Lettere al Giornale

La corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha sentenziato “via i crocefissi dalle aule scolastiche perché lesivi della libertà religiosa". E quelli di Rouault e di Guttuso nei libri di storia dell'arte? La giurisprudenza italiana come recepirà tale direttiva europea? Annichilerà quella ultima, interna, propria, la quale stabilisce che quella scultura in stile Guido Reni è un simbolo culturale (passivo, da “pathema”, percosso), quindi laico?
Strano pronunciamento quello della nomenclatura europea proveniente, ironia della sorte, dai giudici dei “diritti umani”. Ma cosa c'è di più umano di Gesù, uomo per tutti, Figlio di Jhwh per i credenti? Chi ha paura di quell'Uomo? Basterebbe un 6 in storia per sapere che i diritti dell'homo in occidente, hanno un impianto biblico, soprattutto giudaico-cristiano. E quelli di Strasburgo dicono che il crocefisso è contro i diritti umani! “Ma mi faccia il piacere"!
Da quelle parti tira vento anticattolico. O no? Ricordo qualche anno fa, per la stessa bega, la formidabile vignetta di Giannelli, la quale raffigurava il crocifisso tolto, ma l'interlocutore diceva: “lascia stare, non toglierlo, è il buon ladrone, non Gesù". In quel “percosso da Dio”, c'è il senso della realtà, del male dell'ingiustizia, che imperversa nella storia. Anche nelle aule dei diritti umani. La liturgia dei santi di questi giorni, nell'apocalisse di Giovanni, dice che i credenti in Cristo sono quelli che stanno ritti, in piedi, con la croce, la “sfraghis”, non tanto sulla parete, in un'aula, ma in fronte, sul petto, nel cuore. Quella croce nessuno potrà toglierla. Si potrà solo perdere.
Sergio Benetti
docente