha sostenuto il referendum di Variati. I cittadini sono sempre cittadini. Come mai non ha sollecitato che si sentisse la gente anche prima?
Da presidente di Assindustria ho rispettato il mio ruolo, rappresentavo gli industriali vicentini che vedevano nella base una possibilità di lavoro e di sviluppo. Ero d'accordo sull'operazione ma non sul luogo e non lo sono tuttora. Ma in tempi non sospetti, da libero cittadino, da Massimo Calearo, avevo dato il mio parere sul referendum. Ho sempre detto che era un'operazione democratica e corretta sentire la gente aggiungendo che, dal punto di vista pratico, non sarebbe servito a nulla.
Non è mai emerso pubblicamente. Condivide l'operato di Variati fin qui?
Sono stato personalmente molto critico. Ma da imprenditore guardo i risultati e i risultati dicono che ha ragione lui. Chapeau. E' sicuramente uno che sa far politica molto meglio di me. Lasciamolo fare.
Un anno fa diceva che Vicenza avrebbe avuto grandi benefici dal Dal Molin. Oggi cosa crede che otterremo?
2mila militari americani. Ci sono 140 milioni per Catania, 500 per Roma ma non ci sono 10 milioni per Vicenza. La Lega dov'è?
Ha sempre sostenuto però la necessità di fare squadra. Dov'è ora la squadra per Vicenza? Mai visto un comunicato congiunto da Roma.
Noi parlamentari parliamo spesso del Dal Molin. La Dal Lago,per esempio,si stava interessando per vedere se c'erano dei fondi per Vicenza ma non ci sono. Punto.
Da quando è stato eletto lei ha continuato a fare notizia. C'è stato il caso Prodi-Mastella a Ballarò, l'apertura a Berlusconi a 'Domenica in', interventi in cui lei ha dovuto chiarire col partito, precisare di essere stato frainteso. Non è che è lei che ha frainteso il Pd?
La verità che c'è una politica vecchia e una nuova che sta tra la gente e rompe gli steccati senza correnti né ideologie. E' evidente che la mia discesa in campo ha dato molto fastidio a più di qualcuno.
Non ha mai avuto la sensazione, a forza di queste uscite, di creare un disagio nel partito?
No e nessuno mi ferma, a parte due personaggetti locali. Tre quarti dei miei colleghi mi dicono: meno male che tu lo dici perché lo pensiamo tutti.
E a chi dice che ha fatto perdere voti al Pd che risponde?
Che imparino a contare. E tempo al tempo.
Quando si è candidato ha detto che se il Pd avesse vinto ci sarebbe stato un ministro veneto. Col Pdl ce ne sono tre. Ci è andata meglio?
Direi che potrebbero un po' ringraziarmi. Chi è che ha lanciato l'idea che il Veneto avrebbe avuto un ministro che al Governo era sottorappresentato?
C'è qualcosa di quel che ha fatto il Governo Berlusconi che condivide?
Sì. Più quello che ha detto di quello che ha fatto perchè finora ha fatto poco. Tagli nella scuola, corretto. Ma dove? Quando? Perché? Qua stiamo facendo tantissimi discorsi populisti e generalisti. Il Governo ha pochi ministri. Ci sono Berlusconi e Tremonti.
Chi le piace del Governo?
Maroni è molto bravo, fa. E fa pochi proclami, si sta dimostrando un vero ministro della Repubblica poco leghista e molto ministro.
Insomma, averne di Maroni, anche nel Pd.
Perché no? Ma guardi che Maroni è molto più a sinistra di me.
Promuove qualcun altro?
Determinate operazioni di Brunetta son perfette. Alcune operazioni di Zaia sono positive, ma bisogna portarle a termine. Sacconi invece cerca di spaccare il sindacato e mettere all'angolo la Cgil: è un suo vecchio sogno ma non va bene al paese.
C'è qualcuno dell'opposizione che vorrebbe arruolarla?
Sono e resto del Partito democratico. Se il Pd cambia mi farò un'esame di coscienza ma non cambio bandiera. Tenga conto che ci vuole coerenza nella vita.


