Lettere al Giornale

La vicenda spagnola sul crocefisso illegittimo nelle pareti pubbliche ci porta ad alcune considerazioni che riguardano il nostro Stato. Uno: come già affermato da Margiotta Broglio in un bell’elzeviro sul Corriere (8 ottobre), l'ordinamento concordatario in Italia è uno dei migliori in Europa. Due: con la decisione n. 556 del 13 febbraio 2006, il Consiglio di Stato ha messo probabilmente la parola fine alla lunga querelle sul crocifisso nelle aule scolastiche.
La sentenza afferma che il segno cristiano deve restare nelle aule scolastiche non perché sia un “suppellettile” o un “oggetto di culto”, ma perché “è un simbolo idoneo ad esprimere l’elevato fondamento dei valori civili” che hanno un’origine religiosa, ma “che sono poi i valori che delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato”.
La lunga ed articolata sentenza si sofferma anche sul concetto di laicità, specificando come “la laicità, benché presupponga e richieda ovunque la distinzione tra la dimensione temporale e la dimensione spirituale e fra gli ordini e le società cui tali dimensioni sono proprie, non si realizza in termini costanti e uniformi nei diversi Paesi ma, pur all’interno della medesima civiltà, è relativa alla specifica organizzazione istituzionale di ciascuno Stato, e quindi essenzialmente storica, legata com’è al divenire di questa organizzazione”. In sostanza il concetto di laicità italiano è differente da quello britannico, da quello francese o spagnolo.
Si legge infatti: “È evidente che il crocifisso è esso stesso un simbolo che può assumere diversi significati e servire per intenti diversi; innanzitutto per il luogo in cui è posto”. Se si trova in un luogo di culto il crocifisso è propriamente ed esclusivamente un simbolo religioso, mentre invece, prosegue la sentenza: “…in una sede non religiosa, come la scuola, destinata all’educazione dei giovani, il crocifisso potrà ancora rivestire per i credenti i suoi accennati valori religiosi, ma per credenti e non credenti la sua esposizione sarà giustificata ed assumerà un significato non discriminatorio sotto il profilo religioso, se esso è in grado di rappresentare e di richiamare in forma sintetica immediatamente percepibile e intuibile (al pari di ogni simbolo), valori civilmente rilevanti”.
Il Consiglio di Stato intende espressamente riferirsi a quei valori stanno alla base ed ispirano il nostro intero ordinamento costituzionale, ovvero il fondamento del nostro convivere civile, “… ed in tal senso il crocifisso – prosegue la sentenza – potrà svolgere, anche in un orizzonte laico, diverso da quello religioso che gli è proprio, una funzione simbolica, altamente educativa, a prescindere dalla religione professata dagli alunni”.
Chi vorrà far traghettare l'ondata Zapatero in Italia, per ecumenico politically correct, dovrà fare i conti con questa laica e lungimirante sentenza.
Sergio Benetti
Dueville