TEATR0. IN PRIMA REGIONALE AL BUSNELLI DI DUEVILLE LA RIEVOCAZIONE DI UN PROCESSO PER STREGONERIA DEL 1600 IN TRENTINO

Lino Zonin
DUEVILLE
costalunga041108.jpgLa luminosa Venezia e la scura Rovereto. In laguna regna il sole, la luce si specchia nell'acqua e illumina a calli e campielli. Sotto la montagna del Trentino domina invece la luna, con il suo chiarore ambiguo e misterioso. Le menti degli uomini si adattano al tono di luce dell'ambiente in cui vivono e, se a Venezia la vita scorre vacua e leggera, a Rovereto l'ignoranza e la sua figlia peggiore, la cattiveria, imperversano.
Con “Il buio a Rovereto", presentato in prima regionale al teatro Busnelli di Dueville, Pino Costalunga aggiunge un suo capitolo all'eterna disfida tra la luce e la tenebra. Il bravo attore vicentino, qui nella tripla veste di autore, regista e interprete, prende le mosse da una ricerca compiuta da Girolamo Tartarotti, un illuminista trentino che alla metà del Settecento indagò su un processo per stregoneria celebrato cent'anni prima nella sua città. Trovandosi a Venezia e scrivendo ad un amico per raccontare le spaventose vicende di cui veniva a conoscenza, lo studioso non poteva fare a meno di rilevare il contrasto tra la luce della città e il buio della montagna e, per immediata associazione di idee, tra tolleranza e intransigenza, tra ragione e superstizione.
Pino Costalunga costruisce la recita partendo dalla semplice lettura del testo. Sta in piedi davanti al leggio assieme a Valentina Brusaferro, giovane attrice alla quale affida il compito di rappresentare l'essenza dell'universo femminile, quella natura che gli uomini faticano a comprendere e che spesso tentano di sottomettere con la violenza. Due musicisti, Gabriele Grotto e Stefano Centomo accompagnano la narrazione con ritmi della batteria e gli accordi della chitarra.
Tutto quello che non si può controllare mette paura. Il diverso, l'inusuale, lo sfuggente, l'ambiguo generano angoscia, diffidenza, timore, sospetto. La donna, con il suo comportamento regolato da esigenze al tempo stesso affascinanti e misteriose; la luna, corrispettivo astrale del mondo femminile, entità ombrosa, pallido lume che non riesce a dissipare la tenebra; il gatto, infido e sfuggente, rapido e inaffidabile.
Sono elementi che provocano sensazioni arcane e che, triturati in un crogiuolo assieme alla paura e all'ignoranza, generano odio e sangue. Le streghe, creature maligne e spaventose, spose del demonio, sacrileghe utilizzatrici dell'ostia consacrata, procuratrici di aborti, sfrenate protagoniste di orge contro natura: ecco il prodotto di questo nefasto meccanismo. Per secoli tante donne sono state perseguitate, torturate e uccise nel nome di una presunta appartenenza ad un mondo alieno e malvagio, da combattere e dissipare con una condanna a morte.
Le povere donne di Rovereto non hanno fatto eccezione. È bastata una lite più aspra delle altre, qualche accusa, una calunnia sussurrata a mezza voce per risvegliare l'occhiuto sospetto dell'autorità cittadina, per imbastire un processo basato su confessioni estorte con la tortura e per decretare l'orrore di un'esecuzione capitale di massa.
Costalunga e Brusaferro si alternano nei ruoli di narrazione e di interpretazione e rendono viva e commovente la vicenda. La musica è parte integrante della recita e aggiunge pathos allo svilupparsi della narrazione. Lunghi e convinti applausi, alla fine.