Dalla Giant  un messaggio «No doping»
di Alberto Tonello

Tutti sono contrari alle droghe nello sport, nessuno prende le difese degli sportivi dopati e gli esami di sangue, urine e dna sono sempre più sofisticati. Nonostante ciò anche quest’anno i casi di atleti risultati positivi è stato impressionante, soprattutto nel ciclismo. Fa scalpore dunque che il maggiore marchio al mondo di biciclette di alta gamma, la Giant (6 milioni di pezzi venduti e un fatturato di 750 milioni di dollari), sponsor della maggiore formazione ciclistica tedesca, la T-Mobile, abbia deciso di lanciare da Povolaro, quartier generale Italia, la campagna mondiale per un ciclismo senza doping. Promotore dell’appello, per dare ulteriore forza al messaggio è stato il numero uno del colosso industriale, il presidente generale di Giant Group, il giapponese Tony Lo, il Bill Gates delle biciclette, accompagnanto dal presidente di Giant Europa, John Koo.
La presenza dei due pezzi da 90 della Giant a Povolaro, per motivi di sicurezza, è stata comunicata soltanto all’ultimo minuto e l’incontro con la stampa nazionale è durato circa un’ora, in quanto i due presidenti dovevano ripartire per un serrato tour attorno al mondo, per visitare le varie filiali e proseguire con la campagna denominata “Ride Life, Ride Giant”. «Quello che vuole lanciare Giant - ha spiegato Tony Lo - è un messaggio forte che non vuole essere solo un proclama, ma un’azione che finirà per avere conseguenze pratiche nei confronti dei nostri partner che non si dovessero adeguare». Chiaro il messaggio alla T-Mobile, il forte team ciclistico professionistico tedesco, sposorizzato dall’omonima compagnia telefonica, coinvolta in un caso di doping con il corridore Patrik Sinkewitz, licenziato in tronco. «Collaboreremo solo con chi dimostrerà di essere pulito, di lavorare per uno sport pulito, l’unico in grado di assicurare un futuro ai giovani. Siamo convinti che anche i nostri clienti nel mondo vogliano uno sport pulito. Tutti gli altri dovranno adeguarsi, non c’è altra scelta». Tony Lo, assieme al presidente di Giant Europa ha poi visitato la sede di Giant Italia (che a Povolaro non ha magazzino, ma soltanto gli uffici direzionali), accompagnato dal presidente Italia, Franco Candussi.

Biasiolo e un “Tour”
a pane e formaggio

Testimonial d’eccezione nella campagna antidoping lanciata dal numero uno di Giant, anche l’ultracycler Fabio Biasiolo, veneziano, ma vicentino d’adozione in quanto ha eletto i Colli Berici e la sede Italia della Giant, come quartier generale per gli allenamenti in preparazione alle grandi maratone in bicicletta. Quest’anno, per supportare la nuova campagna Giant, ha corso assieme al corrispondente italiano di Le Monde, Guillaume Prebois, l’Altro Tour, ovvero un Tour de France a due, corso con un giorno di anticipo sul Tour ufficiale e senza utilizzare, farmaci dopanti e senza integratori di sintesi, anche se ammessi. Un Tour a pane e formaggio: «L’esperimento ha voluto dimostrare - he detto Biasiolo - che si può correre un Tour de France senza l’uso di sostanze chimiche di nessuna natura, anche se ammesse, perché anche quelle non vietate alla lunga danneggiano il fisico».
Biasiolo e Guillaume non hanno dato vita ad una cicloturistica, ma a una competizione vera e propria e i tempi lo testimoniano: 30 chilometri all’ora di media, impiegandoci 119 ore, contro le 91 di chi ha vinto il Tour, il tutto con il traffico aperto. AL.TO.