Alleanze del PD alle prossime elezioni amministrative
«Le comunali? Per vincere faccio patti con il diavolo»
di Cinzia Zuccon Morgani
Massimo Calearo Ciman, imprenditore, è stato presidente
dell'Associazione industriali di Vicenza e anche presidente di
Federmeccanica. Ha dichiarato di non aver mai votato a sinistra ma,
nella primavera scorsa, si è candidato al Parlamento riconoscendo la
novità rappresentata del Pd che lo ha scelto come capolista del Veneto
orientale.
On. Calearo, come si fa a lavorare in politica con la mentalità dell'imprenditore?
È stimolante ma non è facile perché cerchi di lavorare in politica con i tempi dell'impresa, ma non coincidono mai.
Lei
comunque ha già ottenuto un primo risultato sulla battaglia
federalista. Il Governo ha accolto come ‘raccomandazione’ la sua
proposta di fissare una quota precisa di Irpef, fino al 20%, da
trattenersi nei Comuni in cui i redditi vengono prodotti. Ora sfida la
Lega a dare concretezza al provvedimento?
Non è una sfida a nessuno,
ma vuole essere un aiuto concreto ai nostri sindaci. Il loro movimento
mi ha molto colpito, ci sono tutti a parte la Lega. Si parla di 10 anni
per realizzare il federalismo, nel contempo ci sono 450 sindaci che
gridano “non abbiamo i soldi per aiutare i più poveri”, gli vien tolto
l'Ici e vengono dati 140 milioni di euro a Catania e 500 a Roma. E la
Lega tace. Eppure c'è una miriade di sindaci leghisti del nord che
dicono: ma siamo scemi? La differenza tra gli altri partiti e il Pd è
che nel Pd c'è la possibilità di contestare e di dire le proprie idee.
Dall'altra parte ci sono due padri padroni: Berlusconi e la Lega
lombardocentrica.
L'altra sfida che ha aperto è quella sulle
Province. Lei ha accolto la proposta di Riello di abolirle. Ma chi
sarebbero quelli, anche del Pdl, che sarebbero già disposti a
sottoscrivere una proposta di legge?
Sa da chi è partita l'idea
delle Province? Da un deputato del Pdl, da Santo Versace. Mi ha detto:
perché non facciamo una proposta bipartisan mantenendo una struttura di
tipo tecnico eliminando i politici? In questo momento però ce ne
potrebbe essere un'altra ancora più semplice: eliminando le Regioni a
Statuto speciale.
Sta aprendo un altro fronte. Chi ha del partito con lei?
Non
vado a sentire i capicorrente perché non ne ho. Non bisogna guadare al
partito, ma alla gente! La schifezza che stiamo vedendo in Sicilia è
una cosa vergognosa. Bolzano è una porcheria. Non gli va bene? Vadano
in Austria! Vediamo se se li prende.
Si tratta di cambiare la Costituzione. Intanto c'è qualcun altro contro le Province oltre a Versace?
Ma
certo che sì. Il problema è che l'Italia, il Veneto hanno un comune
denominatore in un animale: il coniglio. Di leoni ce ne sono pochi.
Dentro al Pd veneto ne son venute fuori di tutti i colori dopo la sua proposta.
Forse perché dovevamo votare a Trento?
Oggi sarebbe diverso? Il presidente della Provincia di Belluno ha detto che l'unico inutile nel partito è lei.
Chi
è Reolon? Cosa ha fatto nella vita? Il politico. Andiamo a contarci tra
sei mesi e vediamo chi la pensa come lui e chi come me.
Da
imprenditore giustamente dice facciamo, eliminiamo gli sprechi. Ma lei
è il coordinatore dei parlamentari Pd del Veneto. Sembra però più il
coordinatore di se stesso. Che coordina se le sparano addosso?
Sono in 22 e han parlato in 2.
Cioè gli altri 20 son con lei?
Devo
chiederlo. 5-6 son d'accordo, con gli altri devo parlare. Ho risposto
ad una provocazione di Riello col buonsenso, non con le logiche della
politica. Ho detto che per quanto mi riguarda ero d'accordo e che avrei
chiesto al partito. Il partito la pensa diversamente? Mi adeguo, ma io
rimango delle mie idee. Il programma del Pd guarda alle città
metropolitane e all'eliminazione delle Province. La prossima guerra che
parte comunque, dopo la vittoria a Trento, è sulle Regioni a Statuto
speciale: bisogna eliminarle tutte.
