IL CASO. Dopo il sequestro di 110 quintali la difesa della Casearia di Povolaro di Dueville

«Quei 100 quintali di mozzarelle e quei 10 quintali di prosciutto erano scaduti, ma non era merce da destinare al commercio, bensì allo smaltimento. Erano nelle nostre celle frigorifere, lontani dall’altra merce, per ragioni specifiche che abbiamo spiegato alla forestale e ai funzionari dell’ispettorato controllo qualità».
Tiziano Matteazzi è l’amministratore delegato della “Casearia Altopiano di Asiago” di Povolaro di Dueville, un’azienda commerciale che vende prodotti alimentari dove giovedì sono stati sequestrati 110 quintali di merce provenienti da Germania e Toscana, risultati già scaduti. Si è trattato di un sequestro amministrativo, che dovrebbe comportare una multa, e che aveva mosso il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia. Della società è presidente Giuliano Pesavento, il quale ricopre la stessa carica al Consorzio di Asiago. Ma le due attività sono distinte: la seconda produce il noto formaggio, mentre la prima vende prodotti provenienti da vari paesi europei. «E Pesavento nella Casearia non ha di fatto responsabilità nella conduzione», precisano gli avv. Tonino De Silvestri e Gaetano Palermo, che assistono anche Matteazzi.
Cos’è accaduto? La ricostruzione, fatta anche ai forestali, è complessa. «Noi acquistiamo tir di mozzarella in blocchi da una società della Baviera. Poi con un macchinario la riduciama in cubetti di otto millimetri, la surgeliamo e la rivendiamo in grossi sacchi per l’industria alimentare, ad esempio per le pizze, e applichiamo una data di scadenza. Questo lotto di 178 quintali era arrivato a Povolaro all’inizio di gennaio, e abbiamo applicato una scadenza a 7 mesi; la legge ci consente di arrivare anche all’anno, perché si tratta di merce surgelata». Successivamente, però, le prime aziende alle quali era stata venduta la mozzarella si sono lamentate perché non filava; per questo la “Casearia”, che vanta la certificazione Iso e dà lavoro a 60 persone, aveva intavolato una discussione con i tedeschi per restituirla.
«La diatriba è andata avanti fino ad adesso, ed abbiamo ottenuto solo una nota di credito compensativa. Di fatto, quei quintali sono rimasti lì, prova della qualità non ottima della merce. Nella documentazione consegnata alla forestale è emerso che non era commercializzabile ma da smaltire».
Per il prosciutto cotto il caso è più complesso. Si tratta di merce della “Matteazzi srl”, che nel 2006 è confluita nella “Casearia”. Quei quintali non erano stati contabilizzati, ed erano sempre rimasti nelle celle in attesa di essere smaltiti. «Una dimenticanza», spiegano dalla ditta, perché si trattava di un prodotto scaduto anche da parecchio tempo.
Gli inquirenti stanno completando gli accertamenti, ma per la “Casearia” è un caso destinato a chiudersi in fretta. «La montagna ha partorito il topolino», ha detto l’avv. De Silvestri. D.N.