Giovani, un canale per capirli di più di notte e via sms
Sportello Caritas aperto dalle 23,30 alle 4
di M. Elena Bonacini
Il
venerdì notte è giovane anche per dialogare sui propri problemi a tu
per tu, via telefono, sms, e ora per e-mail. Questo è il senso
dell’iniziativa “Notturno giovani”, partita a marzo, che fa parte del
più ampio “Progetto dialogo - prossimità e cura delle relazioni: la
persona come risorsa” promosso dalla Caritas in collaborazione con gli
uffici diocesani della pastorale. Il servizio, rivolto indicativamente
a ragazzi e ragazze tra i 20 e i 30 anni, è svolto da 12 volontari, per
la maggior parte giovani sui 25 anni, che ogni venerdì dalle 22.30 alle
4 accolgono i loro coetanei a Casa Busnelli, in via Roma a Dueville,
dov&# 146;è già passata una ventina di persone.
«È un tentativo
di aprire spazi giovani in un orario in cui possano raccontarsi, dando
loro la possibilità di incontrare altri giovani e rompere la loro
solitudine», spiega don Giovanni Sandonà, direttore della Caritas.
Un’occasione, insomma, per parlare senza essere giudicati. «Il bisogno
spesso è quello di trovare qualcuno che non ci metta “etichette” -.
continua don Andrea Guglielmi, dell’ufficio di pastorale giovanile. Per
chi non vuole passare subito all’incontro diretto c’è anche la
possibilità di usare il numero di cellulare 348.8839781 e ora l’e-mail
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che garantiscono un contatto più
“protetto”». E tra poco si potrà anche chattare o chiamare un numero
fisso.
Come non si vogliono dare etichette è anche difficile tracciare un
profilo di chi si rivolge allo “sportello”, perché diversi sono sia gli
individui che le problematiche.
«Non si può fare un “identikit” - spiegano i volontari Chiara Carollo e
Gastone Bocchese - perché ci sono persone con diverse problematiche, da
Vicenza e comuni limitrofi, per la maggior parte maschi e un paio di
stranieri. Ragazzi che vengono dopo la discoteca per “scaricarsi”
(prima dell’1 è difficile che arrivi gente), minori, persone con
particolari disagi che indirizziamo ad altre realtà dopo aver parlato
con il nostro referente. Ad esempio, una persona che abbiamo
indirizzato all’ufficio lavoro, ora pare stia trovando. Quello che
evitiamo di fare è giudicare, ma anche cercare di risolvere i problemi
della gente. Non siamo in grado di farlo e non è nostro compito».
Anche se la formazione dei volontari è durata un anno e un nuovo corso partirà a gennaio.
Uno dei messaggi che stanno a cuore a don Sandonà è però il fatto che
questo servizio «non vuole attirare tutti i giovani, non andiamo a
cercarli fuori dalle discoteche, ma aiutare quelli tra loro che sentono
il bisogno di tirare fuori i loro problemi e la loro solitudine».
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