«Sono venuti con una pistola»
Simone Zarantonello ha le idee chiare: «Sto aspettando fatture che non
ho mai ricevuto. Non hanno pagato gli enti previdenziali, e ora vengono
da me a pretendere cifre assurde, che io non devo loro. Io sono la
vittima loro gli estorsori».
I carabinieri del nucleo operativo
della compagnia di Thiene stanno ricostruendo i rapporti fra
Zarantonello, il quale è assistito dagli avv. Marco Dal Ben e Andrea
Fabris, e le cinque persone che sono state arrestate con l’accusa di
estorsione. «Sono venuti in ditta con una pistola a chiedere soldi. Che
cos’è questa?».
È stato scarcerato al termine dell’interrogatorio
davanti al gip Roberto Volpe di Camisano (avv. Marilena Gasparella),
mentre restano in cella gli albanesi Dzafer Jahaj, 46 anni (avv. Piero
Zuin), Enver e Arben Ademi, 20 e 25 (avv. Elena Peron) e Valentin
Coibanu, 25.
Le versioni sono opposte: da un lato Zarantonello
sostiene di dovere alla ditta della moglie di Jahaj 15 mila euro per
dei lavori edili, ma di essere in attesa dei riscontri; l’altro ribatte
che avanza 37 mila euro. Ad ogni modo, per l’imprenditore di Dueville
«non è ammissibile andare a chiedere soldi con una pistola, pur finta».
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