Famiglia a processo - Rischiano i testimoni

Parenti serpenti, recita un vecchio adagio, che calza a pennello per un tormentato rapporto di vicinato tra le famiglie Rinaldo e Rossi, residenti a Dueville in via Garibaldi, teatro nel corso del ’99 di un episodio burrascoso che faceva seguito a rapporti non certo buoni.
Sul banco degli imputati ci sono Gino Rossi, 52 anni, la moglie Luciana Riva, di 49, cugina dei Rinaldo, e la figlia Silvia di 28 anni. I tre devono rispondere a vario titolo di disturbo alla quiete pubblica (con l’abbaiare del loro cane), ingiurie, minacce e lesioni volontarie. Quest’ultimo è il reato più grave perché Gianni Rinaldo, che si è costituito parte civile con l’avv. Lucio Zarantonello, afferma di avere subito cons eguenze per un anno a causa di un calcione nelle parti intime il 12 giugno ’99 che lo costrinsero al pronto soccorso dopo avere perso sangue.
Gino Rossi, che è difeso dall’avv. Piero Someda, ha fornito una versione del tutto opposta a quella di Gianni Rinaldo, il quale ha raccontato al giudice Giovanni Biondo di essere stato rincorso mentre provava il suo motorino e di essere stat o colpito, dopo essere stato pesantemente insultato. In aula c’erano anche il fratello e la madre Maria Garbinelli.
Ma è stata ascoltata anche la signora Luciana, la quale ha riferito di avere raggiunto il marito e il cugino Gianni mentre si confrontavano in maniera poco oxfordiana - in tesi d’accusa anche le due donne non si sarebbero risparmiate quanto a epiteti - e di avere ricevuto un ceffone in faccia da Gianni. «La sera - ha raccontato Luciana - nostro cugino che è in polizia chiamò mia sorella per dirle che non presentassi denuncia contro Gianni perché dovevamo risolvere i problemi al nostro interno. Vatti a fidare, cinque anni dopo abbiamo ricevuto il decreto di rinvio a giudizio».
Insomma, ognuno, come spesso capita in queste circostanze, ha raccontato una versione diversa. L’unico dato certo è il certificato medico di Gianni Rinaldo, che parla del trauma. La prossima udienza toccherà ai testimoni che, come sempre accade, sono quelli che rischiano di più perché c’è il rischio delle false dichiarazioni. Il giudice è in attesa.