«Calearo sbaglia: il Pd non fa patti col diavolo» 

Intervista pubblicata sul Giornale di Vicenza di domenica 23 novembre 2008 cronaca pag. 23

L’INTERVISTA. La segretaria provinciale dei democratici replica alle affermazioni del deputato vicentino: «Il partito mi ha chiesto di intervenire e puntualizzare»

di Cinzia Zuccon Morgani

«Il partito mi ha chiesto di intervenire, di puntualizzare cosa siamo noi. Non vorrei che ne uscisse che il segretario provinciale va contro Calearo, ma che il Pd è qualcosa di diverso e ulteriore rispetto a quanto dice Massimo Calearo».
Rosanna Filippin, segretaria provinciale del Pd, ci tiene a sottolineare una cosa: la linea del Pd non la decide il deputato che il Pdrosanna231108.jpg ha messo a capolista nel Veneto orientale, specie sulle alleanze alle comunali. Lo ribadisce più volte nella sede del partito a Vicenza in via di trasferimento tra scatoloni e armadi con le etichette.
Dove trasferirete la sede provinciale del Pd?
Dalle parti dell'Alfa hotel nella zona di Vicenza est.
Mi passi la battuta: vi avvicinate alla Lega.
Quella è un'ottima zona logisticamente. Certo (sorride) non è un segnale di avvicinamento politico anche se la Lega ci sta insegnando alcune cose. Non in termini di contenuti, ma per la capacità di stare tra i cittadini. Questo è quanto voglio copiare dalla Lega, naturalmente dando risposte completamente diverse.
L'on. Calearo rivendica la propria capacità di stare in mezzo alla gente. La pensa anche lei così?
È vero, ha una straordinaria capacità di stare in mezzo alle persone, di parlare il linguaggio della gente. Le strategie politiche, però, sono qualcosa di più raffinato. Bisogna capire i bisogni della gente e offrire risposte coerenti. Questo è il compito di un partito e del Pd in particolare.
E per le prossime elezioni comunali come la pensa il Pd su accordi con Pdl e Lega?
Le amministrazioni comunali si reggono sull'autonomia e responsabilità de territori. Sono i candidati sindaci, i circoli del Pd, i gruppi presenti sul territorio che decidono sulla base dei programmi e delle persone quali alleanze fare. Al di là della battuta di Calearo pronto a fare “patti col diavolo” esiste qualcosa di diverso dal potere fine a se stesso perché per governare servono soluzioni condivise. In tutta onestà mi sento di escludere alleanze che vedano la lista del Pd accanto a quelle di Pdl e Lega.
Calearo ha sottolineato che il suo era un punto di vista personale, ha esortato ad andare oltre le ideologie e guardare alle persone. Non è quello che dovrebbe fare un partito riformista?
È vero. Il confronto ci vuole, ma un'alleanza è una cosa completamente diversa. Se poi mi si chiede se una personalità di spessore con un'idea di governo valida possa essere votata a prescindere dalla sua appartenenza politica allora la risposta è sì. Ma non è la stessa cosa di un'alleanza con Lega e Pdl.
Alle comunali si presentano sempre tante liste civiche. Vuol dire che potreste ritrovarvi su un candidato di valore, fosse anche leghista, se non fosse “targato” da simboli di partito?
Se c'è un progetto sostenibile e se questa persona riesce a svincolarsi da logiche politiche di subordinazione a Pdl e Lega, sì. Magari può anche essere una persona che è partita dalla Lega, ma se si presenta con un valido programma una persona capace, indipendente e con una grande visione posso anche immaginare che ci possa anche essere il sostegno del Pd. Le civiche hanno un comune sentire su come gestire i problemi di una città, non faccio preclusioni ideologiche.
Quali sono state le reazioni a livello provinciale all'intervista all'on. Calearo?
Sono state queste: è lui che ci dice cosa dobbiamo fare o è il frutto di una discussione democratica al nostro interno? Il Pd su determinate cose la pensa in maniera diversa da Massimo Calearo. E siamo noi che facciamo gli accordi per le Comunali, non lui.