Per fortuna che non l'avete
detto prima a Dellai che fate la guerra agli statuti speciali...
Intanto avete vinto la provincia di Trento con l'Udc ed è stato un
passaggio importante. Per le amministrative come si dovrà muovere il Pd?
Ho
un'idea molto chiara in testa per le prossime comunali: io faccio gli
accordi anche col diavolo per vincere. Escluso Bertinotti tutto il
resto mi va bene, personalmente. Fatti salvi i principi sono disposto a
tutto. Devo fare un accordo con la Lega? Lo faccio. Con FI? Lo faccio
con Fi. Per quel che mi riguarda. Questo significa apertura mentale a
360°. Finite le ideologie, contiamo sugli uomini.
Lei sostiene che la base è più avanti dei vertici del partito.
Certo.
Il Pd può cambiare partendo da Vicenza, dal Veneto a Roma, non
viceversa. Non possiamo essere 23 peones in Parlamento ma 23 portatori
degli interessi veneti. Proprio perché ritengo che il partito abbia
bisogno della gente ho dato vita ad un'officina delle idee con persone
della società civile.
Chi c'è?
Imprenditori, molti liberi
professionisti, bancari, insegnanti, docenti universitari, gente
comune. Non è una corrente, è un pensatoio che elaborerà delle proposte
per far capire al partito cosa vuole la gente. Avremo sede a
Costabissara.
C'è qualche leader nel partito che c'è l'ha più marcata quest'idea che il cambiamento deve venire dalla base?
D'Alema
è una persona molto intelligente, ha un'idea di federalismo molto
lucida però non la forma mentis di questa parte del paese. Il 25
ottobre ho visto una parte del paese da Roma in giù che lo osannava.
Vuol dire che lui quella parte del paese la conosce bene e la
rappresenta. Dobbiamo trovare qualcun altro che conosce l'altra parte
del paese, più parti del paese e far sistema.
Il nordest lei lo conosce bene. Potrebbe fare coppia con D'Alema.
Perché
no?Ma non solo, ce ne son tanti di bravi. Letta, Bersani, Fassino.
Proprio perché siamo un partito federale dobbiamo ascoltare quello che
dicono loro, quel che dicono D'Alema e Veltroni, di cui riconosco la
leadership.
A chi di questi si sente più vicino?
A Massimo Calearo. L'ottimo c'era e l'hanno crocifisso.
E'
un momento di grande e generale crisi. Sentirebbe il bisogno di essere
più presente in azienda? La sua sta risentendo della crisi dell'auto?
Sono
costantemente collegato a quanto accade qui. C'è stata una riduzione di
fatturato, specie negli ultimi mesi, in questo momento il personale sta
consumando le molte ferie accumulate. Questa situazione ci dà però una
spinta in più sulla diversificazione. Ho fiducia in quel che stiamo
facendo.
Lei aveva dichiarato a Marino Smiderle: "Forse non l'avete
capito, ma io mi diverto a fare il presidente degli industriali e a
guidare Federmeccanica. Non sono né sarò mai un politico, la politica
non è nel mio dna". Sei mesi dopo era capolista del Pd. Come è avvenuta
questa 'mutazione genetica'?
Era ben lungi da me l'idea di entrare
in politica. Una serie di fatti hanno un po' spinto questo. Da una
parte me ne sono andato dall'associazione industriali per permettere
che potessero scegliere questo benedetto presidente. Potevo
tranquillamente restare a Federmeccanica un altro anno. Forse -ma forse
è meglio di no- fare il vicepresidente di Confindustria, o tornare a
fare l'imprenditore. Mi ha convinto una lunga disquisizione con
Veltroni prima e Montezemolo dopo sul patto dei produttori e sulla
possibilità di dare una spinta nuova al paese. La mia è un'esperienza a
termine.
Come ha detto lei scadeva la sua presidenza in
Assindustria, era in scadenza a Federmeccanica. Inoltre non si era
sentito parlare di una vicepresidenza in Confindustria e prima non era
andata in porto la sua presidenza alla Camera di Commercio. Entrare in
politica è stata l'occasione per mantenere un posto al sole. Ci si
affeziona ai ruoli di visibilità, no?
Sicuramente sì, ma io un
mestiere ce l'ho. Non vivo né vivrò di politica. Poi non penserà mica
che quando ho fatto il capolista e abbiamo perso le elezioni lo abbia
fatto per finire sul Corriere? Lo faccio per vedere se riusciamo a
cambiare la politica.
