Periferie del mondo. La rassegna a Dueville colpisce il pubblico e suscita i commenti più disparati

Sei performance contemporanee tra negozi e scuole

di Maria Pia Bertinazzi

Dueville. Surreale, un po’ inquietante? Se la danza contemporanea esce dai teatri e si appropria altri spazi, dovrà per forza sottoporsi al giudizio di chi di danza si trova a passare di lì con tutt’altri intendimenti. Ed è con questo spirito che vanno lette le proposte della due giorni di danza della rassegna “Periferie del mondo”, allestita da Dedalofurioso in collaborazione con Comune e Provincia. Obiettivo dichiarato della manifestazione portare la danza contemporanea nei luoghi della socialità e della quotidianità.
Pregevoli intenzioni proposte attraverso le performance di sei danzatrici, Rhuena Bracci (“Namoro”), Valentina Buldrini (“Capitolo primo”), Francesca Foscarini (“Equilibri impossibili”), Martina La Ragione (“Soloperdue”), Laura Scudella (“Skinless”) e Frida Vannini (“Un grido taciuto un silenzio 48;). Le sei artiste si sono esibite, con performances della durata di circa 15 minuti, nelle scuole elementari di Vivaro (“Skinless”), Passo di Riva (“Equilibri impossibili”), Dueville capoluogo (“Namoro”), Povolaro (“Un grido taciuto, un silenzio”) e al teatro “Busnelli”, per il gruppo di studenti dell’Università Adulti/Anziani (la performance di Frida Vannini).
Le danzatrici sono scese in campo in altre “Periferie del Mondo”, vale a dire supermercato, negozio di biciclette, autofficina, pasticceria, parrucchiere, bottega di frutta e verdura, seguite da un affezionato gruppo di spettatori, “nomadi” da una location all’altra, in grandissima prevalenza giovani e appassionati del genere. Una commistione tra la vita reale (e infatti, ad esempio, il fruttivendolo ha continuato a servire la clientela e il parrucchiere non ha smesso di lavorare) e la sua rappresentazione, non sempre chiara da decifra re.
Di passaggio in passaggio, al gruppetto si univano passanti e clienti di questi luoghi di quotidianità, sicuramente incuriositi dalle danzatrici che di volta in volta si esibivano tra le clienti del salone per parrucchiera (Valentina Buldrini ha narrato una condizione di angoscia, noia, inquietudine, rabbiosa solitudine), nella vetrina di un negozio di abbigliamento (Laura Scudella ha raccontato la sofferenza di una donna vulnerabile, “senza pelle”, senza volto, chiusa in una gabbia di vetro dalla quale sembra non poter uscire), tra le biciclette o le automobili (l’acrobatica Rhuena Bracci ha rappresentato il difficile momento, di solitudine e ricerca interiore, che precede l’abbandonarsi ad un amore) oppure sbucciando un mandarino nel negozio di frutta e verdura (gli equilibri impossibili di Francesca Foscarini).
Difficile dire, al di là delle indubbie doti professionali delle danzatrici (che vantano lunghi anni di studio e di applicazione, esperienze e collaborazioni importanti), quale sia stato l’indice di gradimento. Il pubblico, per ragioni pratico-logistiche, non poteva che essere limitato dagli spazi esigui dei luoghi. Da qualche battuta intercettata, sicuramente la curiosità non è mancata, anche da parte di bambini sbalorditi dalle inedite visioni in vetrina e di qualche persona anziana che, con molto senso pra tico, ha osservato che ora per vedere la danza non serve nemmeno più andare in teatro.
Obiettivo centrato; giusto quello che si prefiggevano gli organizzatori. In poltrona al “Busnelli” hanno assistito gli studenti dell’Università adulti/anziani che hanno potuto apprezzare meglio di altri la performace dal titolo “Un grido taciuto, un silenzio”. Mettendo assi eme le esibizioni delle sei artiste ne sarebbe uscito uno spettacolo interessante e della giusta durata. Evidentemente però lo scopo era di portare la danza fuori dai luoghi delegati.