Non ne aveva mai parlato alle riunioni con voi nel partito?
Aveva fatto una battuta sull'alleanza con il diavolo: quella che, appunto, io continuo a considerare una battuta.
Non mi pare che Calearo scherzi, però. Vi siete preoccupati solo quando la sua idea l'avete vista nero su bianco sul giornale?
Sì, ma continuo a non considerarla una cosa seria.
Ma se lui l'ha detto alle riunioni di partito di fare alleanze col centrodestra perché non contestate la sua linea in quella sede?
Se la sua non è una battuta, lo dico in modo assolutamente chiaro, quella è la sua opinione, ma non è l'intendimento del Partito democratico. Fa parte del personaggio Calearo. Noi lo fermiamo con i fatti.
Insomma lui parla, il partito decide e lui ne trarrà le conclusioni?
Sta alla libertà di Calearo decidere se, per come si muove il Pd, lui in questa casa ci sta bene oppure no. Lui continua ad essere un'opportunità per il Pd, ma non può diventare la semplice cinghia di trasmissione del pensiero di Massimo Calearo, non intendo correre questo rischio.
È il coordinatore dei parlamentari del Veneto, però ed è il partito che ha scelto di affidargli un ruolo. E, come ha detto lui, nessuno lo ferma.
Forse perché anche qualcun altro parlamentare veneto ritiene che le sue siano provocazioni. Per farci ragionare, farci capire che è necessario superare una fase post-ideologica visto che siamo dipendenti dalle nostre storie, dal nostro passato dai vincoli che ne derivano. Nel Pd, se vogliamo essere nuovi e diversi, c'è bisogno anche di persone come Calearo. Ma il Pd non è solo lui. In un partito, secondo me, un provocatore ci serve anche per farci capire dove non vogliamo andare.
Ma anche lei è convinta che la base del Pd sia più avanti dei vertici del partito?
Sì e anch'io sento molto distanti i vertici nazionali, dal territorio dai nostri problemi. Per essere veramente riformisti credo che nella nostra provincia si debbano usare anche argomenti che non sono considerati importanti a livello nazionale, rivendico un'autonomia progettuale. Sul federalismo, per esempio, il vertice è ancora freddo a rispetto alla necessità che si sente qui di una migliore distribuzione delle risorse.
Lei che ha pensato quando ha letto l'intervista?
Sono rimasta un po' perplessa. Mi sono resa conto che alle volte è molto più facile parlare per slogan, ma se si tratta di tradurre il discorso in progetti politici la faccenda cambia. Quell'intervista è una tipica manifestazione del personaggio Calearo.
E chi è “il personaggio” Calearo per voi del Pd?
Un battitore libero, qualcuno che rifugge da vincoli e condizionamenti. Può anche star bene, ma un partito funziona secondo regole diverse dalla libertà a tutto campo. Calearo per noi è fondamentale come simbolo e per la capacità di stare tra la gente, è stato bravissimo in questi mesi sul territorio perchè si è speso molto, ha partecipato e continuerà a partecipare alle iniziative del Pd, ma che ciò che pensa Calearo sia ciò che pensa il Pd di Vicenza non è esattamente la stessa cosa.
Può costituire un pericolo per l'unità del Pd?
No. Perché il Pd di Vicenza è unito al di là di Calearo. Ritengo che l'idea del Partito democratico, il gruppo del Pd sia più forte di Massimo Calearo.
Costituisce più un'opportunità o un rischio avere un battitore libero sul campo?
Fino all'altro giorno la consideravo un'opportunità. Ho cominciato ad avere un po' di dubbi, ma non sono ancora arrivata a considerarlo un rischio.
Di sicuro è un personaggio straripante ed è abituato a stare in prima linea. In tutti i sensi.
Quando costituirà un rischio?
Quando non si renderà conto che un partito è una cosa diversa da un'azienda dove uno detta la linea e comanda e tutti gli altri eseguono.