Ha fiducia che si possa fare?
Ho buone speranze. In un partito che non c'è abbiamo chi ci sta aiutando: l'attuale governo, basta che vadano avanti così.
Da
presidente degli industriali ha detto che non scendeva in piazza contro
Prodi perché alla protesta preferiva la proposta. Da parlamentare il 25
ottobre ha manifestato a Roma. Avrete fatto anche proposte, ma ora è
meglio protestare?
Non era una protesta, ma una conta. Era un
momento necessario al partito, per vedersi. Ero perplesso, ma ho capito
frequentando la gente che era importante esserci.
A proposito di
gente. Da presidente degli industriali ha sempre sostenuto che il Dal
Molin era una grande occasione per la città. Da parlamentare ha
sostenuto il referendum di Variati. I cittadini sono sempre cittadini.
Come mai non ha sollecitato che si sentisse la gente anche prima?
Da
presidente di Assindustria ho rispettato il mio ruolo, rappresentavo
gli industriali vicentini che vedevano nella base una possibilità di
lavoro e di sviluppo. Ero d'accordo sull'operazione ma non sul luogo e
non lo sono tuttora. Ma in tempi non sospetti, da libero cittadino, da
Massimo Calearo, avevo dato il mio parere sul referendum. Ho sempre
detto che era un'operazione democratica e corretta sentire la gente
aggiungendo che, dal punto di vista pratico, non sarebbe servito a
nulla.
Non è mai emerso pubblicamente. Condivide l'operato di Variati fin qui?
Sono
stato personalmente molto critico. Ma da imprenditore guardo i
risultati e i risultati dicono che ha ragione lui. Chapeau. E'
sicuramente uno che sa far politica molto meglio di me. Lasciamolo fare.
Un anno fa diceva che Vicenza avrebbe avuto grandi benefici dal Dal Molin. Oggi cosa crede che otterremo?
2mila militari americani. Ci sono 140 milioni per Catania, 500 per Roma ma non ci sono 10 milioni per Vicenza. La Lega dov'è?
Ha
sempre sostenuto però la necessità di fare squadra. Dov'è ora la
squadra per Vicenza? Mai visto un comunicato congiunto da Roma.
Noi
parlamentari parliamo spesso del Dal Molin. La Dal Lago,per esempio,si
stava interessando per vedere se c'erano dei fondi per Vicenza ma non
ci sono. Punto.
Da quando è stato eletto lei ha continuato a fare
notizia. C'è stato il caso Prodi-Mastella a Ballarò, l'apertura a
Berlusconi a 'Domenica in', interventi in cui lei ha dovuto chiarire
col partito, precisare di essere stato frainteso. Non è che è lei che
ha frainteso il Pd?
La verità che c'è una politica vecchia e una
nuova che sta tra la gente e rompe gli steccati senza correnti né
ideologie. E' evidente che la mia discesa in campo ha dato molto
fastidio a più di qualcuno.
Non ha mai avuto la sensazione, a forza di queste uscite, di creare un disagio nel partito?
No
e nessuno mi ferma, a parte due personaggetti locali. Tre quarti dei
miei colleghi mi dicono: meno male che tu lo dici perché lo pensiamo
tutti.
E a chi dice che ha fatto perdere voti al Pd che risponde?
Che imparino a contare. E tempo al tempo.
Quando
si è candidato ha detto che se il Pd avesse vinto ci sarebbe stato un
ministro veneto. Col Pdl ce ne sono tre. Ci è andata meglio?
Direi
che potrebbero un po' ringraziarmi. Chi è che ha lanciato l'idea che il
Veneto avrebbe avuto un ministro che al Governo era sottorappresentato?
C'è qualcosa di quel che ha fatto il Governo Berlusconi che condivide?
Sì.
Più quello che ha detto di quello che ha fatto perchè finora ha fatto
poco. Tagli nella scuola, corretto. Ma dove? Quando? Perché? Qua stiamo
facendo tantissimi discorsi populisti e generalisti. Il Governo ha
pochi ministri. Ci sono Berlusconi e Tremonti.
Chi le piace del Governo?
Maroni
è molto bravo, fa. E fa pochi proclami, si sta dimostrando un vero
ministro della Repubblica poco leghista e molto ministro.
Insomma, averne di Maroni, anche nel Pd.
