Ritrovato il 20 ottobre 2004 senza documenti, la sua identità è rimasta un mistero

Sepolto dopo 13 mesi senza nome

di Diego Neri

Un morto senza un nome. E 13 mesi dopo è stato sepolto, sempre senza un nome e senza anche una benedizione. Il parroco, stupito per l’accaduto, ha riferito che andrà quanto prima a recitare una preghiera per lui in cimitero.
Da qualche giorno, nel camposanto di Dueville c’è una salma senza un fiore, senza un lumino. Ma purtroppo anche senza una targhetta che indichi nome, cognome, data di nascita. Di lui si conosce solo quella di morte: il 20 ottobre 2004.
La tragedia venne scoperta nel tardo pomeriggio. Un uomo fra i 40 e i 50 anni fu trovato appeso ad un albero il 20 otto bre dell’anno scorso nella campagna fra Dueville e Montecchio Precalcino. Verso le 15 un passante lo notò e diede l’allarme. Secondo i carabinieri, l’uomo sarebbe giunto a piedi in zona strada di Campana, si sarebbe avvicinato ad un albero e quindi si sarebbe tolto le scarpe e il giubbotto. Sarebbe salito e poi si sarebbe impiccato con la cintura dei pantaloni. Lì ebbe iniz io un mistero che fece lavorare a lungo i carabinieri della stazione, comandati dal luogotenente Livio Peruzza. Un giallo che non si è ancora chiarito.
Quando arrivarono i militari con i vigili del fuoco e i sanitari del Suem non c’era più nulla da fare. Il poveretto era già morto. La vittima - pelle bianca, corporatura robusta, vestita in maniera casual - non aveva con sè documenti e per questo per capire chi fosse vennero avviati degli accertamenti. I carabinieri però non sono riusciti a dare un nome a quell’uomo, che potrebbe essere un immigrato dell’Europa dell’Est. Le ricerche con le impronte digitali non diedero risultati, poiché non era mai stato fotosegnalato in nessuna parte d’Italia. Né risultava una persona che corrispondesse alla descrizione negli elenchi degli scomparsi in tutta Italia. Vennero sentiti anche gli ordini di polizia europea, ma senza esito. Nessuno si è mai presentato per chiedere sue notiz ie, e questo è forse l’aspetto più inquietante, unito al fatto che la vittima non aveva lasciato alcun biglietto nè aveva in tasca qualcosa che potesse essere ricondotto ad una città o ad un paese. Eppure qualcuno deve averlo cercato, deve aspettarlo a casa.
Gli inquirenti esclusero qualunque coinvolgimento di altre persone nella disgrazia. Non era un suicidio simulato, insomma, ma un gesto disperato. La magistratura stabilì di conservare la salma nelle celle frigorifere dell’ospedale di Thiene e non firmò il nulla osta. Gli accertamenti, condotti su più fronte per dare un nome alla vittima e avvisare i famigliari, non hanno portato a nulla. Per questo, dopo 13 mesi, a fine novembre la procura ha deciso di farlo seppellire dopo aver prelevato il dna.
Del funerale si è occupata l’impresa di pompe funebri Cecchini di Sandrigo. Con un impiegato del Comune in veste di ufficiale dello Stato, il poveretto è stato deposto in una cassa di zinco - che garantisce la conservazione per una trentina d’anni - e accompagnato nel sotterraneo del cimitero di S. Fosca. Quel giorno non c’era neanche un prete per benedire quell’uomo.
Attualmente la cassa è in un deposito, per poter essere portata alla luce in qualunque momento nel caso in cui vi siano sviluppi nell’indagine. Una sepoltura temporanea, in attesa di chiarire il mistero. «Quando passerò dal cimitero andrò a recitargli una preghiera - spiega Claudia Cecchini -. È morto disperato, non è giusto che venga dimenticato da tutti».