I VERTICI DEL SALVI-TRENTO. Rolando chiama in causa anche il sindaco Variati, sollecitando nuove nomine subito

Ore decisive per il futuro dell’Ipab. Dopo il rinvio della settimana scorsa, domani la giunta regionale dovrebbe formalizzare il commissariamento del Salvi-Trento, imbottigliato da giorni in una bufera politica che ha dimezzato il consiglio di amministrazione. Nonostante le dimissioni a catena, restano ancora in carica quattro consiglieri su nove, tra cui il presidente Gerardo Meridio, sfiduciato dal resto del Cda all’unanimità. In un contesto di incertezza e scontro istituzionale senza precedenti, l’ultima parola spetta alla Regione, che ha poteri di controllo e revoca dei vertici nominati da Enrico Hüllweck nel febbraio 2008.
«La situazione all’Ipab si sta trascinando da troppo tempo», va in pressing Giovanni Rolando, capogruppo della lista “Variati sindaco” e presidente della quinta commissione “Servizi alla popolazione”, autore di una domanda di attualità in cui parla senza mezzi termini di «situazione di paralisi».
«Serve un Cda - incalza Rolando citando un intervento di Cgil, Cisl e Uil - per una ristrutturazione e una seria riprogettazione in Ipab sulla base anche degli intendimenti che l'Amministrazione comunale prenderà per la non autosufficienza».
Il consigliere se la prende anche con i bilanci in rosso dell’ente, sottolineando che «l’8 luglio 2009 Meridio presentava e faceva approvare dal suo Cda un incarico professionale attribuito a Renzo Gangai di Padova e a Andrea Lionzo, docente universitario di Verona, per esaminare la correttezza e la veridicità delle poste di bilancio più significative. Costo: 36 mila euro».
Rolando non esita a sollecitare per l’ennesima volta l’intervento diretto del sindaco Achille Variati, che in consiglio comunale - cita il consigliere - ha dichiarato: «In assenza, entro pochissimi giorni, della nomina del commissario da parte della Regione provvederò io stesso alla nomina del nuovo Cda».
In questo contesto, infine, il capogruppo variatino pretende di sapere se ai consiglieri non dimissionari vengano ancora corrisposte «le indennità mensili pur essendo lo stesso organismo decaduto e sfiduciato e ridotto a quattro consiglieri su nove». G.M.M.