IL COLPO DI SCENA. Nonostante il duplice annuncio, il presidente non si dimette, ma i suoi consiglieri lo degradano

Variati contesta: «Teatrino»
Gian Marco Mancassola
Il Cda rinvia l’elezione del successore e consegna le redini in mano al “vice” Casetto Il Comune all’attacco: «Il consiglio non ha questo potere, ora intervenga la Regione»

Fuochi d’artificio in contrà S. Pietro. Se ne son viste di tutti i colori, ieri all’ora di pranzo, dentro e fuori la cabina di comando dell’Ipab Salvi Trento. Mentre giù in strada una pattuglia di consiglieri comunali di centrosinistra declamava lo slogan “tutti a casa” riprodotto anche in uno striscione formato curva sud, dentro la stanza dei bottoni si faceva la conta dei presenti e degli assenti. Tra questi, nomi illustri: Luigino Bastianello, consigliere in quota Lega nord, causa dimissioni annunciate alla vigilia e protocollate ieri; e Gerardo Meridio, che nonostante l’annuncio di una settimana fa, ribadito lunedì, all’ultimo ha rinunciato alle dimissioni e rimesso il suo destino di presidente a quel che rimaneva del Cda nominato nel febbraio 2008 dall’allora sindaco Enrico Hüllweck. Risultato finale: in assenza di un suo passo indietro formale, il Cda ha votato all’unanimità la sfiducia, rinviando l’elezione del successore e affidando al vicepresidente Lorenzo Casetto le redini dell’ente. Ciliegina sulla torta: nel pomeriggio il Comune contesta il Cda su tutta la linea, ritenendo che non goda del potere di sfiduciare il presidente, e invoca l’intervento della Regione per azzerare i vertici dell’ente. Provando a fare sintesi: l’Ipab al momento è senza una guida, con un presidente sfiduciato ma in carica, e ha perso un consigliere, restando con un consiglio di marca Pdl: oltre a Meridio e Casetto, sono Salvatore Risuglia, Diego Beltramelli, Alessandra Barbieri Danchielli, Francesco Rucco, Valeria Porelli e Gianluca Brunello.
Meridio si era presentato in contrà S. Pietro un’ora prima che si riunisse il Cda. Una fugace apparizione per consegnare una lettera in cui scrive: «Ho ricevuto tanta solidarietà, inviti a non mollare, un grande affetto». Descrive «un coro unanime: “Se lei va via, nell’Italia dove non si dimette nessuno, è come se stesse scappando da qualcosa”. Allora è giusto che la riflessione venga fatta con più calma e che ognuno si assuma le proprie responsabilità, io nel ribadire la mia estraneità alle note vicende giudiziarie» collegate al crac Ristocenter e al casale di via Monte Grande, e i consiglieri Ipab «nello scegliere se confermare la fiducia o meno. Ma la nostra è una squadra che ha agito bene ed è giusto che prosegua assieme. Non vedo, davanti a noi, il rischio della paralisi: il nostro ente è sempre stato efficiente, pur nelle difficoltà con il Comune, che vuole sostituirci a tutti i costi per ragioni politiche».
Meridio non ci sta a fare da capro espiatorio: «La scelta delle dimissioni che ho annunciato potrebbe quindi apparire quella di una persona che ha qualcosa da nascondere. Così non è, e io ribadisco di aver agito sempre in totale trasparenza e buona fede. Pertanto oggi non presenterò le dimissioni, lasciando a voi decidere come procedere, in piena libertà». Lapidario il comunicato del Cda: «Stanti le crescenti incomprensioni tra il consiglio e il presidente, e preso atto che il clima instauratosi non consente un sereno e costruttivo dibattito all’interno dell’organo politico, il Cda ha sfiduciato all’unanimità il presidente in carica. Al fine di continuare a garantire una serena conduzione dell’Ipab, si auspica una reciproca e fattiva collaborazione con l’amministrazione comunale per lo svolgimento dei compiti istituzionali, priva di ogni strumentalizzazione politica fine a se stessa. Amaro Meridio: «Curioso che tendano la mano al Comune, dopo che la rottura fra me e il Cda era iniziata proprio quando avevo avviato un dialogo con la giunta Variati. Mi sembra un suicidio politico, che avrà conseguenze anche in sala Bernarda, dove io sono un consigliere del Pdl».