DUEVILLE. Il presidente mondiale del colosso ciclistico, Tony Lo, in visita al quartier generale ita
Tutti sono contrari alle droghe nello sport, nessuno prende le difese degli
sportivi dopati e gli esami di sangue, urine e dna sono sempre più sofisticati.
Nonostante ciò anche quest’anno i casi di atleti risultati positivi è stato
impressionante, soprattutto nel ciclismo. Fa scalpore dunque che il maggiore
marchio al mondo di biciclette di alta gamma, la Giant (6 milioni di pezzi
venduti e un fatturato di 750 milioni di dollari), sponsor della maggiore
formazione ciclistica tedesca, la T-Mobile, abbia deciso di lanciare da
Povolaro, quartier generale Italia, la campagna mondiale per un ciclismo senza
doping. Promotore dell’appello, per dare ulteriore forza al messaggio è stato il
numero uno del colosso industriale, il presidente generale di Giant Group, il
giapponese Tony Lo, il Bill Gates delle biciclette, accompagnanto dal presidente
di Giant Europa, John Koo.
La presenza dei due pezzi da 90 della Giant a
Povolaro, per motivi di sicurezza, è stata comunicata soltanto all’ultimo minuto
e l’incontro con la stampa nazionale è durato circa un’ora, in quanto i due
presidenti dovevano ripartire per un serrato tour attorno al mondo, per visitare
le varie filiali e proseguire con la campagna denominata “Ride Life, Ride
Giant”. «Quello che vuole lanciare Giant - ha spiegato Tony Lo - è un messaggio
forte che non vuole essere solo un proclama, ma un’azione che finirà per avere
conseguenze pratiche nei confronti dei nostri partner che non si dovessero
adeguare». Chiaro il messaggio alla T-Mobile, il forte team ciclistico
professionistico tedesco, sposorizzato dall’omonima compagnia telefonica,
coinvolta in un caso di doping con il corridore Patrik Sinkewitz, licenziato in
tronco. «Collaboreremo solo con chi dimostrerà di essere pulito, di lavorare per
uno sport pulito, l’unico in grado di assicurare un futuro ai giovani. Siamo
convinti che anche i nostri clienti nel mondo vogliano uno sport pulito. Tutti
gli altri dovranno adeguarsi, non c’è altra scelta». Tony Lo, assieme al
presidente di Giant Europa ha poi visitato la sede di Giant Italia (che a
Povolaro non ha magazzino, ma soltanto gli uffici direzionali), accompagnato dal
presidente Italia, Franco Candussi.
Biasiolo e un “Tour”
Testimonial d’eccezione nella campagna antidoping lanciata dal numero
uno di Giant, anche l’ultracycler Fabio Biasiolo, veneziano, ma
vicentino d’adozione in quanto ha eletto i Colli Berici e la sede
Italia della Giant, come quartier generale per gli allenamenti in
preparazione alle grandi maratone in bicicletta. Quest’anno, per
supportare la nuova campagna Giant, ha corso assieme al corrispondente
italiano di Le Monde, Guillaume Prebois, l’Altro Tour, ovvero un Tour
de France a due, corso con un giorno di anticipo sul Tour ufficiale e
senza utilizzare, farmaci dopanti e senza integratori di sintesi, anche
se ammessi. Un Tour a pane e formaggio: «L’esperimento ha voluto
dimostrare - he detto Biasiolo - che si può correre un Tour de France
senza l’uso di sostanze chimiche di nessuna natura, anche se ammesse,
perché anche quelle non vietate alla lunga danneggiano il fisico».
a pane e formaggio
Biasiolo
e Guillaume non hanno dato vita ad una cicloturistica, ma a una
competizione vera e propria e i tempi lo testimoniano: 30 chilometri
all’ora di media, impiegandoci 119 ore, contro le 91 di chi ha vinto il
Tour, il tutto con il traffico aperto. AL.TO.
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