Addio ad Antonio Marchi
IL PERSONAGGIO.Imprenditore che aveva la sua azienda a Dueville
In ufficio fino a 90 anni
L´imprenditore Antonio Marchi, presidente della “Palladio”
La porta del suo ufficio era sempre aperta, e capitava spesso che qualche dipendente entrasse a chiedere un consiglio o solo a dare un saluto. Il mondo dell´industria vicentina e italiana piange Antonio Marchi, l´ultranovantenne fondatore della “Palladio” industrie grafiche cartotecniche di Dueville scomparso ieri.
Pur avendo superato la soglia dei 90 anni non aveva mai smesso di presentarsi nella grande sede di Dueville, il pomeriggio, e di interessarsi delle sorti della carta e di quell´industria che ha costruito qualche anno dopo la fine della seconda guerra mondiale e che è ora guidata dal figlio Mauro: attorno a lui, alla mamma Olga, alle sorelle Valeria ed Emanuela e a tutta la famiglia si sono stretti ieri parenti, amici e un´intera comunità.
«Io mi diverto, mi rendo conto che non sono più operativo, che mio figlio Mauro fa benissimo da solo il mestiere di capo azienda. Ma questa è la mia vita e, sembrerà retorica, ho sempre avuto l´ambizione di fare della Palladio una famiglia» spiegava Marchi nell´intervista concessa al nostro Giornale due anni fa.
Quando iniziò tra il ´46 e il ´48 nella sede di corso Palladio - attuando il disegno del padre, Girolamo Marchi, che era partito con le filande e programmò il passaggio alla carta - l´azienda, che allora si chiamava Sitap, aveva sette dipendenti. Oggi oltre alla sede centrale di Dueville, che ben conosce chiunque percorra la Marosticana, ci sono gli stabilimenti di Pisa, Pontedera, Thiene, e poi quelli esteri in Serbia e in Irlanda. Il tutto grazie anche all´acquisizione nel 2004, decisa dal figlio Mauro, della grafica Zannini, azienda toscana complementare alla Palladio. Un vasto gruppo, insomma, che è alla soglia dei 65 anni di attività, dà lavoro a centinaia e centinaia di persone, e opera nella carta “speciale”: produce astucci per medicinali e confezioni per prodotti di cosmetica (tra i suoi clienti, come raccontava lo stesso Marchi, figura anche L´Oreal, ma anche importanti multinazionali farmaceutiche, a partire dalla vicentina Zambon) e quindi non ha sentito negli ultimi anni i morsi della crisi del mondo della carta.
Il segreto di un grande gruppo cresciuto a livelli altissimi? Marchi, sorridendo, rispondeva con una battuta: «Il segreto è non pretendere di avere sempre ragione». Funziona, spiegava, anche quando si arriva alla quarta generazione di imprenditori.
Marchi, nati ad Arzignano, non è stato solo un imprenditore di prima fila nel settore cartario (assieme al fratello Aldo e a suo figlio Girolamo, al vertice dell´altro ramo del gruppo Marchi, legato alla cartiera Burgo) ma anche un industriale conosciuto, stimato e ascoltato dai vertici delle associazioni di categoria imprenditoriali. Nel 2007 l´allora ministro degli Esteri, Massimo D´Alema, propose al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di conferirgli l´onorificenza di Grande ufficiale dell´Ordine della Stella della solidarietà italiana, riconoscimento assegnato solo agli italiani che si sono particolarmente distinti all´estero. «Questa Stella non è per me: è da dividere - dichiarò allora, confermando tutto il suo spirito - tra tutti i dipendenti della grande famiglia Palladio. Perché questa prima di essere un´azienda è una grande famiglia». Si vantava, sempre per far parlare i fatti e non le parole, di non aver mai avuto a che ridire con qualcuno dei suoi dipendenti, e che «dalla Palladio, che io sappia, non se ne è mai andato nessuno». Perché, appunto, lui teneva sempre la porta aperta «per chiunque, dal primo manager all´ultimo assunto: è la testimonianza di come in Palladio ci sia sempre stata, e sempre ci sarà, la massima attenzione per i problemi di chi ci lavora». Una grande lezione di stile.
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