IL CAOS IN CONTRÀ S. PIETRO. Mossa decisiva dei consiglieri Rucco, Casetto e Beltramelli, che abbandonano il Cda

Scatta l’ora del commissario
Gian Marco Mancassola
Dai dimissionari nuove accuse al presidente sfiduciato Meridio e a palazzo Trissino Forse già oggi la decisione della Regione, chiamata a metter fine allo stato di paralisi

Cadono come foglie in questo autunno di accuse e veleni. Altri tre consiglieri di amministrazione dell’Ipab Salvi-Trento si sono dimessi. Nella stanza dei bottoni restano in quattro su nove dopo i cinque addii messi in fila nelle ultime settimane. Troppo pochi per poter pensare di governare l’ente. Oggi sarà il giorno dei saluti: da Venezia si attende la decisione della giunta regionale, che dovrebbe azzerare i vertici di contrà S. Pietro e commissariare l’Ipab.
TRIPLO PASSO INDIETRO. L’ultimo colpo di scena è stato consegnato alle cronache nel pomeriggio di ieri, lontano dal Trento e dal Salvi, nella sala delle opposizioni a palazzo Trissino. Davanti ai taccuini si sono schierati Francesco Rucco, che è anche consigliere comunale del Pdl, Diego Beltramelli e Lorenzo Casetto, il vicepresidente a cui il Cda aveva assegnato lo scomodo ruolo del facente funzioni dopo la sfiducia votata ai danni del presidente Gerardo Meridio. Una sfiducia riconosciuta sul piano politico, non su quello tecnico: Meridio ha continuato ad agire come legale rappresentante dell’istituto, generando quella surreale spirale di equivoci che una settimana fa ha indotto la Regione a spedire a Vicenza Tiziano Zenere nelle vesti di commissario ad acta per riferire alla giunta Galan. Rucco, Casetto e Beltramelli, tutti del Pdl con un passato in An, hanno preso atto di quella che loro stessi definiscono una «paralisi» e hanno annunciato le dimissioni che saranno protocollate questa mattina. È il colpo di scure che spezza il Cda nominato da Enrico Hüllweck nel febbraio 2008. Restano in carica, nelle ore del de profundis, soltanto Meridio, Salvatore Risuglia, Alessandra Danchielli Barbieri e Valeria Porelli, dopo che già avevano fatto le valigie Gianluca Brunello e Luigino Bastianello, l’unico leghista.
LO J’ACCUSE. Il terzetto lascia «per senso di responsabilità di fronte alla città e agli ospiti» delle case di riposo targate Ipab. È un passo indietro a testa alta nelle dure parole rivolte al presidente Meridio e all’amministrazione Variati. Parla Rucco per tutti: «C’è una persona che non riconosce una decisione assunta all’unanimità dal consiglio sulla base di una procedura indicata dallo staff tecnico dell’ente e già adottata 10i anni fa quando proprio Meridio divenne presidente a spese di Fernando Pretto. Il presidente ha fatto melina, annunciando dimissioni che non ha dato e producendo questa situazione di stallo. Sfiduciandolo, abbiamo lasciata aperta la porta al dialogo con il sindaco Achille Variati, che non ha accolto l’offerta sotto le pressioni di una parte della sua maggioranza. Questa vicenda è stata strumentalizzata per giungere alla lottizzazione dell’Ipab». I tre ormai ex amministratori ribadiscono l’impegno sempre e comunque a favore degli anziani e respingono le tesi di chi evidenzia il disavanzo nei bilanci: «È un deficit che si trascina da molto tempo e che negli anni Novanta per il Trento sfiorava i 5 milioni di euro, altro che i 500 mila euro del dopo-fusione». Infine rivendicano la determinazione con cui per primi hanno stoppato la sciagurata avventura del casale di via Monte Grande, da cui ha avuto origine il ciclone che sta cancellando la decennale presidenza Meridio. Era il 20 luglio quando azionarono la leva del freno, ben prima - a loro dire - della lettera con cui Variati si disimpegnò il 12 agosto, molto dopo la visita congiunta di Meridio con il sindaco al casale datata 9 aprile.
GLI SCENARI. Il pallino del gioco passa definitivamente nelle mani della Regione. Il copione più probabile prevede che venga disposto il commissariamento dell’ente, in attesa che il Comune pubblichi un bando per raccogliere i curricula dei candidati alle nuove nomine e (forse) che si avvii una revisione dello statuto. Le incognite, tuttavia, sono ancora molte, a partire dal futuro del Cda di “Ipark”.