Lionzo, ricordi di Povolaro
LIBRI. Sensazioni, intuizioni e una piccola folla di personaggi
Il vento del tempo, avvenimenti per un secolo
Non si può certo dire che la carriera di Gino Lionzo, nato e cresciuto nella provincia di Vicenza, si sia arrestata alla professione avviata con la laurea in Farmacia. La sua biografia vanta diverse e prolungate incursioni nel mondo della pittura e della poesia, oltre a numerosi interventi su giornali e riviste; ma l'attività su cui si è prevalentemente concentrato dopo il ritiro dalla professione sembra essere la scrittura di prose: racconti, recensioni, narrazioni di viaggi, commenti critici.Due ponderosi esempi di questa alacre attività sono i volumi Verso cieli lontani , edito nel 1998, e Il ven to del tempo , di quest'anno: raccolta di impressioni e sensazioni il primo, accorata narrazione rammemorativa il secondo, incentrato sull'ultimo secolo di avvenimenti occorsi nel territorio comunale di Dueville. Dagli angoli più remoti del mondo - Messico, Australia, Guatemala, Egitto, Indonesia - alla piccola provincia veneta, la penna di Lionzo cerca di catturare impressioni fugac i e verità esistenziali, tonalità emotive legate a un preciso istante e intuizioni circa il senso del tempo e delle cose.
Materiale per scrivere ce n'è, e in abbondanza; forse è addirittura troppo, tant'è che nelle centinaia di pagine dei racconti talvolta il lettore rischia di perdersi. "La natura ama nascondersi", scriveva l'antico filosofo Eraclito, ma Lionzo cerca piuttosto di coglierla, sviscerarla, rappresentarla in modo pervicace e idiomatico. Le parole scorrono a fiumi e lo stile talvolta colloquiale, talvolta ricercato dell'autore indugia volentieri sui ricordi della guerra vissuta a Povolaro, sulla trebbiatura dei campi prima dei moderni sistemi industriali, sulle fiere di paese; così come indulge volentieri al lirismo considerando peculiarità esotiche nella città di Venezia, figure incontrati per caso, sorprendenti etimologie di nomi stranieri.
Tutto curioso, tutto a suo modo interessante: l'impressione finale è che la scrittura sarebbe potuta essere ancor più accattivante se al profluvio di luoghi di nomi e di persone avesse fatto da contraltare una maggior rarefazione della presenza dell'io narrante. (mar. ghi.)
G. Lionzo, Verso cieli lontani, La Serenissima, Vicenza 1998, pp. 470, XVI tavole a colori, s.p.; e Il vento del tempo, Editrice Veneta, Vicenza 2004, pp. 343, XVI tavole a colori, 20 euro
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