ASSISTENZA AGLI ANZIANI. La Regione rinvia la decisione di commissariare il Salvi-Trento

«Un complotto contro di me»
«Il casale di Debba solo un pretesto: serve un chiarimento nel Pdl»

Mastica amaro, Gerardo Meridio, il presidente dell’Ipab Salvi-Trento sfiduciato dal suo consiglio di amministrazione. Dopo aver annunciato per due volte le dimissioni, Meridio ha deciso di restare in carica aggrappandosi allo slogan del centrosinistra: «Tutti a casa». Rimanendo al suo posto, ancorché sfiduciato, Meridio ha aperto la strada al commissariamento da parte della Regione: la decisione era attesa ieri, invece è slittata, forse alla prossima settimana.
Claudio Rizzato, consigliere regionale del Pd, riferisce che il provvedimento è pronto: «È probabile che venga confermato Tiziano Zenere, nominato una settimana fa commissario ad acta». Gli spifferi veneziani lasciano presagire un commissariamento lungo, di almeno un anno. «Non è detto che non sia un fatto positivo», commenta Meridio, che attende le novità, alla guida di un Cda ormai privo dei numeri per riunirsi dopo le dimissioni di cinque amministratori su nove. Dimissioni, in particolare le ultime tre, che Meridio giudica «inutili e tardive».
«Non hanno alcun senso dal punto di vista giuridico», analizza, citando il regio decreto di attuazione della legge Crispi, datato 1891, che tuttora regolamenta le Ipab. Come ha dimostrato nelle ultime incandescenti settimane, Meridio non è uno sprovveduto. Basti pensare che si è laureato in legge con una tesi sulla “trasformazione delle Ipab in fondazioni o aziende pubbliche di servizi alla persona dalla legge Crispi al decreto legislativo del 2001».
«I consiglieri rimangono in carica fino alla nomina dei successori - puntualizza - la Regione può arrivare allo scioglimento se vengono dimostrati il dissesto economico (e non è il nostro caso) o l’ingovernabilità dell’ente per insanabili contrasti tra gli amministratori». E qualche contrasto, con tanto di sfiducia, c’è stato: «È stata una sfiducia politica e per questo chiederò un chiarimento nel gruppo del Pdl in consiglio comunale, del quale facciamo parte io e Francesco Rucco. Il dato che emerge da questa vicenda è che non c’è il Pdl. Basti pensare che il Cda che mi ha sfiduciato ha cercato di trattare con il sindaco Variati per arrivare a un presidente tecnico».
Da giorni Meridio sostiene di essere «vittima di una macchinazione»: «Non ci stavo a fare da capro espiatorio dopo 10 anni al servizio degli anziani - racconta parlando delle mancate dimissioni - in una vicenda in cui mi posso rimproverare solo un po’ di leggerezza, null’altro. La verità è che il casale di Debba è stato solo un pretesto: se non ci fosse stato quel progetto, sarebbe stato trovato un altro motivo per farmi fuori. Probabilmente dentro il Pdl rappresentavo un problema, perché dopo le elezioni comunali del 2008 ero rimasto l’unico con una carica istituzionale che garantisce un alto grado di visibilità. Io resterò consigliere comunale, eletto dai cittadini: servirà un chiarimento nel Pdl». G.M.M.