«Non si fa riforma con un decreto»
«I precari saranno spazzati via, l'organizzazione modulare scomparirà,
il tempo scuola sarà ridotto di 6 ore, l'offerta formativa risulterà
impoverita con un minor numero di laboratori, uscite, progetti
didattici e curricolari. Saranno cancellate le compresenze e dovremo
fare i conti con la difficoltà di integrare alunni stranieri e
diversamente abili».
Francesco Casale, insegnante elementare, per
anni referente del Cip, il movimento dei docenti precari, fa notare che
«le competenze diverse che hanno arricchito finora la scuola non
possono essere patrimonio di un unico maestro, per quanto colto e
dotato di buon afflato pedagogico. A noi maestri è stato chiesto in
questi anni di intervenire per educare i bambini provenienti dalle
realtà più diverse e lo abbiamo fatto con risultati eccellenti anche
grazie al confronto fra colleghi che ha permesso di cogliere la
complessità della realtà in classi eterogenee, con bambini, italiani e
non». Per Casale gli effetti di questa riforma si tradurranno in una
diminuzione dei saperi di base che non potranno mai essere sostituiti
da Internet o dalla televisione.
Anche sui tempi stretti in cui è
stata elaborata la riforma non vengono risparmiate critiche: «Decisioni
così radicali non sono mai state attuate così velocemente con decreto
legge, senza un minimo di consultazione e di dialogo» osserva Casale
che parla di «attacco virulento all'istruzione da parte dell'attuale
governo che mira a trasformare la scuola 'pubblica-statale' in un
sistema 'aziendalistico-feudale' e a snaturare la sua funzione prevista
dalla Costituzione». Per questo, dice, anche a decreto approvato «serve
più che mai una reazione forte e determinata da parte di tutti i
cittadini, Nell'ultima ricerca internazionale sulla scuola primaria
(IEA-Pirls del 2006) l'Italia si è classificata settima nel mondo e
seconda in Europa, segno che il sistema funziona».
I servizi sul forum sono di Anna Madron
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