«Violentata da mio marito»
Mesi d’inferno tra le pareti di casa per una convivenza tormentata e sfociata in più episodi di violenza. Anche di fronte alla figlioletta di 2 anni.
«Vuoi morire? Se mi denunci succederà , sta attenta», le avrebbe ripetuto il compagno infuriato. Alcuni gravi episodi sarebbero a sfondo sessuale.
È quello che sostiene una donna vicentina che con la sua dettagliata denuncia ha mandato sotto processo l’ex compagno statunitense L.F., 48 anni (le iniziali a tutela della vittima), per il quale il pm Dal Martello ha chiesto il processo per violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia, minacce, lesioni e violenza privata.
Prima di arrivare in aula, dove l’imputato, tramite gli avvocati Igor Borghettini e Sonia Borghettini ha chiesto il rito abbreviato, il tribunale ha disposto il suo allontanamento da Dueville dove la donna vive e da tutti i luoghi da lei frequentati. Il provvedimento è stato firmato dal gip Agatella Giuffrida.
È la scorsa primavera quando la donna stufa di una situazione famigliare opprimente decide di rivolgersi ai carabinieri. Da due anni afferma che la misura è colma.
La goccia che fa traboccare il vaso della sua pazienza è una carrozzina usata dall’uomo come una durlindana per colpirla. Non solo, quel giorno le avrebbe stretto le mani attorno al collo con forza, trascinandola sul pavimento e quindi fino sul poggiolo da dove avrebbe minacciato di lanciarla.
«Me la sono vista proprio brutta, ho avuto paura che mi uccidesse», spiega con un filo di voce ai soccorritori. All’ospedale è medicata con 10 giorni di prognosi per le lesioni. Quindi si presenta ai carabinieri e riempie pagine di verbale. È esausta, intimidita, manipolata dalla sofferenza psicologica.
L’imputato nega le circostanze così come sono state riferite dalla donna. Soprattutto respinge l’accusa di averla mai violentata. Opposto è il racconto della parte lesa. Descrive violenze psicologiche, atteggiamenti punitivi di maltrattamenti sotto gli occhi della figlioletta impaurita.
«Mi ha costretta a stare con lui contro la mia volontà , perché mi minacciava», ha segnalato agli inquirenti. In un caso, sostiene la donna, avrebbe usato anche una pistola che le avrebbe puntato contro. «Se mi denunci ai carabinieri uccido te e la bambina», mi ha detto quando gli ripetevo che non ne potevo più della sua condotta.
«Grazie a questa intimidazione ho preferito non andare dalle autorità e a non interrompere la nostra relazione perché speravo che la situazione migliorasse, invece il suo atteggiamento diventata sempre più violento», ha raccontato l’ex convivente agli investigatori.
L’americano L.F., ascoltato dagli inquirenti alla presenza dei suoi legali Negro e Borghettini, ha respinto le accuse sostenendo che sebbene i rapporti con l’ex convivente non fossero più buoni, non erano comunque diventati violenti.
«Non è vero, puntandomi la pistola mi ripeteva se volevo morire», ha detto la parte offesa che si costituirà parte civile.
La donna ha rincarato la dose affermando che «in numerosi occasioni sono stata percossa e picchiata, e dopo avermi immobilizzata mi ha costretto a subire rapporti sessuali che non volevo».
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