Dal Molin, lÂ’opposizione non vota
Dueville. Il Consiglio solidale con la posizione espressa dall’assemblea di Caldogno
Il sindaco: «L’insediamento porta troppi rischi e inquinamento»
Sulla
vicenda Dal Molin il consiglio comunale di Dueville è solidale con
quello di Caldogno, sia pure con un documento condiviso dalla sola
maggioranza. L’ordine del giorno presentato l’altra sera all’assemblea
prevedeva un formale sostegno alle iniziative dell’amministrazione
comunale di Caldogno sull’ipotesi di cessione di alcune aree
dell’aeroporto vicentino al governo statunitense per la creazione di
una base militare. Più che sul merito, il consiglio si è spaccato sul
metodo.
I consiglieri di opposizion e hanno accusato il sindaco
Bertinazzi di avere preso posizione contraria all’ipotesi della base
militare a nome di Dueville prima del passaggio in consiglio, e per
questo non hanno voluto prendere parte alla votazione.
Dal canto suo il primo cittadino ha precisato che sia le interviste
concesse ai giornali che l’intervento ad una assemblea del comitato del
no erano avvenuti a titolo personale.
In merito alla mancata partecipazione al voto, il consigliere
Tonellotto di Progetto Democratico ha detto di considerare «troppo
ideologico l’approccio alla vicenda Dal Molin, tanto da rendere
difficile qualsiasi confronto dialettico che si voglia basare sul buon
senso e sulla pacata discussione tra le parti. Tanto che la
manifestazione del 2 dicembre rischia di degenerare per le troppe
tensioni che accompagnano il dibattito».
Gli ha risposto il sindaco Bertinazzi, ricordando che «l’ordine del
giorno non nasce da una posizione ideologica, ma da semplici
considerazioni riguardanti la sicurezza e la qualità della vita dei
cittadini che risiedono nei pressi del Dal Molin. Oltre ai rischi per
l’incolumità delle persone, ci sono in ballo problemi di inquinamento,
acustico ed ambientale, disagi per la già travagliata viabilità del
Vicentino».
Sullo stesso piano la dichiarazione di voto del neo assessore Gazzola,
il quale ha precisato di essere anche «contrario alle manifestazioni di
piazza» e di ritenere necessario che «le decisioni di politica estera
vengano prese dal governo e non da gruppi contrapposti di cittadini».
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