LA SVOLTA NELL’ISTITUTO PER ANZIANI. Nominato Tiziano Zenere, che avrà un mandato di sei mesi per riordinare i bilanci e ridurre il numero degli amministratori

Gian Marco Mancassola
Le motivazioni della giunta regionale: per l’ente una paralisi istituzionale e una grave situazione economico-finanziaria

Titoli di coda sul decennio targato Gerardo Meridio all’Ipab. La Regione ha spazzato via quel che rimaneva del consiglio di amministrazione. Su proposta dell’assessore veneto alle politiche sociali Stefano Valdegamberi, la giunta Galan ha azzerato i vertici, nominando un commissario straordinario, Tiziano Zenere, dirigente regionale della Direzione risorse socio-sanitarie.
LA DELIBERA. Il provvedimento scaturisce dalla constatazione «della grave situazione economico-finanziaria e istituzionale dell’Ipab e della assoluta necessità per la Regione di intervenire dichiarando sciolto il consiglio d’amministrazione». A Zenere è stato affidato un mandato di sei mesi che potrà concludersi anzitempo nel caso venga nominato un nuovo Cda. Questi gli obiettivi assegnati al commissario: «Assumere la gestione temporanea dell’ente, accertando l’esatta situazione economico-finanziaria, gestionale e patrimoniale; verificare le vie più opportune per ricondurre a normalità la situazione, approntare un adeguato programma per la gestione e il rilancio dell’Ipab, assumere le iniziative necessarie alla ricostituzione dell’organo di governo, vagliando la possibilità di intervenire riducendo la compagine consiliare, al fine di una riduzione dei costi e di una maggiore funzionalità».
L’ANALISI. Zenere era stato nominato commissario ad acta all’inizio di novembre. Il suo compito era relazionare sullo stato di salute dell’Ipab dopo la sfiducia del presidente Meridio e le dimissioni a catena. Il responso suona così: «Appare evidente che si è creata all’interno del vertice istituzionale dell’ente una indeterminatezza circa la titolarità delle funzioni assegnate dalla legge e dallo Statuto al presidente del Cda. Ciò può comportare sicuramente effetti negativi in capo all’ente secondo vari profili che vanno dalla legittimità delle decisioni assunte, al possibile conseguente danno patrimoniale per eventuali decisioni assunte illegittimamente che comportino aggravi di spese e, per ultimo, un non trascurabile danno d’immagine. Risulta evidente anche una paralisi dell’operatività delle strutture tecnico-amministrative».
I CONTI. Nel suo rapporto, tuttavia, Zenere passa in rassegna anche i deficit messi in fila dai bilanci degli ultimi anni: «Oggi più che mai, dato il perdurare di situazioni di disavanzo, è necessaria la presenza di un organo di indirizzo legittimato, competente e in grado di progettare strategie che comportino una sostanziale rottura con le dinamiche che hanno caratterizzato gli ultimi anni di gestione. Il Cda non ha affrontato con i doverosi provvedimenti tutto quanto evidenziato dagli uffici dell’Ipab e anzi, quando sono stati affrontati alcuni nodi, poi il medesimo Consiglio è ritornato sui suoi passi, sospendendo o bloccando le proprie decisionie».
POSTI LETTO. Sui bilanci pesa anche la diminuzione dell’offerta di posti letto: «Va considerato che la condizione edilizia delle residenze risente di molte criticità strutturali. I minori ricavi, rispetto alle potenzialità dei posti letto accreditabili (derivanti dal basso tasso di occupazione e dalla scelta di ridurre l’offerta di posti letto a fronte delle criticità strutturali) stanno producendo impatti fortemente negativi sull’equilibrio di bilancio». Infine, il commissario evidenzia «le dotazioni organiche eccessive. A fronte di una dotazione socio-sanitaria minima definita dallo standard regionale in 292 dipendenti, la dotazione aziendale è di 435, con un esubero di 143 persone equivalenti».