Il titolare di una ditta ha visto scappare i rapinatori e li ha inseguiti
Dueville. Presi grazie a un imprenditore
L’assalto alla Popolare di Vicenza a Dueville ha fruttato 38 mila euro Operazione congiunta da parte di polstrada, questura e carabinieri
(d. n.) Rapinatori arrestati grazie alla prontezza e al coraggio di un imprenditore. È stato un cinquantenne, titolare di un’azienda di trasporti di Sandrigo, a dare il via decisivo a carabinieri e polizia che, con un’azione coordinata, hanno catturato i due banditi che l’altra mattina avevano assaltato la filiale della Popolare di Vicenza in piazza Monza a Dueville, rubando 38 mila euro dopo essersi fatti aprire la cassaforte minacciando clienti e impiegati. L’imprenditore ha assistito alla fuga, ha seguito i malviventi e aiutato le forze dell’ordine che sono riusciti a bloccare, con un’azione brillantemente concertata, due rapinatori.
La polizia stradale ha arrestato, con l’accusa di rapina aggravata (e sono scattate anche le denunce per ricettazione e porto abusivo del taglierino), i catanesi Vincenzo Pappalardo, 35 anni, e Marco Leanza, 27: sarebbero gli autori dell’assalto, mentre i loro complici sono fuggiti. Le indagini proseguono da un lato per individuare chi siano questi ultimi (si sospetta un basista residente in città ), e dall’altro per verificare se la gang abbia già agito in provincia. Una rapina per molti aspetti similare a quella di Dueville venne compiuta il 19 ottobre scorso alla Unicredit di Alte Ceccato, con un bottino di 30 mila euro.
I poliziotti del vicequestore Antonio Macagnino, grazie alla collaborazione delle volanti, della Mobile e dei carabinieri di Thiene e Vicenza, hanno ricostruito i concitati momenti dell’irruzione. Leanza e Pappalardo sono entrati nella banca diretta da Luciano Civelli, 51 anni, di Vicenza, verso mezzogiorno e venti. Erano vestiti in maniera elegante, come fossero normali clienti: in realtà si sono messi ad urlare intimando a tutti di non fare scherzi e mentre Leanza è saltato di là del bancone e ha costretto i cassieri ad aprirgli la cassaforte e a consegnargli 38 mila euro , Pappalardo è rimasto in mezzo al salone fingendo di avere in tasca un’arma. Quindi sono fuggiti: nel piazzale li aspettava una Fiat 500 rubata nel Veneziano.
È stato in questo momento che è entrato in azione l’imprenditore: ha visto i due scappare e li ha seguiti, fino a quando non hanno raggiunto la vicina via Olimpia abbandonando la 500 e mettendosi al volante di u na Fiat Uno, rubata sempre nel Veneziano. Il titolare della ditta di autotrasporti non li ha mollati, ed ha osservato come, ad un semaforo, una Bmw grigia accostasse la Uno e i due banditi passassero ai due occupanti della berlina un sacchetto: era una parte del bottino. Quindi entrambe le auto si sono dirette in autostrada, e l’imprenditoe ha avvertito il 112 di Thiene. I carabinieri, appreso che i rapinatori stavano entrando in A31, hanno avvisato la polizia stradale ed è iniziata la caccia. La Bmw è stata individuata vicino al casello di Vicenza ovest, dove è uscita. I carabinieri l’hanno cercata a lungo, trovando la macchina (rubata sempre nel Veneziano) abbandonata in via Carta. Nel frattempo gli agenti della stradale vedevano la Uno vicino all’autogrill di Villa Morosini, fra Vicenza ovest e Montecchio, e l’hanno costretta a fermarsi. Nell’abitacolo e nelle tasche di Leanza hanno recuperato 13.850 euro, oltre al taglierino. Nel portafogli quest’ultimo aveva anche un appunto con un nome e un numero di telefono di uno slavo che vive in città . Il basista di una gang partita da Catania?
Gli investigatori della sezione di polizia giudiziaria della stradale, con gli ispettori capo Livio Saccozza, Antonio Campagnolo e Dario Mascarello hanno compiuto in casa sua una perquisizione, che ha dato esito negativo. I due arrestati cellulari non ne avevano. Ma le indagini continuano per scoprire i complici e attribuire eventualmente loro altre rapine.
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