Perché no? Ma guardi che Maroni è molto più a sinistra di me.
Promuove qualcun altro?
Determinate
operazioni di Brunetta son perfette. Alcune operazioni di Zaia sono
positive, ma bisogna portarle a termine. Sacconi invece cerca di
spaccare il sindacato e mettere all'angolo la Cgil: è un suo vecchio
sogno ma non va bene al paese.
C'è qualcuno dell'opposizione che vorrebbe arruolarla?
Sono
e resto del Partito democratico. Se il Pd cambia mi farò un'esame di
coscienza ma non cambio bandiera. Tenga conto che ci vuole coerenza
nella vita.
«Calearo sbaglia: il Pd non fa patti col diavolo»
Intervista pubblicata sul Giornale di Vicenza di domenica 23 novembre 2008 cronaca pag. 23
L’INTERVISTA. La segretaria provinciale dei
democratici replica alle affermazioni del deputato vicentino: «Il
partito mi ha chiesto di intervenire e puntualizzare»
«Il partito mi ha chiesto di intervenire, di puntualizzare cosa siamo
noi. Non vorrei che ne uscisse che il segretario provinciale va contro
Calearo, ma che il Pd è qualcosa di diverso e ulteriore rispetto a
quanto dice Massimo Calearo».
di Cinzia Zuccon Morgani
Rosanna Filippin, segretaria
provinciale del Pd, ci tiene a sottolineare una cosa: la linea del Pd
non la decide il deputato che il Pd
ha messo a capolista nel Veneto
orientale, specie sulle alleanze alle comunali. Lo ribadisce più volte
nella sede del partito a Vicenza in via di trasferimento tra scatoloni
e armadi con le etichette.
Dove trasferirete la sede provinciale del Pd?
Dalle parti dell'Alfa hotel nella zona di Vicenza est.
Mi passi la battuta: vi avvicinate alla Lega.
Quella
è un'ottima zona logisticamente. Certo (sorride) non è un segnale di
avvicinamento politico anche se la Lega ci sta insegnando alcune cose.
Non in termini di contenuti, ma per la capacità di stare tra i
cittadini. Questo è quanto voglio copiare dalla Lega, naturalmente
dando risposte completamente diverse.
L'on. Calearo rivendica la propria capacità di stare in mezzo alla gente. La pensa anche lei così?
È
vero, ha una straordinaria capacità di stare in mezzo alle persone, di
parlare il linguaggio della gente. Le strategie politiche, però, sono
qualcosa di più raffinato. Bisogna capire i bisogni della gente e
offrire risposte coerenti. Questo è il compito di un partito e del Pd
in particolare.
E per le prossime elezioni comunali come la pensa il Pd su accordi con Pdl e Lega?
Le
amministrazioni comunali si reggono sull'autonomia e responsabilità de
territori. Sono i candidati sindaci, i circoli del Pd, i gruppi
presenti sul territorio che decidono sulla base dei programmi e delle
persone quali alleanze fare. Al di là della battuta di Calearo pronto a
fare “patti col diavolo” esiste qualcosa di diverso dal potere fine a
se stesso perché per governare servono soluzioni condivise. In tutta
onestà mi sento di escludere alleanze che vedano la lista del Pd
accanto a quelle di Pdl e Lega.
Calearo ha sottolineato che il suo
era un punto di vista personale, ha esortato ad andare oltre le
ideologie e guardare alle persone. Non è quello che dovrebbe fare un
partito riformista?
È vero. Il confronto ci vuole, ma un'alleanza è
una cosa completamente diversa. Se poi mi si chiede se una personalità
di spessore con un'idea di governo valida possa essere votata a
prescindere dalla sua appartenenza politica allora la risposta è sì. Ma
non è la stessa cosa di un'alleanza con Lega e Pdl.
Alle comunali si
presentano sempre tante liste civiche. Vuol dire che potreste
ritrovarvi su un candidato di valore, fosse anche leghista, se non
fosse “targato” da simboli di partito?
Se c'è un progetto
sostenibile e se questa persona riesce a svincolarsi da logiche
politiche di subordinazione a Pdl e Lega, sì. Magari può anche essere
una persona che è partita dalla Lega, ma se si presenta con un valido
programma una persona capace, indipendente e con una grande visione
posso anche immaginare che ci possa anche essere il sostegno del Pd. Le
civiche hanno un comune sentire su come gestire i problemi di una
città, non faccio preclusioni ideologiche.
