Alessandro Rossi (1819-1898) fu per quarant’anni il leader della più grande azienda tessile italiana
Dino Bressan

Alessandro Rossi (1819-1898) fu per quarant’anni il leader della più grande azienda tessile italiana della metà dell'Ottocento, il Lanificio Rossi. Oltre a essere stato uno dei padri del capitalismo industriale italiano, lo scledense si colloca tra i principali esponenti del cosiddetto “paternalismo di fabbrica”, ossia la concezione secondo cui l’esigenza di tutela del benessere fisico e psicologico della manodopera doveva essere garantita non da un’uniforme legislazione statale, bensì dall’autonoma iniziativa dell’imprenditore tramite la concessione di provvidenze di natura sociale e assistenziale. Nel Lanificio Rossi un’organica strategia di tipo paternalista cominciò ad essere adottata a partire dal 1873, anno in cui una serie di scioperi, provocati dalle insoddisfacenti condizioni di vita degli operai dell’azienda, evidenziò l’opportunità di impostare il rapporto di lavoro su basi diverse rispetto al passato.
Nel 1873 la società di Mutuo Soccorso a Schio creò i Magazzini cooperativi per la vendita di generi alimentariIl primo ambito di attuazione dell’intervento fu quello relativo alle condizioni abitative dei dipendenti, molti dei quali risiedevano ancora in piccole e malsane case di campagna a notevole distanza dagli stabilimenti.
Per tale ragione Rossi fece costruire a Schio un nuovo quartiere operaio, esteso su un’area di sedici ettari, compresa tra la fabbrica e il torrente Leogra, includente case di quattro tipi, dal più semplice detto “a casermone” alle più attrezzate a disposizione dei dirigenti. Il prezzo delle abitazioni, tutte provviste di un “L'asilo di maternità” di Schio, così veniva chiamato, fatto costruire da Rossi. L'asilo è oggi scomparso per far posto alla stradapiccolo appezzamento da adibire a giardino, variava in relazione alla fascia di appartenenza e poteva essere corrisposto in rate diluite in dieci anni.
Il villaggio comprendeva, inoltre, un asilo, le scuole elementari, dei bagni pubblici, una cucina comune e una chiesa; all’ingresso vi fu eretta, nel 1879, la statua del tessitore, poi trasferita ai piedi del Duomo dove si trova attualmente.
Uno dei quattro modelli di casa costruite a Schio tra il 1873 e il 1890 destinate ad accogliere operai e capi-operai della fabbrica Rossi. Costavano dalle 2.000 alle 10.000 lireUn quartiere operaio con analoghe caratteristiche, anche se di dimensioni più ridotte, sorse a Rocchette, paese che ospitava il secondo stabilimento del Lanificio, con circa 1300 operai per la maggior parte donne. Sempre nel 1879, a Schio venne completata la costruzione del giardino Jacquard, che si affiancava all’omonimo teatro, edificato venti anni prima, con lo scopo di offrire alla manodopera possibilità di svago durante le pause lavorative o nelle giornate festive.
09_52_gdv_f1_111Panorama della Fabbrica Alta di Schio. Litografia di Carlo Matscheg del 1864 Nel settore previdenziale e assistenziale, l’iniziativa di maggiore rilievo fu l’istituzione di una Società di mutuo soccorso, aperta a tutti i dipendenti dello stabilimento scledense con lo scopo di fornire loro assistenza medica e di garantirne condizioni di vita dignitose alla cessazione dell’attività lavorativa. I versamenti mensili degli iscritti, che alimentavano la Società, permisero, altresì, la creazione di un magazzino cooperativo per la vendita di generi alimentari e di una biblioteca circolante, in grado di accumulare un patrimonio di oltre un migliaio di volumi ad appena dieci anni dalla sua nascita. L’obiettivo dell’elevazione del livello intellettuale degli operai era perseguito, peraltro, attraverso varie istituzioni, quali la scuola di canto corale, la compagnia di filodrammatica e la banda musicale; non mancava nemmeno spazio per le attività sportive, come testimoniato dalla presenza di una scuola di ginnastica e di una di scherma. Periodicamente, La filatura del Lanificio Rossi. È un’altra delle 14 litografie uscite dalla mano di Carlo Matscheginoltre, i dipendenti si riunivano nelle sale del Circolo operaio, fondato nel 1877, per ricevere dai vertici societari notizie e informazioni su eventi politici e sociali o progetti dell’azienda ritenuti di loro interesse.
Analogamente si procedette nelle località limitrofe, sede degli altri stabilimenti, vale a dire, oltre alla già ricordata Rocchette, Pievebelvicino, Torrebelvicino e Arsiero, dove furono allestiti centri residenziali, asili, scuole, società di mutuo soccorso, magazzini, compagnie teatrali e bande musicali.