Ancora su fascismo e Resistenza. «Il signor Tagliaferro non si rende conto di quel che è stata la Repubblica Sociale Italiana»

Sono anch’io, come tanti, un lettore del Giornale di Vicenza e non condivido la scelta di pubblicare una lettera come quella del signor Tagliaferro, presidente provinciale raggruppamento nazionale combattenti e reduci RSI, non perché sia contrario al confronto, al dibattito, tutt'altro.
Il fatto è, a mio avviso, che come nel caso della lettera del 5 settembre è stata evidenziata con un titolo a caratteri doppi delle altre per farla notare maggiormente mentre nel merito non fa informazione obiettiva. Finchè viene citata la pagina 32 del Giornale di Vicenza del 13 gennaio 2006, a firma del prof. Giordano Dellai, si s ta ai fatti, quando poi, a metà lettera, si ricollega al sanguinoso agguato di Fara Vicentino, causa scatenante dei 3 più 5 morti, il signor Tagliaferro non si è procurato le informazioni attendibili, tali da portarlo a conoscere con la maggior precisione possibile lo svolgimento dei fatti, altrimenti avrebbe fatto riferimento a quanto scritto da don G. B. Faresin ne “Il Pianto di Maragnole” del 1946.
La morte accidentale dell’agricoltore Azzolin Francesco di Giovanni, il cui nome è inciso nel sacello di Granezza dedicato ai partigiani caduti durante la resistenza, è stata sicuramente una tragedia: e quella dei 5 giovani, dei quali 2 minorenni, cosa è stata? Un conto era la lotta partigiana, altra cosa erano le rappresaglie, le esecuzioni sommarie, le violenze, le sopraffazioni sugli indifesi, anziani, donne, familiari.
Ma, il signor Tagliaferro non si è reso conto che la Repubblica Sociale Italiana è stata un simulacro, un fantasma di stato, riconosciuto solo dalla Germania di Hitler, che l’aveva inventato e costituito a suo uso ed abuso, dopo aver liberato il duce dal Gran Sasso? Ora il fascismo agli inizi, del 1922, se in parte è stato un movimento di massa, di protesta, è stato poi una dittatura: ricordiamo che il duce non è stato eletto, che ha abolito i partiti, la libertà di stampa, emanato le leggi razziali, ha avallato, se non promosso, il delitto Matteotti ed altre cose che sarebbe lungo elencare, ma che abbiamo più o meno tutti letto, imparato.
Sarebbe utile a tutti e per tutti per un confronto serio in generale che leggessimo la storia. Il 25 luglio 1943 la dittatura era finita, con il voto di sfiducia del Gran Consiglio, non da un parlamento democraticamente ele tto, esautorato e sciolto dal Duce. Lo Stato Italiano, dopo la data fatidica del 25 luglio, si era dato un governo, sia pure debole e discutibile, riconosciuto da tutti. Ecco perché la creazione della RSI è stata un errore madornale, sotto tutti i punti di vista: si creava di fatto uno Stato nello Stato, si innescava una guerra civile dalle inimmaginabili conseguenze, mettendo fratelli contro fratelli. Come si poteva pensare di poter governare un paese dividendolo e lasciandone di fatto intere regioni in mano ai tedeschi, Trentino Alto Adige, Belluno, Venezia Giulia.
Venendo alla lettera del signor Tagliaferro, oggetto per questa risposta, a mio avviso il Giornale di Vicenza si è prestato ad una forma di disinformazione, pubblicando una lettera che, a mio avviso, chiarisce poco e confonde anche quel poco che è chiaro, che è stato chiarito nel tempo, dalle letture, dalle documentazioni, dalle ricerche. Sarebbe auspicabile stare maggiormente al disopra delle parti e cercare di fare chiarezza, cercando di dare gli oggettivi elementi delle vicende interessate.
Francesco Binotto

Dueville

Benito Tagliaferro è uomo di parte, e non si fatica a capirlo. Ha le sue idee, e le dice e le scrive. Il Giornale le pubblica nei limiti del possibile (inteso come spazio), ma non fa assolutamente il t ifo (non è nel suo stile), tanto meno attraverso titolazioni che solo i dietrologi di professione possono ritenere mirate. Anche lei, caro Binotto, è uomo di parte. È convinto di essere nel giusto, ma anche Tagliaferro lo è. Il bello della... diretta è proprio questo. Godiamocelo, tenendoci alla larga da isterismi e interpretazioni fuori luogo.