Quali sono state le reazioni a livello provinciale all'intervista all'on. Calearo?
Sono
state queste: è lui che ci dice cosa dobbiamo fare o è il frutto di una
discussione democratica al nostro interno? Il Pd su determinate cose la
pensa in maniera diversa da Massimo Calearo. E siamo noi che facciamo
gli accordi per le Comunali, non lui.
Non ne aveva mai parlato alle riunioni con voi nel partito?
Aveva fatto una battuta sull'alleanza con il diavolo: quella che, appunto, io continuo a considerare una battuta.
Non mi pare che Calearo scherzi, però. Vi siete preoccupati solo quando la sua idea l'avete vista nero su bianco sul giornale?
Sì, ma continuo a non considerarla una cosa seria.
Ma
se lui l'ha detto alle riunioni di partito di fare alleanze col
centrodestra perché non contestate la sua linea in quella sede?
Se
la sua non è una battuta, lo dico in modo assolutamente chiaro, quella
è la sua opinione, ma non è l'intendimento del Partito democratico. Fa
parte del personaggio Calearo. Noi lo fermiamo con i fatti.
Insomma lui parla, il partito decide e lui ne trarrà le conclusioni?
Sta
alla libertà di Calearo decidere se, per come si muove il Pd, lui in
questa casa ci sta bene oppure no. Lui continua ad essere
un'opportunità per il Pd, ma non può diventare la semplice cinghia di
trasmissione del pensiero di Massimo Calearo, non intendo correre
questo rischio.
È il coordinatore dei parlamentari del Veneto, però
ed è il partito che ha scelto di affidargli un ruolo. E, come ha detto
lui, nessuno lo ferma.
Forse perché anche qualcun altro parlamentare
veneto ritiene che le sue siano provocazioni. Per farci ragionare,
farci capire che è necessario superare una fase post-ideologica visto
che siamo dipendenti dalle nostre storie, dal nostro passato dai
vincoli che ne derivano. Nel Pd, se vogliamo essere nuovi e diversi,
c'è bisogno anche di persone come Calearo. Ma il Pd non è solo lui. In
un partito, secondo me, un provocatore ci serve anche per farci capire
dove non vogliamo andare.
Ma anche lei è convinta che la base del Pd sia più avanti dei vertici del partito?
Sì
e anch'io sento molto distanti i vertici nazionali, dal territorio dai
nostri problemi. Per essere veramente riformisti credo che nella nostra
provincia si debbano usare anche argomenti che non sono considerati
importanti a livello nazionale, rivendico un'autonomia progettuale. Sul
federalismo, per esempio, il vertice è ancora freddo a rispetto alla
necessità che si sente qui di una migliore distribuzione delle risorse.
Lei che ha pensato quando ha letto l'intervista?
Sono
rimasta un po' perplessa. Mi sono resa conto che alle volte è molto più
facile parlare per slogan, ma se si tratta di tradurre il discorso in
progetti politici la faccenda cambia. Quell'intervista è una tipica
manifestazione del personaggio Calearo.
E chi è “il personaggio” Calearo per voi del Pd?
Un
battitore libero, qualcuno che rifugge da vincoli e condizionamenti.
Può anche star bene, ma un partito funziona secondo regole diverse
dalla libertà a tutto campo. Calearo per noi è fondamentale come
simbolo e per la capacità di stare tra la gente, è stato bravissimo in
questi mesi sul territorio perchè si è speso molto, ha partecipato e
continuerà a partecipare alle iniziative del Pd, ma che ciò che pensa
Calearo sia ciò che pensa il Pd di Vicenza non è esattamente la stessa
cosa.
Può costituire un pericolo per l'unità del Pd?
No. Perché
il Pd di Vicenza è unito al di là di Calearo. Ritengo che l'idea del
Partito democratico, il gruppo del Pd sia più forte di Massimo Calearo.
Costituisce più un'opportunità o un rischio avere un battitore libero sul campo?
Fino
all'altro giorno la consideravo un'opportunità. Ho cominciato ad avere
un po' di dubbi, ma non sono ancora arrivata a considerarlo un rischio.
Di sicuro è un personaggio straripante ed è abituato a stare in prima linea. In tutti i sensi.
Quando costituirà un rischio?
Quando
non si renderà conto che un partito è una cosa diversa da un'azienda
dove uno detta la linea e comanda e tutti gli altri eseguono.
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