«Manca ancora l’Osservatorio che giudica i gestori dell’acqua»
(p. e.) C’è anche un vicentino al vertice della nuova Associazione
nazionale degli enti di ambito (Anea), che mette assieme i nuovi ’governatori
italiani dell’acqua’, e cioè gli enti sorti come autorità
d’ambito - in base alla legge Galli del ’94 che ha riorganizzato
tutto il settore - per il sistema di acquedotti-fognature-depuratori.
Antonio Tonellotto, presidente dell’Ambito territoriale “Ato
Bacchiglione” (è il più grande della regione, perché
mette assieme le città di Vicenza e Padova con altri 142 Comuni),
è stato eletto nei giorni scorsi come unico rappresentante veneto
nel direttivo dell’Anea, associazione alla cui presidenza è
stato eletto il toscano Luciano Baggiani.
L’applicazione della legge Galli - approvata 10 anni fa ma applicabile
solo dopo che ogni Regione ha approvato una legge apposita di attuazione
- ha visto sorgere in Italia a questo punto 87 Ato (cioè Autorità
d’ambito) sui 91 previsti . Di questi 81 hanno terminato la ricognizione,
61 hanno approvato il Piano d’ambito e 38 hanno affidato la gestione
del servizio idrico integrato. L’Ato Bacchiglione guidato da Tonellotto
è in prima fila tra questi, avendo adempiuto a tutti questi passaggi,
e anzi il presidente (il mandato del suo cda sta per scadere) ha annunciato
all’ultima assemblea dei sindaci che è già in corso
«l’aggiornamento della ricognizione delle opere del Sistema
idrico integrato effettuata nel corso del 2001. Tale attività viene
effettuata in collaborazione con gli enti gestori. Sono previsti approfondimenti
specifici in particolare nel territorio dei Comuni dove il servizio idrico
era gestito in economia».
Sono tante le sfide che ogni Ato, essendo autorità, deve affrontare.
La scelta del gestore (gara, società mista, gestione ’in
house’). Il doppio ruolo dei Comuni, che sono sia componenti dell’assemblea
dell’Ato (cont rollore) ma anche azionisti o proprietari della società
di gestione del servizio idrico (controllato). Il difficile rapporto con
il gestore, che in ogni caso vivrà in regime di monopolio (le concessioni
saranno trentennali, per consentire di far fronte agli investimenti) e
quindi tenderà a non tenere bassi i costi e neppure a spingere
sull’innovazione tecnologica. Ancora: ci son o questioni come l’aggiornamento-realizzazione
del Piano d’ambito, e l’applicazione del ’metodo normalizzato’
per il calcolo della tariffa unica da far pagare con le bollette agli
utenti di un vasto territorio (a questo proposito l’Ato Bacchiglione
si trova ad affrontare il giudizio al Consiglio di Stato sul ricorso del
Comune di Sandrigo, e di altri, per il calcolo delle somme da riconoscere
ai Comuni come rimborso degli investimenti effettuati in passato per gli
impianti del servizio idrico).
Tutte questioni che ogni Ato affronta di sua competenza, ma anche che
sono simili per tutti: ecco perché la nascita dell’Anea serve
a creare un punto di incontro di esperienze, di approfondimenti, di creazione
di banche-dati e di iniziative comuni.
L’Anea punta quindi, tra gli altri, a due obiettivi operativi. Il
primo è «aprire un confronto - spiega Tonellotto, riprendendo
i programmi del direttivo in cui è stato appena ele tto - con le
istituzioni di ricerca: saranno investiti fondi in progetti di collaborazione
con partner individuati nelle università che siano disposte a co-finanziare
ricerche sulla regolazione dei servizi idrici». Anche su questo
l’Ato Bacchiglione peraltro è già partito: sono state
attivate collaborazioni con l’Università di Padova per progetti
come il monitoraggio delle falde (e controllo dell’evoluzione con
modello matematico), i disciplinari del regolamento di fognatura-depurazione,
la disinfezione delle acque potabili.
Un altro obiettivo dell’Anea, a nome di tutti gli Ato, è
infine l’istituzione dell’Osservatorio nazionale sui servizi
idrici, essenziale per poter avviare «l’attività di
comparazione sui servizi dei gestori», in modo da poter individuare
chi lavora bene e chi no.
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